Il 5 luglio saranno passati cento anni da quel pomeriggio di afa velenosa, malarica, nella desolata cascina di Ferriere di Conca, nelle Paludi Pontine. Il tentativo di stupro nella cucina comune, la disperata resistenza della piccola Maria, il punteruolo di Alessandro Serenelli che per quattordici volte penetra, spinto da una furia parossistica, nellāaddome e nel petto.
Nullāaltro, in apparenza, che un fattaccio di cronaca nera, non infrequente nella vecchia societĆ contadina. Invece, fu lāinizio imprevedibile di unāepopea mondiale. Il santuario di Nettuno dove giacciono i resti di Maria Goretti ĆØ tra i più frequentati da folle sempre crescenti e provenienti da ogni Continente. Lāimmagine -di fantasia: non si hanno sue fotografieā della fanciulla bionda con i gigli della purezza ĆØ appesa in milioni di case ed ĆØ custodita in innumerevoli portafogli. Ogni mese, sulla rivista dei Padri Passionisti, custodi della basilica sulle coste laziali, pagine e pagine sono dedicate alla segnalazione di grazie e prodigi ottenuti per intercessione di questa bambina che aveva undici anni, nove mesi, ventun giorni quando spirò nello squallido lazzaretto di una provincia miserabile. Cielo sulla palude, il film che Augusto Genina le dedicò nel 1949, ĆØ una buona pellicola, non il consueto sottoprodotto per le sale di oratorio ed ebbe (in qualche caso continua ad avere) spettatori commossi in tutto il mondo. Quando, a metĆ degli anni Ottanta, Giordano Bruno Guerri pubblicò sul caso un libro provocatorio sin dal titolo (Povera santa, povero assassino), gli animi si eccitarono: io stesso, sul palco di un teatro milanese, nel ruolo del difensore, ricordo bene gli applausi e i fischi di una folla tumultuante. Per lāimminente centenario di quella morte, che per la Chiesa fu un martirio, si muoveranno cardinali, giungeranno teologi illustri per un convegno, sono previste cerimonie e fiaccolate con lāintervento di ministri e non mancherĆ uno speciale messaggio del Papa stesso.
Il Sessantotto era giĆ alle porte quando il dirigente dei giovani comunisti, talĀ Massimo DāAlema, non esitò a proporre come esempio anche ai suoi la forza della testimonianza, spinta sino alla morte, di questa piccola, grande santa contadina.
Forse, quando lo si ricorda, lāex-Presidente del Consiglio avverte un qualche disagio. Se davvero ĆØ cosƬ, ebbene il suo imbarazzo ĆØ ingiustificato: non sbagliò in quella citazione per la quale (allora e, soprattutto, dopo) dovette subire ironie dei militanti e, sembra, rimbrotti dei dirigenti del partito.
In realtĆ , anche restando su un piano del tutto ālaicoā, che cosaĀ cāĆØ di più attuale che la disperata difesa di una bambina dallāaggressione brutale di un violentatore? E cāĆØ forse qualcuno āquale che sia la sua fede o la sua incredulitĆ - che, oggi soprattutto, non senta la nobiltĆ vertiginosa delle ultime parole dellāagonizzante: “Dite ad Alessandro che non solo gli perdono ma che offro la mia morte perchĆ© il Signore lo porti con me in Paradiso”? E tra tanti propositi, cosƬ spesso frustrati, di recupero di chi ha sbagliato, non fa forse riflettere la vita volontariamente penitente in carcere, per 27 anni, dellāassassino e il suo ritirarsi infine, in un convento cappuccino, dove finƬ col morire addirittura in odore di santitĆ ? Quella stessa Chiesa che aveva elevato la vittima alla gloria degli altari, accolse con amore di madre anche lāomicida e lo guidò sui sentieri impervi del riscatto e della redenzione. Non cāĆØ, pure qui, un esempio su cui riflettere per i figli di culture e di ideologie spietate che non conoscono il perdono e che innalzano muri tra āloroā e gli āaltriā? Nel gran parlare, poi, cosƬ spesso demagogico, di esclusi, emarginati, poveri, ĆØ forse indifferente che alla venerazione del mondo intero sia stata innalzata lāultima tra gli ultimi, la figlia orfana di un bracciante venuto da Corinaldo a morire di malaria nellāinferno delle paludi ?
Sono domande che ci sembra legittimo porre a coloro che non lesinano ironie sul culto tributato dalla Chiesa a una bambina non ancora dodicenne che preferƬ morire piuttosto che rinunciare alla dignitĆ che un poveraccio quasi alla pari di lei, in un raptus sessuale, voleva sottrarle. Non dimenticando, poi, che se Maria Goretti ĆØ sugli altari, questo non ĆØ avvenuto per strategie o per calcolo clericali, ma per irresistibile pressione di popolo. CāĆØ qualche cosa di misterioso nellāistinto che, subito, spinse le folle ad invocare lāaiuto di questa oscura piccola che, da parte sua, rispose alle invocazioni con unāautentica pioggia di grazie. Quando, il 24 giugno del 1950, Pio XIIĀ procedette alla canonizzazione, piazza San Pietro era stracolma di una folla immensa che nessuno aveva organizzato e che era accorsa festosa, spontaneamente. E nessuno, se non lāistinto di fede, convoglia verso il santuario di Nettuno le grandi masse che vi si succedono. La santitĆ ĆØ ādemocraticaā:anche, soprattutto, quella che la Chiesa ha riconosciuto alla piccola marchigiana che diede la sua testimonianza sotto il cielo dellāimmensa palude.
Ā© Corriere della Sera
