10 novembre 1999 :: Corriere della Sera, di Luigi Accattoli
“Grazie a Dio torno a Roma”. Con queste parole un Papa affaticato e’ ripartito da Tbilisi, dopo due giorni di visita in Georgia, dove ha ricevuto una calda accoglienza dal presidente Edward Shevardnadze, con il quale ha ricordato il decimo anniversario della caduta del muro di Berlino, e dove ha avuto un incontro con la Chiesa ortodossa. E all’arrivo a Ciampino, ha sceso la scaletta sottobraccio con il segretario don Stanislao, del quale in passato aveva spesso rifiutato l’aiuto. Lunedì il Papa ha tremato tre volte, in modo violento e a lungo, non solo con la mano sinistra ma con tutto il corpo. Il portavoce Joaquin Navarro-Valls e monsignor Re hanno assicurato che “non vi e’ stato nulla di clinico” e che tutto è dovuto “al freddo che il Papa ha patito”. Navarro-Valls ha escluso che quel tremito, quasi convulso, segnali un aggravamento del morbo di Parkinson di cui il Papa soffre dalla fine del 1992. Il portavoce ha spiegato anche che il Papa -vinto quel freddo- lunedì sera ha “cenato regolarmente”, ha “dormito bene” la notte, si e’ “alzato presto” ieri mattina e ha svolto di buona lena e con buona voce l’intero programma della giornata di ieri. E’ probabile che il gelo della Russia, e i postumi dell’ affaticamento per il caldo patito nella precedente tappa in India, abbiano contribuito a rendere incontrollabile il tremito del Parkinson. Superata la crisi il Papa si è ripreso: e cio’ è notoriamente compatibile con quel tipo di malattia. Se questa ricostruzione fosse giusta, sarebbe la prima volta che Giovanni Paolo è colto da crisi di Parkinson mentre è sulla scena pubblica: una prima volta che arriva a quasi sette anni dalla prima apparizione del tremito alla mano sinistra. Il Papa dunque ha tremato a lungo -forse per un minuto- all’aeroporto, appena si è seduto sulla sedia che gli era stata riservata, accanto a quella del presidente Shevardnadze. Gli si è accostato il segretario e gli ha parlato all’orecchio e un poco gli ha tenuto le mani sulle braccia e l’ha aiutato a indossare il mantello rosso. La stesso tremito è ricomparso -a due riprese- la sera, durante l’ incontro ecumenico, nella cattedrale patriarcale di Mtsketa. Anche stavolta, forse per altri due minuti, il corpo del Papa sembrava muoversi al di fuori del suo controllo e il viso esprimeva smarrimento. Anche stavolta il segretario don Stanislaw si è chinato su di lui come un figlio e l’ha quasi abbracciato, aiutandolo a tornare padrone dei gesti e della parola. Poco dopo l’ultima di queste crisi, il patriarca Ilia e il Papa dovevano accendere una candela ciascuno e porla su un candelabro. Wojtyla era così provato, che il patriarca si è sciolto dal riserbo tenuto fino a poco prima e gli ha messo un braccio sotto l’ascella sinistra, gli ha stretto forte l’avambraccio con la mano e l’ ha come portato verso il candelabro. E’ stato il gesto di maggiore vicinanza tra i due, in tutta la visita: la Chiesa ortodossa georgiana ha accettato di invitare Giovanni Paolo perchè così voleva Shevardnadze (che nel Papa cerca un alleato per legare la Georgia all’ Occidente), ma ha scelto di tenere basso il profilo dell’incontro. Tra il Papa e il patriarca non c’è stata preghiera in comune e il patriarca non ha presenziato ieri alla messa celebrata in un palasport davanti a 10.000 cattolici (40.000 in tutta la Georgia che ha 5,5 milioni di abitanti). Shevardnadze non è stato contento della cautela mostrata dalla Chiesa ortodossa ed è andato alla messa del Papa. Alla fine è salito sul palco e l’ha abbracciato. Poi, con un gesto senza precedenti, è andato al microfono (quello da cui era stato letto il Vangelo) e ha detto: “Voglio esprimere la mia più profonda gratitudine al Papa per l’atto di grande benevolenza che ha compiuto verso di noi, accettando il nostro invito a visitare la Georgia”. Il presidente Shevardnadze -che ha imparato ad apprezzare Giovanni Paolo quando era ministro degli Esteri dell’ Urss e venne a Roma a incontrarlo, accompagnando Gorbaciov- ha così completato gli atti di ospitalità che la Chiesa ortodossa aveva lasciato come a metà . E intanto dalla Russia arriva un altro no del patriarca Alessio II per il quale i cattolici “non si comportano da fratelli”. Dunque l’incontro -che è stato auspicato da Giovanni Paolo II- è da considerarsi “impossibile”. Oggi il Papa, probabilmente per evitare ulteriori affaticamenti, non terrà la consueta udienza generale in piazza San Pietro.
” E’ stato per il freddo che abbiamo visto il Papa tremare. Sia all’aeroporto lunedì pomeriggio, sia alla sera nella cattedrale, ha risentito molto per il vento e l’umidità . Bisogna mettere in conto anche la stanchezza del viaggio e il fatto che venivamo dal clima caldo dell’ India. Ma il Papa e’ forte. Come avete visto, stamattina stava bene e ha rispettato in pieno il programma”. Così par la l’arcivescovo Giovanni Battista Re, sostituto alla Segreteria di Stato, rispondendo alle domande dei cronisti, quando torna alle 13 all’ Hotel Vere dov’è alloggiato. I continui spostamenti, i bruschi sbalzi di temperatura, il caldo dell’India e il freddo pungente della Georgia hanno spossato il Papa. “All’ aeroporto non c’era nulla che lo proteggesse dal vento, neanche un vetro o un fondale sul retro del palco -continua Re- tanto che ci siamo messi noi del seguito, in piedi dietro la sua poltrona, per proteggerlo un po’ . Non siamo preoccupati. Ieri sera ha avuto qualche linee di febbre, ma adesso possiamo dire che tutto è passato”. Sono stati Edward Shevardnadze e Re a compiere i primi passi per preparare questa visita del Papa in Georgia: “Quando sono venuto in agosto a Tbilisi -spiega l’arcivescovo- il presidente mi volle incontrare e insisteva nel ripetere l’invito al Papa perchè venisse in Georgia. Mi disse che per lui il Papa era non soltanto il più grande leader religioso del mondo, ma anche l’ uomo più importante che ci sia oggi sulla Terra”.
Potrebbe morire, ma è il suo apostolato
Nei suoi viaggi apostolici il Papa “si spende fino in fondo, assume la sua Croce e potrebbe anche morire sul campo”. Ma nessuno, dice lo scrittore cattolico Vittorio Messori, può impedirgli di farlo: “Sarebbe assurdo, perché anche se anziano e malato conserva la sua ansia di apostolato. Lasciamolo essere cristiano fino in fondo. Siamo davanti a un santo e la Chiesa dovrà riconoscerlo a suo tempo con la beatificazione e canonizzazione”. “E’ molto bello per un papato eroico come questo: Wojtyla non va per il mondo a fare il turista, ma il testimone: questi viaggi sono la sua Croce -conclude Messori- ma sarebbe assurdo volergliela togliere”.
© Corriere della Sera
0 Commenti