TRA GIUSTIZIA E MISERICORDIA
Ne ho già parlato, in libri e in qualche articolo, ma ci sono dei casi in cui, davvero, repetita iuvant. Credo proprio che questo sia uno di quei casi. In effetti, ormai da molto tempo , sono convinto ( e ne ho più volte parlato ) che la “ legge “ che regola il cattolicesimo sia quella inclusiva, quella di non rinunciare a ciò che è giusto e buono, ovunque si trovi . La strategia di “ volere tutto “. Insomma , la regola dell’et-et , del “ sia questo, sia quello “, gli opposti uniti in una sintesi, non sempre facile ma necessaria e preziosa . Non a caso il cattolicesimo si chiama così : “ universale “ o, ancore meglio – secondo l’etimologia esatta – katà òlon , in greco : “ secondo il tutto “.
Al contrario, la “ legge “ che sovrintende al protestantesimo è quella dell’ aut-aut , è un “ o questo o quello “. Una legge esclusiva, quella da cui è nata e si fonda tutta intera la Riforma : o la Bibbia o la Tradizione, o Cristo o i santi , o l’Eucaristia o la Parola, o il magistero della Chiesa o la libertà di ciascuno di interpretare la Scrittura, o i laici o i religiosi E così via , aborrendo nel cattolicesimo ciò che in realtà è la sua ricchezza : << il maledetto sed etiam , il “ ma anche”, romano >> , diceva Karl Barth. Non a caso l’ “eresia “ si chiama così : dal verbo greco che significa “ scegliere “ , dunque l’eretico è “ colui che sceglie “ , non è colui che si forza di conservare tutto. Tutto , s’intende, di ciò che è buono.Come invita a fare lo stesso san Paolo .
Proviamo ad applicare queste categorie a un tema decisivo per la fede e particolarmente in evidenza oggi, ai tempi di un inedito “ Giubileo della misericordia “.L’ et-et cattolico , qui, è sempre stato applicato con estrema attenzione e la dottrina ( e , di conseguenza, la pastorale ) hanno sempre annunciato la giustizia del Dio cristiano e, al contempo , la sua misericordia. Mai le due realtà sono state disgiunte . Lo sono state , semmai – soprattutto nel Seicento – da due gruppi contrapposti : da una parte il giansenismo , con quel suo rigorismo che insisteva soprattutto su un Dio giudice ; dall’altra parte il gesuitismo , la cui insistenza sulla misericordia e, dunque, sulla possibilità di salvarsi trovando ogni appiglio per discolparsi , risvegliò lo sdegno del giansenista Pascal . I giansenisti erano vicini al protestantesimo , per il quale il peccato originale non è stato rimosso dalla croce e l’uomo resta peccatore, qualunque opera di bene faccia , la salvezza può venire solo da Cristo che non cancella ma “ nasconde “ la colpa. I loro avversari erano vicini all’errore di coloro che negano lo stesso peccato originale o ne minimizzano le conseguenze, Sempre , in entrambi i casi , intervenne il Magistero della Chiesa che ribadì la necessità del “ questo ma anche quello “ e , dunque , condannò sia il rigorismo sia il lassismo , errore praticato nella storia cristiana non solo dalla Compagnia di Gesù ma sin dagli inizi del cristianesimo.
Nella pastorale , il cattolicesimo “ equilibrato “ ( e, dunque , autentico ) ha sempre unito sia la possibilità dell’inferno che la gioia del paradiso, aperto ai fedeli dal sacrificio cruento del Figlio stesso di Dio . Consolazione , dunque, ma anche minacce di perdizione . Tra le opere di misericordia spirituale riportate nei catechismi, non c’è forse quella di “ ammonire i peccatori “ ?
