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Quella croce fa discutere

di sebamal | Apr 24, 2014 | 1998

21 settembre 1998 :: Corriere della Sera, di Raffaella Rietmann

È, ormai, il simbolo della visita papale a Brescia. Quella croce alta 36 metri inarcata verso il basso con la testa del Cristo quasi a penzoloni. Il Cristo di argilla e resina, sei metri per due quintali di peso, è opera dell’artista veneziano Vincenzo Lovato. Era al Rigamonti, lo stadio bresciano, ad accogliere Wojtyla. E in futuro sovrasterà un eremo della Valcamonica. Che valore attribuisce a quel Cristo Vittorio Messori? Risponde lo scrittore cattolico: «La prima impressione è di un’opera non originale. Rimanda al Cristo sul Mondo di Salvador Dalí. La simbologia della croce inclinata verso il basso potrebbe ispirarsi a Gesù che scende nel mondo, tra gli uomini, nella storia. Ma -riflette Messori- da venti secoli non a caso la croce sta dritta. Il Cristianesimo l’ha scelta come simbolo perché è la sintesi tra immanente (il braccio orizzontale) e trascendente (quello verticale). Questo è il significato primario della croce, ma facendola sbilenca questo significato si perde. Non mi scandalizzo, ma attenzione a giocare con i simboli. Certamente, l’artista ha facoltà di prendersi qualche libertà, ma fino a un certo punto… ». E conclude ironico lo scrittore: «Sono solito dire che l’arte sacra di oggi induce sì a pregare, ma perché Dio perdoni l’artista… ». Il grande crocifisso, invece, è assolto dallo storico Giorgio Rumi. «È interessante che l’artista cerchi con un’idea audace di trasmettere il senso della protezione. È bella l’idea innovativa, anche provocatoria, che induce comunque a ragionarci su. Il crocifisso di Brescia non lascia indifferenti e già questa non è cosa da poco. Richiama certe rappresentazioni della Vergine con il mantello aperto dove erano dipinti la città e gli uomini. Era un modo per simboleggiare la protezione della Vergine su quella città». Continua lo storico: «Mi sono posto spesso il problema della ridotta creatività dell’arte sacra. Quello che è stato uno dei filoni più importanti dell’arte oggi sembra attenuarsi. Per questo motivo considero l’opera positiva. È una ricerca, un tentativo non banale. Del resto, non si può pensare a una creazione artistica che ripeta sempre gli stessi modelli. Che poi possa piacere o meno è un altro discorso… ». Rumi legge nella colossale opera «lo stimolo a un forte senso religioso. Non è la croce classica, certo, ma vi sono state infinite variazioni: la croce di Lorena, la croce patriarcale addirittura con tre sbarre, le croci medievali… Questa induce comunque a riflettere: la guardo con simpatia».

© Corriere della Sera

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Vittorio Messori è uno scrittore rinomato, noto per il suo approccio rigoroso e appassionato alla ricerca della verità attraverso la fede e la ragione. Scopri di più sulla sua vita e il suo lavoro.

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