Esplora le opere e la vita di Vittorio Messori

Un editore e il coraggio della fede

di sebamal | Apr 22, 2014 | 2002

14 dicembre 2002 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori

Forse, è stato anche questo un segno di predilezione da parte di quel Dio cui da anni, ormai, si era affidato con il candore di un’infanzia riconquistata. Un Dio che, per chiamarlo a Lui, ha scelto l’alba di Santa Lucia, quando i bambini di molte regioni scoprono gioiosi i regali ed è festa in tutta la famiglia. Quella famiglia dei cui valori tradizionali era, da ormai più di dieci anni, difensore sorridente e, insieme, coriaceo. E questo perché, precisava subito, solo uno come lui se lo poteva permettere: figlio di genitori divorziati, divorziato egli pure per due volte, con tre figli nati dai due matrimoni e con in curriculum convivenze turbinose e “affettuose amicizie“.

Poi, ecco la scoperta che quel vecchio testo che chiamano “Buona Notizia” (“Vangelo“, in greco) proponeva istruzioni per l’uso della vita che egli stesso aveva considerato ormai anacronistiche ma che, messe in pratica, mostravano –a sorpresa– di funzionare. Nella fede in Cristo, ripeteva, aveva trovato la giusta gerarchia dei valori, un significato per le grandi e per le piccole cose, per i giorni sereni e per quelli cupi, da cui sgorgava una gioia che aveva finito per stamparglisi in faccia. Ad una delle sue donne che, rivedendolo dopo la conversione , gli chiedeva se avesse fatto una plastica al viso, aperto com’era a un sorriso che non gli conosceva, replicò che aveva fatto sì una plastica : ma all’anima. Nulla, in effetti, di artificioso o di ipocrita in quel suo fare gioioso, in quei suoi modi generosi e cordiali con tutti, dagli autisti sino ai colleghi, top manager come lui, erede di un nome leggendario e presidente di un gruppo da 3.000 miliardi di fatturato, 5.100 dipendenti, 30 collane editoriali e 49 testate giornalistiche.

Nessuno ignora quali concentrati di veleni, quali raduni di lunghi, insidiosi coltelli siano i palazzi delle grandi aziende; quelle, soprattutto, di una “industria della cultura” che a tutto è disponibile e aperta, tranne che ai buoni sentimenti. Ebbene, la stesura di queste righe è stata di continuo interrotta da telefonate che mi giungevano dall’interno di quella astronave che Oscar Niemeyer, il costruttore di Brasilia, ha ancorato accanto all’Idroscalo milanese. Molte di quelle voci da Segrate nascondevano a fatica i singhiozzi, tutte erano segnate da una dolorosa sorpresa, da un rimpianto amaro, tutte erano intrise da un dolore sincero per colui che nessuno chiamava “il Presidente” o “il Capo” ma tutti, affettuosamente, “Leonardo”. Generoso e buono in pubblico ma ancor più in privato, per seguire l’ammonimento evangelico di beneficare nascostamente. La discrezione – che volle gli promettessi come condizione di un’amicizia che si fece, via via, fraternità- mi impedisce di fare almeno qualche esempio di una liberalità ispirata alla scuola spirituale dell’Opus Dei, che lo aveva introdotto alla fede: il denaro e il prestigio non come colpe da espiare, ma come occasioni da utilizzare a servizio di chi è nel bisogno.
Eppure, c’è un volto che ho ancor più ammirato nell’amico provvisoriamente perduto. E’ andato avanti per primo ma, quando ci sarà dato di rivederci, gli dirò (anche se, da lì, l’avrà già ampiamente saputo) quanto bene abbia fatto, a molti, la sua testimonianza di coraggio. Ma sì : il coraggio di mandare al diavolo –è la giusta espressione– quel “rispetto umano“ per il quale secondo una certa cultura e un certo ambiente, sarebbe impudicizia rivelare ciò che il cuore sente e la mente crede, allorché si tratti di fede, di religione. Ci fu coraggio, in Leonardo, nell’accettare la proposta di raccontarmi, perché la raccontassi ai lettori, la storia del suo incontro con Cristo. Quanti –colla sua posizione professionale, con la sua appartenenza sociale, tra i tic, i vezzi, le censure, e frivolezze, i pettegolezzi di una certa “cultura” – quanti avrebbero accettato di mettersi così in piazza, senza nulla nascondere? Ma, nei giorni insieme nella masseria di Ostuni, meno di un anno fa, mentre egli parlava ed io annotavo, mi resi conto, ammirato, che quel coraggio si faceva temerarietà. Questo grande borghese, questo manager di casa a New York come a Tokyo, mi parlava – con la semplicità di un bambino- di suoi voti alla Madonna per ottenere il dono della castità, della sua devozione all’Angelo Custode, dell’opportunità di riscoprire processioni, reliquie, novene, dei benefici di confessione e comunione frequenti. Volle egli stesso, poi, un titolo secco, provocatorio –Conversione– mentre io, lo confesso, propendevo per qualcosa di più “sfumato“. E, quando il libro uscì, si vide il celebre “Presidente” accettare, lieto, di parlarne davanti a semplici pubblici parrocchiali come davanti a riunioni di illustri e potenti, all’inizio un po’ imbarazzati e poi conquistati da questa sorta di infanzia evangelica in un uomo che tutto aveva sperimentato. In realtà, c’era, un lui, l’ansia di comunicare a quanti più potesse l’esperienza che egli stesso viveva, pur minacciato da una malattia implacabile: la vita, qualunque vita, può essere ripiena di significato, e, dunque, di gioia, purché si accetti l’abbraccio di un Padre che tutti attende.

Sotto il nome prestigioso ereditato dal nonno ha stampato innumerevoli libri. Sulla copertina di uno solo ha posto il suo nome. Ma, come mi dicono abbia sussurrato nelle ultime ore, questo gli è bastato perché, in quelle pur poche pagine, ha testimoniato che una Verità esiste ed ha il nome e il volto di un ebreo appeso in croce sotto Ponzio Pilato.

© Corriere della Sera

Written By

Vittorio Messori è uno scrittore rinomato, noto per il suo approccio rigoroso e appassionato alla ricerca della verità attraverso la fede e la ragione. Scopri di più sulla sua vita e il suo lavoro.

Articoli Correlati

E se fosse vero che è risorto?

31 marzo 2002 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori “Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se abbiamo avuto speranza in Lui soltanto in questa vita, noi siamo da compiangere più di tutti gli...

Leggi Di Più

Quelle pietre di Giudea e la strage degli innocenti

3 aprile 2002 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori “E tu, Beth-Lehem, terra di Giuda, non sei la più piccola delle città, perché da te uscirà il capo che pascerà Israele, il mio-popolo”. Questa citazione, scrive Matteo (1,6), fu la risposta degli...

Leggi Di Più

0 Commenti