Credo che una certa emozione mi sarร perdonata. Scrivo a caldo, in effetti (televisore spento, telefono e telefonini staccati) subito dopo avere appreso di essere stato coautore di un libro con il pontefice defunto e di un altro con quello appena eletto. Cose che sembrano troppo grosse e impegnative, per uno che da molti anni ha abbandonato Milano per vivere tranquillo sul lago di Garda, che va di rado a Roma e ancor piรน di rado in Vaticano, che piรน che di attualitร ecclesiale ama occuparsi, seppur da divulgatore, di storia della Chiesa e di esegesi biblica.
Eppure, non so come, maย รจ andata cosรฌ: lโinvito a pranzo a Castelgandolfo , la scoperta che Giovanni Paolo II leggeva i miei libri (sin dal primo, Ipotesi su Gesรน,ย che volle egli stessoย far tradurre in polacco) e poi la domanda imprevista, che mi mise in crisi e mi fece esitare ben piรน esultare. <<Perchรฉ non mi fa qualche domanda?>>. Ne nacque quel <<Varcare la soglia della speranza>>, dove le risposte del papa โla sola cosa che conti, in quel libroโ mi commossero, pensando che le aveva scritte tutte a mano, in polacco, al termine delle sue giornate massacranti.
Soltanto dopo scopersi che, tra i motivi per i quali papa Wojtyla aveva voluto darmi tanta fiducia (<<Faccia lei!>>, mi disse quando gli chiesi se aveva qualche indicazione da darmi) cโera anche il fatto che il cardinal Joseph Ratzinger gli aveva confidato di essere rimasto soddisfatto del lavoro che avevamo fatto insieme. Fu nellโestate del 1984. Il cardinale bavarese da meno di tre anni era stato nominato da Giovanni Paolo IIย Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede come, in linguaggio teologicamente corretto, era stato ribattezzato lโantico SantโOffizio. Ratzinger mi interessava molto. La fede, lโortodossia sembravano essere messe in pericolo nella tribolazione postconciliare della Chiesa ma, allโinizio di quella tempesta, cโera anche il ruolo che il giovane teologo aveva giocato come consulente dellโala progressista dellโepiscopato tedesco. I Ratzinger, i Kueng, gli Schillebeckx ed altri tedeschi, olandesi, francesi avevano fondato Concilium, la rivista della contestazione piรน radicale perchรจ piรน โscientificaโ, fatta non solo sugli slogan ma anche sugli studi approfonditi.
E invece, qualche anno dopo, ecco Ratzinger non solo cardinale ma addirittura nel palazzo romano che era stato dei Grandi Inquisitori. <<Non sono cambiato io, sono cambiati loro>>, mi rispose quando, tra le prime domande, gli chiesi di questa sua riconversione alla Tradizione. Voleva dire che si era accorto come quella teologia per la quale aveva parteggiato, piรน che approfondire la fede per farne risaltare gli aspetti piรน consoni ai tempi, predicava la rottura, la discontinuitร , presentava il Vaticano II non come il ventunesimo Concilio ecumenico della Chiesa ma come un nuovo inizio che esigeva la tabula rasa di quanto lo aveva preceduto.
Mentre nel caso di papa Wojtyla fu sua lโiniziativa del libro intervista, non cosรฌ con il cardinal Ratzinger: fu io che, attraverso amici comuni, gli feci pervenire la richiesta e osai addirittura sollecitarla piรน volte. La cosa fece sorridere gli addetti ai lavori che ben sapevano come, nei secoli, il SantโOffizioย fosse stato caratterizzato dal segreto piรน rigoroso (ci volle, appunto, Ratzinger per decidere di aprire agli studiosi un archivio che era sempre stato inaccessibile) e, dunque, giudicavano velleitaria la mia proposta: un intervista ! un libro, addirittura, con il Prefetto della Fede! si ha forse voglia di scherzare?
E invece, lโimprobabile avvenne. Un paio di giorni prima del Ferragosto del 1984 parcheggiavo la mia auto nel parco del bel seminario di Bressanone che, durante lโestate, offriva unโeconomica villeggiatura a preti e a famiglie cattoliche senza troppe pretese. Tra quei villeggianti, un sacerdote dal volto intenso e dai modi aristocratici, malgrado le origini piccolo borghesi, i capelli giร candidi, un corpo minuto, un modesto clergyman senza alcuna insegna. Il Cardinal Prefetto da anni passava cosรฌ le sue due settimane di vacanza annuale. Di quei pochi giorni, tre โe non so ancora perchรจ- aveva deciso di riservarmeli. Ci vedevamo al mattino e conversavamo sino a pranzo, davanti al registratore che girava. A tavola, le buone, corpulente suore tirolesi ci servivano qualche loro rustico piatto. Un breve riposo e poi di nuovo davanti al magnetofono. Le ultime due sere, per ritocchi e precisazioni, ci vedemmo anche dopo cena. Da quei colloqui, nacque quel Rapporto sulla fede che non fu soltanto un clamoroso best seller in una ventina di lingue (negli Usa, terra di cattolicesimo tradizionale, The Ratzinger Report era venduto, in tascabile, nei supermercati) ma determinรฒ una tale reazione, pro e contro, nella Chiesa interaย che lโanno della sua apparizione รจ indicato ormai dai manuali come la fine della fase caotica dopo il Concilio.
