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Messori: i preti si facciano custodi di Gesù Cristo, non di un documento umano. I cattolici non sono obbligati a difenderlo

di sebamal | Apr 24, 2014 | 1996

11 settembre 1996 :: Corriere della Sera, di Michele Brambilla

«I preti facciano i custodi della Bibbia, non della Costituzione». Anche Vittorio Messori, come il vescovo di Como Alessandro Maggiolini, non condivide l’ossessione anti-Lega di tanti cattolici. Non che sia filoleghista, Messori («Il federalismo è cosa troppo seria per farla fare a Bossi»): ma pensa che tanto impegno, i cattolici, dovrebbero riservarlo a miglior causa; e che «la Chiesa rischia di ripetere, da una parte opposta, l’errore fatto durante il Risorgimento». Quale errore, Messori? «Quello di scegliere una parte antistorica. Risorgimento e post-Risorgimento furono marcati da un’opposizione clericale esagerata. Intendiamoci: è vero che la casta che fece l’Italia era fatta da uomini accomunati soprattutto da un fortissimo odio anti-cattolico. Ma è pur vero che quegli uomini erano dei politici, che forse avrebbero preferito un accomodamento con la Chiesa, per evitare cinquant’anni di veleni. Ora non vorrei che la situazione si rovesciasse in modo speculare, e che i cattolici fossero altrettanto intransigenti nel difendere l’unità d’Italia». Che non è un dogma di fede, dice Maggiolini. «E ha perfettamente ragione». Dunque, l’unità può essere discussa? «Distinguiamo: un conto è l’unità statuale, un altro è quella nazionale. La prima può essere discussa, la seconda no». Si spieghi. «L’unità nazionale c’è, certamente, e nessuno può metterla in dubbio. Prova ne sia che anche restando nella mitica Padania, o persino nella sola Lombardia, l’unico collante è “italiano”. Un cittadino di Sondrio e uno di Mantova, per capirsi fra loro, devono far ricorso a quella lingua franca che è l’italiano. Insomma: dalle Alpi alla Sicilia siamo uniti da lingua, cultura, tradizioni, religione. Questa è l’unità nazionale, che non può essere infranta. Lo pensava anche Pio IX: il suo progetto era per un rafforzamento dell’unità culturale, ma contrastava l’unione forzata che finì col prevalere, e di cui anche ora paghiamo i conti». Insomma: l’unità nazionale non si tocca, quella statuale, invece… «Non è un dogma, appunto. Checché ne pensi Scalfaro, la Costituzione del 1948 non è la Sacra Scrittura: è un documento fatto dagli uomini, che gli uomini possono modificare. In Francia, dal 1789 sino a De Gaulle, le Costituzioni sono state undici, passando da istituzioni monarchiche a quelle repubblicane a quelle imperiali, da regimi parlamentari puri a regimi di presidenzialismo duro». Molti cattolici, anche molti preti, si stanno invece battendo per l’unità non solo nazionale, ma anche statuale. «Io dico: i preti facciano i sacerdoti di Gesù Cristo, non le vestali di un documento umano quale la Costituzione. E non dimentichiamo che l’unità d’Italia è stata fatta da personaggi come Cavour, Mazzini e Garibaldi: non proprio dei modelli da seguire, per un cattolico». Cosa pensa del monito del cardinale Martini? «Mi pare che non si vada al di là del “clericalmente corretto”. Con tutto il rispetto, credo che certe parole-totem come integrazione, solidarietà eccetera lascino il tempo che trovano. Non si contrasta Bossi con le esortazioni, con gli auspici, con gli appelli. Anche perché chi sa come stanno veramente le cose, quando sente questi discorsi si imbufalisce ancora di più». E perché? «Perché sente spacciare per “solidarietà” e “accoglienza” la cosiddetta struttura assistenziale. In realtà, è la struttura burocratica ad essere assistita, non i cittadini. Anche Rutelli ha confermato di recente quanto già si sapeva: e cioè che gli asili pubblici costano il triplo di quanto il Comune spenderebbe se pagasse ai genitori le rette degli asili privati. Perché questi sprechi? Per “assistere” una nomenklatura burocratica». Insomma, Bossi qualche ragione ce l’ha? «Bossi delira quando dice che c’è un’unità nazionale della Padania, ma non ha tutti i torti quando mette in discussione l’unità statuale. E quando dice che c’è una questione meridionale. Poche ipocrisie: l’ha scritto anche Bobbio sulla Stampa che il problema del Meridione è un problema dei meridionali. Diciamo la verità: dopo il terremoto, l’Irpinia ha avuto il quintuplo degli aiuti che ha avuto il Friuli. Eppure, il Friuli è ricostruito alla perfezione, l’Irpinia no. Sono i meridionali che devono fare un po’ di esame di coscienza. E non è con le parole magiche che si contrasta Bossi».

© Corriere della Sera

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Vittorio Messori è uno scrittore rinomato, noto per il suo approccio rigoroso e appassionato alla ricerca della verità attraverso la fede e la ragione. Scopri di più sulla sua vita e il suo lavoro.

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