30 maggio 1999 :: Corriere della Sera, di Luigi Accattoli
«Quel galileo piccolo, bruno di carnagione e mal vestito»: così lo scrittore Ferruccio Parazzoli presenta Gesù. Una presentazione che non è piaciuta al teologo e vescovo ausiliare di Roma, Rino Fisichella: «Io credo che in realtà fosse alto, bello e vestito dignitosamente». La discussione è avvenuta a Roma alla presentazione della Vita di Gesù, che Parazzoli ha pubblicato da Mondadori. «Una bella vita -dice Fisichella-. Mi piace la capacità di Parazzoli di farci tutti contemporanei di Gesù e di esaltarne la misericordia. Ma non mi ritrovo sull’immagine fisica e sulla nota dominante della tristezza che gli attribuisce». Il Gesù di Parazzoli è «un uomo di piccola statura». Quando viene l’inverno «rabbrividisce nei suoi poveri vestiti». Guarda «con tristezza» i discepoli che non intendono le sue parole e saluta con «un ultimo triste addio» la Galilea, quando scende verso Gerusalemme. Pietro, Giacomo e Giovanni lo vedono per un momento «trasfigurato» e sono costretti a piegare la testa, ma quando la rialzano ritrovano «il Gesù di sempre, nei suoi poveri panni di vagabondo». Un uomo dai «rari sorrisi». «No -dice Fisichella-. Io credo che sorridesse eccome. Amava sedere a tavola e amava la compagnia dei bambini che a loro volta amano ridere! E abbiamo nei Vangeli le sue battute ironiche». «Non mi piace -continua il vescovo- questa immagine che affiora spesso in campo letterario: di un Gesù piccolo, basso, brutto, malvestito e sporco. Sulla base delle Scritture e della Sindone sappiamo invece che era alto e che vestiva in modo accurato». E Giuseppe, il padre «putativo», continua Fisichella, «non era semplicemente un falegname ma un artigiano specializzato nell’intarsio del legno, relativamente benestante». D’ accordo con il vescovo anche Vittorio Messori. «Gesù apparteneva alla classe media della Palestina del tempo. Portava una tunica senza cuciture, molto pregiata: oggi indosserebbe una giacca firmata», ha detto lo scrittore cattolico. Che ha aggiunto: «Quella di Gesù Cristo in miseria e mal vestito è una visione pauperistica e demagogica oggi molto di moda. Ma secondo il Vangelo la povertà è propria solo di chi ha vocazioni particolari, come San Francesco. Agli altri non è chiesto di rinunciare alla ricchezza, ma semmai di condividerla con il prossimo sulla base del precetto della carità».
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