Prima di dire qualcosa del suo pensiero, รจ dellโuomo Ratzinger che vorrei parlare. La leggenda โe, purtroppo, lโodio ideologico di tanti, in un certo mondo clericale โ ne ha fatto un Panzer-Kardinal, un disumano fanatico dellโortodossia, un vero erede dei Grandi Inquisitori. Il Ratzinger della realtร , non del mito, รจ tra gli uomini piรน miti, comprensivi, cordiali, addirittura timidi, che mi sia stato dato di conoscere. Potrei dire di lui quanto ho testimoniato, di recente, al processo di beatificazione di monsignor Alvaro del Portillo, il Prelato dellโOpus Dei che รจ stato il primo successore dellโormai santo Escrivร de Balaguer: <<Un sacerdote con il quale, dopo qualche ora di colloquio, veniva voglia di deporre penna e taccuino per chiedere di confidarsi, magari di confessarsi>>. Con Ratzinger non mi confessai, ma sarei stato lieto ce ne fosse stata lโoccasione.
Uomo austero, certo: a metร del pomeriggio, le suore del seminario di Bressanone portavano un vassoio con cioccolata e tรจ e con eccellenti biscotti e torte fatte da loro. Ero io, ed io soltanto, che mi servivo con gusto. Per Sua Eminenza, solo un bicchier dโacqua da sorseggiare lentamente. Ma , particolare significativo, unโausteritร che (a differenza di troppi fanatici del moralismo) riservava a sรฉ e non pretendeva dagli altri. Ne ebbi conferma in uno dei nostri altri incontri, anni dopo quando, parlando dei giorni di Bressanone, gli dissi sorridendo che, almeno un poco, avevo sofferto per lui, rinunciando a fumare per tutte quelle ore. Lo vidi sinceramente costernato: <<Ma perchรจ non me lโha detto? Non mi avrebbeย disturbato affatto. Anzi, pur non fumando le dirรฒ che mi piace lโaroma del tabacco>>. Forse non era vero. Ma ammirai questa sua premura per mettere a suo agio lโinterlocutore. Uomo, tra lโaltro, di fine umorismo, pronto al sorriso: ricordo una sera a tavola, dopo un premio che gli era stato dato, che volle sapere da me alcune delle barzellette che circolavano sul suo conto nelle parrocchie. Gliene riferii qualcuna e lo vidi davvero divertito. Del resto, cโรจ da chiedersi che cosa resti della leggenda nera dellโInquisitore se si fa un bilancio dei suoi 24 anni come Prefetto della Fede, scoprendo che la misura piรน grave presa contro un teologo della liberazione (quella da cui veniva contro di lui un fiume di contumelie) fu il caffรจ cui invitรฒ, nel suo ufficio, Leonardo Boff e la disposizione di interrompereย per un anno il fiume di interviste, di dichiarazioni, di manifestazioni. Dal palazzo di piazza SantโUffizio รจ uscito il brontolio, doveroso, di molti tuoni ma da essi non si รจ scatenata alcuna folgore, le celebri segrete nei sotterranei del cupo palazzo non sono state ripristinate per alcuno.
In realtร , per amore della Chiesa, Joseph Ratzinger ha fatto il maggiore dei sacrifici, laย rinuncia alla sua vocazione vera, quella dello studioso di teologia, di professore che divide il suo tempo tra la biblioteca e il contatto con i giovani. Cโรจ sempre stato, in lui, il disagio di dovere intervenire criticamente sul lavoro di certiย suoi colleghi: se lo ha fatto รจ perchรจ questo era il suo dovere, questo il duro compito dellโ<<operaio chiamato a lavorare nella vigna del Signore>>, come ha detto nelle prime parole da papa. Perchรจ quel nome e non un Giovanni Paolo III, come pure gli avrebbe suggerito la fedeltร , lโaffetto, anzi la fratellanza con il suo predecessore ? Ma perchรจย Paolo VI proclamรฒ san Benedetto da Norcia patrono dellโEuropa (e Wojtyla vi aggiunse Cirillo e Metodio, apostoli dellโOriente) e, dunque, la scelta di quel nome รจ un ribadire quali siamo le radici cristiane dellโEuropa che la Costituzione dellโUnione non ha voluto riconoscere.
Rapporto sulla fede uscรฌ, dicevo, nel 1985. Mancavano soltanto quattro anni al crollo del Muro eppure nella Chiesa vasti settori erano ancora nella fase dellโinnamoramento di un comunismo che avevano scoperto con passione pari al ritardo. Tutto, in quel libro, provocรฒ lโindignazione di chi si diceva โprogressistaโ (e stava invece per finire fuori della storia), tutto ma innanzi ad ogni altra la definizione che Ratzinger vi dava del marxismo: << Non speranza, ma vergogna del nostro tempo>>. Non fu, comunque, quel colloquio, โil manifesto delle restaurazioneโ, come molti dissero. Fu, semplicemente, la riconferma della fede di sempre, lโanticipo di ciรฒ che sarebbe stato ribadito nel Nuovo Catechismo.
Manca il tempo e lo spazio per prevedere almeno qualcosa di ciรฒ che contrassegnerร il papato di Benedetto XVI (mi fa effetto chiamare cosรฌ il buon, caro don Joseph!). Una sola cosa sulla quale credo di non sbagliarmi: un intervento rapido drastico sulla liturgia per ridarle stabilitร e sacralitร . In ogni caso, lo Spirito Santo sa quel che fa. E, dunque, saprร ispirare al meglio il nuovo pastore.
ยฉ Corriere della Sera