Si dà IL caso che Jorge Bergoglio sia una gesuita, il primo papa in più di cinquecento anni di storia della Compagnia fondata da sant’Ignazio. Sia ben chiaro : basterebbe leggere nella sua interezza e senza pregiudizi la bolla di indizione del Giubileo per constatare che la insistenza di Francesco sulla misericordia non dimentica la giustizia divina. Anzi- cosa che a molti deve essere sfuggita – nell’omelia mattutina a Santa Marta del 9 giugno ha detto esplicitamente : << In cose di fede , porre l’alternativa “o questo o quello” non è cattolico ! E’ eretico ! >>. Un’uscita esplicita , questa , che mi ha rasserenato. Ma – proprio in quella prospettiva pastorale che gli sta soprattutto a cuore – va constatato , con realismo , che la gran massa dei cattolici non legge i documenti ufficiali della Chiesa. Anzi , oggi, è più che mai , tutti sono preda della semplificazione giornalistica, moltiplicata per mille dalla Rete . Secondo questa semplificazione , ciò che sarebbe proclamato dal papa è una sorta di “ liberi tutti ! “ , la rimozione del noioso ricordo del peccato e l’annuncio della salvezza per tutti , senza passare da una previa conversione. Accostandosi sì, al confessionale – così spesso citato dal papa – ma convinti che dietro la grata ( dove ancora esiste )li aspetta un sacerdote pronto a tutto capire e a tutto scusare, senza limiti che denuncino in lui uno spietato fariseo, un legalista senza cuore . Spesso, proprio chi dice di voler rifarsi direttamente alla Scrittura , saltando la mediazione ecclesiale ,sembra dimenticare l’ammonimento severo del salmo : initium sapientiae timor Domini.
Lo ripeto ancora una volta, ad evitare le violente aggressioni di coloro che coprirono di sterco tutti i papi precedenti e ora si sono trasformati in severi quanto improbabili zuavi pontifici : quello che si diceva sopra non è ciò che annuncia Francesco ma è ciò che rischia di essere inteso dalle masse cattoliche , come conferma l’esperienza quotidiana di chi vive non in presbitèri e monasteri ma in mezzo alla gente. I nostri, dunque, non sono che osservazioni di opportunità , di tattica pastorale di semplici ipotesi e, dunque, passibili di errore . Per quanto mi riguarda sono aperto alla discussione : ma non come la intendono gli “ apostoli del dialogo “ di cui già ho provato i manganelli , quelli di chi accetta tutto, tranne di essere contraddetto .
Comunque , sarà opportuno, coi tempi che corrono , che ogni cattolico consapevole scopra – o richiami alla memoria se già lo conosce – quanto decreta quel Codice di Diritto Canonico che è la legge fondamentale della Chiesa e che è stato rinnovato completamente alla luce del Vaticano II . . Dice, dunque , il secondo paragrafo del canone 212 : << In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, i fedeli laici hanno il diritto , e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto agli altri fedeli >> .
Non so se e come mi riguardino “ scienza e prestigio “ . Ciò che so , è che decenni di studio , riflessione, esperienza personale mi hanno dato almeno un poco di “ competenza “ sulla realtà di fede e Chiesa . Dandomi così diritto e , forse, dovere , di intervenire – ovviamente con prudenza, pacatezza , rispetto – su simili temi.
UNA PROFEZIA DEL 1969
Nel 2013 è stata ripubblicata da La Stampa – il “ mio “ vecchio quotidiano torinese – ma vale la pena di riprenderla , in questi tempi in cui ci si interroga sul futuro della Chiesa , se non sul futuro della fede stessa. E’ quella che è stata chiamata “la profezia dimenticata del professor Joseph Ratzinger “ . Colpisce che sia stata espressa nel 1969 , a soli quattro anni dalla fine di quel Vaticano II dove il giovane teologo era presente come esperto dell’episcopato tedesco ed era schierato – seppur da persona equilibrata , lontana da ogni eccesso , com’è nel suo carattere – nel gruppo dei cosiddetti “ progressisti “. Poi ci fu, imprevisto, il travisamento dei documenti, la manipolazione, l’interpretazione faziosa , ci si inventò un immaginario “ spirito del Concilio” e successe quel che sappiamo . La contestazione di certo clero e di laici clericalizzati fu moltiplicata dal fatto che all’eccitazione ecclesiale si unì quella del mondo , con quel delirio che fu chiamato Sessantotto . Così un Paolo VI finiva per confidare , sgomento : << Ci si aspettava una primavera per la Chiesa e invece è giunto un rigido inverno >>.
