22 agosto 1996 :: Corriere della Sera, di Dario Fertilio
S’avanza un nuovo Giuseppe, giovane e casto? Deciso a restar vergine per scelta, e non per età? Una simile immagine del padre putativo di Cristo, avvalorata dal Papa, non sconvolge né imbarazza Vittorio Messori. L’autore di Ipotesi su Gesù, tutt’ora best-seller dopo vent’anni, sta pubblicando su Jesus un Taccuino mariano destinato a diventare presto un’Ipotesi su Maria. Ma per il momento è chiamato a formularne un’altra, di ipotesi: quella su Giuseppe. Come mai Wojtyla ha deciso di appuntare, improvvisamente, tanta attenzione su di lui? «Perché il suo matrimonio casto con Maria oggi è messo seriamente in discussione in molti ambienti del protestantesimo liberale, e anche da alcuni teologi cattolici. Ma il revisionismo su questo punto conduce direttamente a quello su Gesù. Perciò il Papa non può transigere: se cade un dogma, cade tutto l’edificio della fede». Eppure, per i cristiani, Giuseppe è stato sempre considerato un personaggio di contorno, un compagno silenzioso della Madonna: non un protagonista. «Effettivamente nella Bibbia parlano tutti, compresa l’asina di Balaan: il solo che non dice mai nulla, nemmeno una parola, è lui. Un grande silenzioso, insomma. Tuttavia si dimostra che aveva ragione Papa Giovanni, da sempre suo grandissimo devoto, quando lo volle inserire nel canone di consacrazione della Messa. La sua fu un’intuizione di quello che sarebbe successo». Cioè la rivalutazione del suo ruolo? «Papa Giovanni lo sentì già allora come una figura fondamentale della Sacra Scrittura. Adesso Giovanni Paolo II ne precisa anche l’immagine, con pieno fondamento storico. Infatti è certo che non fosse affatto vecchio: allora gli uomini, secondo la cultura ebraica, dovevano sposarsi al massimo sui trent’anni. E poi, come avrebbe potuto affrontare diversamente gli strapazzi dei viaggi: centotrenta chilometri di strada pessima da Nazareth a Betlemme per il censimento, altri duecento attraverso il deserto per fuggire da Erode? E dodici anni dopo la nascita di Gesù, lo dice il Vangelo, Giuseppe era ancora in gamba, se andava in pellegrinaggio al Tempio…». Come mai è sempre stato rappresentato come un brizzolato signore di mezza età? «Ci si basava su un Vangelo apocrifo, cioè non approvato dalla Chiesa, che lo dipingeva come un anziano vedovo con figli. Del resto, anche le scritture canoniche accennano all’esistenza di quattro fratelli di Gesù: solo che, allora, il termine “fratello” poteva indicare anche consanguineo, cugino». «Comunque, la preoccupazione del Papa è chiara: rifiutare qualsiasi interpretazione che metta in dubbia la verginità di Maria, sia prima che dopo aver messo al mondo il figlio di Dio». Per quale motivo Giuseppe, se era giovane, avrebbe dovuto scegliere la verginità? «Per amore o per forza. La cultura ebraica concedeva ben poco prima del matrimonio». Ma dopo? Anzi, al momento del fidanzamento, come dice Wojtyla? «Qui la cosa è più complessa. Secondo la mentalità del tempo, solo chi era sposato e fecondo era considerato un vero uomo: impossibile dunque che un giovanotto e una ragazza abbiano concordato un voto di celibato al momento del matrimonio». Eppure il Papa… «Ma il matrimonio allora era in due tempi: prima c’era la promessa, più vincolante del fidanzamento di oggi. Solo dopo due o tre anni, quando la sposa entrava in casa dello sposo, seguivano la coabitazione e il rapporto sessuale. Ora, secondo la Chiesa, l’Annunciazione e la misteriosa fecondazione per opera dello Spirito Santo avvennero in quella fase intermedia fra promessa e coabitazione. Solo allora Giuseppe, all’inizio dubbioso, fu convinto in sogno da un angelo ad accettare la convivenza casta con Maria». Ma allora, scusi, dov’è la novità? «Chi ha parlato di novità? I mass-media. Quella di Giuseppe casto è una pseudo-notizia, una novità vecchia di diciannove secoli». Per cui si può dire che il valore della verginità si basa da sempre, per i cattolici, sulla scelta di Giuseppe… «Solo che quel valore, non riconosciuto dal mondo ebraico, nel frattempo è diventato attuale più che mai». Non si direbbe, a giudicare dai costumi di oggi. «Mi riferisco ai credenti. La verginità oggi è un antidoto contro il rischio di una Chiesa rivolta solo all’aldiquà, ridotta ad esse un’agenzia per la pace, lo sviluppo del Terzo Mondo o la difesa dell’ambiente». «La castità invece è un valore per l’aldilà. La vocazione al celibato, anche se appartiene a una minoranza, testimonia il fatto che questo mondo è destinato a passare. Il vergine è uno che ha fretta di scavalcare la storia e vuol vivere per l’eternità: quando, dice il Vangelo, non ci sarà più moglie né marito». Il Papa tiene tanto al rilancio della verginità? «Se non ha fatto altro che ripeterlo!». Ma non crede che in tutto ciò si ritrovi anche un po’ dell’antica sessuofobia cattolica? «Assurdo. La paura del sesso è figlia dell’Illuminismo, della Londra vittoriana, dell’Ottocento borghese. Prima i guerrieri cristiani andavano alle crociate con un seguito di prostitute. No, qui si parla di qualcosa di più importante, e di più alto».
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