dicembre 2004 :: Letture, di Ferruccio Parazzoli
Non vi è dubbio che il Mistero Pasquale sia «un blocco solo seppure composto di tre tappe: la Passione, la Morte e la Risurrezione», come scrive Messori nella premessa. Ma se Ipotesi su Gesù, Patì sotto Ponzio Pilato? e ora questo Dicono che è risorto costituiscono una trilogia, questa terza parte è la più importante e la più attesa.
Il successo mondiale di Ipotesi su Gesù (1976) fu una gradevole sorpresa sia per i lettori cattolici che per i laici. Avrebbe potuto sembrare che tutto finisse lì se, a distanza di sei anni, non avesse fatto seguito il libro sulla Passione e Morte, al quale non poteva non seguire, anche se ancora a distanza di otto anni, questo libro sulla Risurrezione, tanto che diventa il più importante dei tre, quello di cui non si può fare a meno. Infatti, se Cristo non fosse risorto potremmo dire con san Paolo non solo che la nostra fede sarebbe vana, ma che potremmo anche risparmiarci la fatica di indagare tanto minuziosamente sulla vita e la morte di un uomo, per quanto esemplare.
E allora eccoci, con Messori, a ripercorrere tappa per tappa, parola per parola, i fatti e i racconti di quei tre giorni che sconvolsero la storia del mondo, dal seppellimento del corpo di Gesù fino al mattino pasquale e ai giorni che ne seguirono con le apparizioni del Risorto ai discepoli (o si dovrebbero dire “incontri”?), per culminare, dopo quaranta giorni, con l’Ascensione.
Poiché è impossibile riferire qui tutto il percorso del libro – né vorremmo sciupare la lettura, che è impossibile compiere senza un inquietante e forse colpevole, per un credente, senso di avidità, basterà dire che mai l’indagine di Messori si è fatta così rischiosa, dovendo procedere lungo un percorso talmente irto di ipotesi contrarie che più di una celebre “Vita di Gesù” si fermò al mistero della Morte. Molti sono i punti su cui l’indagine di Messori getta una luce nuova e perfino entusiasmante, altri restano in ombra, come quel fatto, mai chiarito, che nonostante la “fisicità” del Risorto i suoi incontri con i discepoli avvengano con un riconoscimento dilazionato, così con la Maddalena, con Pietro e Giovanni sul lago di Tiberiade, con i discepoli di Emmaus. Ma anche questa incongruenza nel racconto dei Vangeli è una prova di veridicità, perché, come ripeterebbe Messori, e noi con lui, «non è così che si inventa».
© Letture
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