Fu così che il professor Ratzinger cominciò a essere guardato con sospetto dai suoi colleghi “ adulti “ e , sbrigativamente , qualificato come “ convertito alla reazione “ . Tanto da dover cambiare università , visto che certi docenti convertiti ai precari “ segni dei tempi “ gli aizzarono contro gli allievi . Come è noto ( la frase è stata più volte ripresa dai media di mezzo mondo ) , quando gli chiesi , nell’intervista di tre giorni da cui nacque Rapporto sulla fede , se è perché dopo il Concilio avesse cambiato prospettiva, lasciando – a livello teologico – gli amici di un tempo, mi rispose deciso : << Non sono cambiato io, sono cambiati loro >>. Ebbene, nel 1969 , mentre infuriava la contestazione dentro e fuori la Chiesa, all’ancor giovane docente di teologia fu chiesta una conferenza sull’avvenire del cattolicesimo. Vale la pena di riportare alcune delle sue convinzioni che appaiono davvero profetiche e che – nel loro duro realismo – sono tuttavia motivo di speranza . Disse, tra l’altro, il futuro Benedetto XVI : <<Da questa crisi emergerà una Chiesa che avrà perso molto : edifici, fedeli, sacerdoti, privilegi sociali , una Chiesa molto ridimensionata , costretta dalla scarsezza di seguaci ad abbandonare buona parte dei luoghi di culto – molto spesso splendidi per dimensione e valore artistico – costruiti con sacrificio in tanti secoli. Una Chiesa cattolica diventata minoranza anche là dove riuniva popoli interi , politicamente e socialmente irrilevante , umiliata e costretta a ricominciare dalle origini . Ma sarà anche una Chiesa che, attraverso questa apparente disfatta , ritroverà se stessa e rinascerà, alleggerita e semplificata , più vigorosa e più missionaria >>.
Continuava il professor Ratzinger : << Si ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti di fedeli con pochi mezzi e con molta convinzione e tenacia che rimetteranno la fede in Cristo risorto al centro della loro vita e della loro speranza . Sarà una Chiesa più spirituale , che rinuncerà a ogni tentazione di flirtare con una sinistra o una destra politiche >> . Infine : << Ma, intanto, gli uomini avranno scoperto di vivere in un mondo di solitudine e si accorgeranno della loro indigenza . Allora – e solo allora – vedranno quel piccolo gregge di cattolici superstiti come qualcosa non di antico, di anacronistico, ma di totalmente nuovo . Lo riscopriranno come una inaspettata speranza , come la risposta che avevano sempre cercato in segreto >> .
E’ una citazione – i lettori ne converranno – che vale va la pena di far riemergere , dopo tanti anni : per me, per quanto conta, questa “ profezia “ non è motivo per rattristarsi ma per confermarsi nelle parole di Gesù sul “ gregge piccolo” che non dovrà temere il futuro , perché non gli sarà mai perme4sso di venire meno.
UN BEATO E I “ DELINQUENTI “
Non so se sono molti o pochi gli italiani del Nord – diciamo quelli a settentrione degli Appennini – che vanno a Pompei : e non attratti dal celeberrimo sito archeologico ma per pellegrinare al grande santuario di Nostra Signora del Rosario . Certamente vi vanno, approfittando delle ferie estive, molti dei meridionali immigrati al Nord e anche all’estero , che si aggiungono a quelli che sono rimasti nelle regioni del Sud. Sta di fatto che , tra pellegrini e visitatori occasionali, il santuario è frequentato da qualche milione di persone all’anno e sono moltissime le case dove alle pareti è appeso il quadro della Madonna e di Gesù Bambino che porgono la corona a san Domenico e a santa Caterina da Siena che, inginocchiati , le sono accanto. L’importanza del luogo sacro è confermata dal titolo prestigioso e raro di Basilica Pontificia.
La frequenza a quel luogo è dunque molto alta e in costante aumento : più volte ho richiamato l’attenzione sul fatto che , a un cattolicesimo in declino sul piano statistico , i soli numeri in ascesa sono quelli delle frequenze ai santuari. E ripeto questo a monito ( anche se spesso , purtroppo, inascoltato ) di coloro che, nella Chiesa stessa, pensano che sia necessario un ridimensionamento della devozione mariana , mentre è proprio questa a indicare la persistenza della vitalità cattolica.
Però, se il santuario pompeiano è frequentato , e ben più che altri, non sono di certo molti tra i devoti quelli che conoscono davvero la vicenda dello straordinario fondatore : l’avvocato Bartolo Longo , proclamato beato da san Giovanni Paolo II . Giustizia e verità esigono che al nome di quel pugliese fattosi napoletano venga unito in modo indissolubile il nome della contessa Marianna De Fusco, vedova con quattro figli e sposata da Bartolo per suggerimento di Leone XIII stesso, per mettere fine a maldicenze anche cattoliche . In realtà , i due sposi decisero di vivere in totale castità anche dopo il matrimonio.
Tra l’altro , stando ad alcune fonti non secondarie ( ad esempio, Wikipedia oltre molti altri siti ) il futuro beato sarebbe nato l’11 febbraio 1841 : e, cioè , esattamente a 17 anni di distanza dalla prima apparizione a Lourdes . Il tempo , lo abbiamo dimenticato, non è sempre esistito : è una creazione di Dio, e così misteriosa che il filosofo cattolico Jean Guitton ( e non fu il primo e non è stato l’ ultimo tra i pensatori ) vi dedicò un intero saggio , giungendo alla conclusione che non è definibile , che noi lo viviamo ma non sappiamo che sia. Non a caso è scandito da un Ciclo Liturgico : con esso , questa realtà enigmatica è ordinata e sacralizzata , in attesa dell’ Aldilà dove il tempo , per quanto ne sappiamo, non esiste . Il concetto stesso di Eternità non è neppure immaginabile , secondo le coordinate temporali di noi, ancora sulla Terra . E’ proprio in questa prospettiva che, per quanto mi riguarda, studio la storia stando attento alle date e non le considero mai casuali . Dunque , non mi era indifferente scoprire che la nascita dell’instancabile e massimo apostolo moderno del rosario ( il culto della corona era nel suo vivere e nel suo agire sempre presente ) era avvenuta nello stesso giorno in cui sarebbe apparsa, non molto tempo dopo, Colei che ogni volta avrebbe sgranato con Bernadette la corona che entrambe tenevano tra le mani. Vedo però che altre fonti retrocedono di un giorno la nascita di Bartolo, fissandola al 10 febbraio, ma altri insistono sull’11 , ricordando che il Beato festeggiava sempre e solo la data – il 13 di quel mese – della sua nascita spirituale ,grazie al battesimo.
Ma, insomma, non è per questo che parliamo qui di un uomo tanto straordinario quanto poco conosciuto in molti aspetti della sua lunga vita , iniziata con una gioventù dissipata , sino al punto di praticare una sorta di “ sacerdozio “ in una setta satanica e sfociata in una fede tanto attiva da fare di lui un degno emulo meridionale di don Bosco ( che, tra l’altro , volle conoscere , a Torino ). Se ne parliamo, è perché vogliamo ricordare un aspetto essenziale del suo impegno : l’attenzione costante e attiva per i carcerati e per i loro figli. Per questi ultimi , creò un collegio dove, di quei giovani destinati essi stessi alla delinquenza, fece dei cristiani e dei cittadini esemplari. Per i loro padri ( e madri : c’erano esse pure nelle terribili galere dell’epoca ) praticò un apostolato che , circondato inizialmente da scetticismo , si rivelò fecondo al punto da stupire anche i direttori delle carceri e persino i massonici ministri della Giustizia . Nelle celle si leggeva con avidità un suo opuscolo distribuito gratuitamente ( Guida del carcerato alla sua morale riabilitazione) che provocò molte conversioni, non sospette di mistificazioni perché la maggioranza di queste avvenne tra i condannati a vita. Questa del beato non era solo carità cristiana ( “ ero carcerato e mi hai visitato “ , dice Gesù stesso ) era anche un coraggioso andare contro corrente che provocava l’ostilità della cultura egemone . La quale , sotto il magistero di Cesare Lombroso – un ebreo ateo anche se attratto dallo spiritismo – metteva il “ delinquente “ tra gli irrecuperabili. Il criminale era affetto da una deformazione ereditaria , contrassegnata anche da segni corporali , ed erano energie sprecate quelle per una riabilitazione fisicamente e psicologicamente impossibile . Delinquenti si nasceva e si restava e tali diventavano anche i figli mentre le figlie erano certamente destinate all prostituzione . La “ criminologia “ di Lombroso ( e dei suoi colleghi, quasi tutti allineati nella stessa prospettiva ) arrivava sino al punto di chiedere sottoporre a severi esami medici i sospetti . Se si rimarcavano in loro le stigmate del delinquente ne veniva caldamente consigliata la reclusione preventiva ! E’ in questo mondo di un positivismo pseudoscientifico che il beato Bartolo mostrò quanto potesse non la “ scienza “ ma l’autentica carità cristiana.
