Ma per Benedetto la vera urgenza รจ la fede

di Vittorio Messori - 23 marzo 2009 - Corriere della Sera

Chi stimava Joseph Ratzinger รจ stato riconfermato nellโ€™ammirazione dalla lettera ai vescovi sulle polemiche circa la revoca della scomunica ai vescovi di Econe. Un testo forte e al contempo โ€œsommessoโ€œ, come scrive lโ€™Autore stesso, di unโ€™ umiltร  e sinceritร  limpidamente evangeliche. La missiva, a differenza di quanto ha detto qualcuno, rafforza il prestigio di Benedetto XVI, che sente se stesso non come un potente tra i potenti ma come il custode di una Veritร  che non รจ sua, che gli รจ stata affidata, che a ogni costo deve difendere .

Proprio per questo sorprende che sia stata poco rilevata la frase che, nella sua drammaticitร , รจ il centro non solo della lettera ma dellโ€™intero pontificato e che spiega anche questo insolito intervento. Scrive, in effetti colui cui i fedeli guardano come al Vicario di Cristo: <<Oggi, in vaste zone della terra, la fede รจ nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova piรน nutrimento>>. E ancora: <<Il vero problema in questo nostro momento della storia รจ che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini>>.

Benedetto XVI ribadisce, qui, la consapevolezza che <<la prima prioritร  per il successore di Pietro รจ stata fissata dal Signore nel Cenacolo in modo inequivocabile: “Tu, conferma nella fede i tuoi fratelli”>>. Da sempre, questโ€™uomo -che non a caso รจ stato per 24 anni Prefetto delle Congregazione per la Fede- ha avuto ben chiara la successione indispensabile: prima la fede, appunto; e, poi, ma soltanto โ€œpoiโ€œ, lโ€™istituzione ecclesiale. La quale รจ indispensabile, nella strategia di un Dio creatore che ha voluto la collaborazione delle sue creature. Ma la Chiesa, intesa come organizzazione visibile che cammina nella storia, non รจ che un involucro, un guscio, una conchiglia per ospitare ciรฒ che conta e che solo la fede puรฒ scorgere:ย la perla invisibile, cioรจ, il mistero del Cristo e i suoi sacramenti, a cominciare dallโ€™eucaristia.

Il โ€œmondoโ€œ si occupa โ€“e non puรฒ fare altrimenti- di Vaticano, di Santa Sede , di Sacri Palazzi, di Nomenklatura gerarchica. Ma tutto questo non รจ che un mezzo -sempre riformabile e spesso opaco- per lโ€™unico, vero fine: lโ€™annuncio che il Vangelo non รจ una illusione ma una veritร  e cheย su di essa รจ ragionevole basare la propria vita e la propria morte.

Dovrebbe essere scontato, almeno per i credenti. Eppure, in questi decenni, non sembra esserlo stato allโ€™interno della Chiesa stessa. Quando, nellโ€™agosto del 1984, lโ€™allora cardinal Ratzinger e il cronista che qui scrive si rinchiusero per qualche giorno nel seminario di Bressanone, erano consapevoli di rompere, per la prima volta dopo 442 anni, il silenzio e il segreto impenetrabili del Santโ€™Uffizio. Come titolo al libro che doveva nascere da quel colloquio, fummo dโ€™accordo sul termine โ€œrapportoโ€œ, ma fu lo stesso Cardinal Prefetto che suggerรฌ โ€œsulla fede โ€œ, piuttosto che โ€œsulla Chiesaโ€œ. Mi ribadรฌ infatti lโ€™ovvia ma troppo spesso dimenticata veritร : il prius รจ la fede, mentre lโ€™istituzione ecclesiale, lโ€˜insegnamento morale, lโ€™impegno sociale non sono che derivati, effetti, conseguenze campate in aria -se non assurdeโ€“ se non avessero a monte la scommessa sulla veritร  del vangelo. Ed รจ proprio questa scommessa che <<รจ in pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova piรน nutrimento>>. Parole drammatiche, lo ribadiamo. Meraviglia davvero che non abbiamo trovato eco.

Allโ€™interno della Chiesa, la rissa postconciliare, tra contestazioni e restaurazioni, รจ divampata attorno alla riorganizzazione della istituzione, del โ€œVaticanoโ€œ, o alle conseguenze etiche e sociali da trarre dal Vangelo. Confronti violenti, dunque, su cose come la funzioneย del papato,ย il ruolo di clero,ย laici, donne, il celibato, i poteri delle Conferenze episcopali, lโ€™ecumenismo o su temi come impegno politico del cristiano, divorzio, aborto, ingegneria genetica, omosessualitร . Problemi importanti ma, al contempo, temi derivati, da โ€œcristianesimo secondarioโ€œ. Ben pochi dei litiganti si interrogavano su quello โ€œprimarioโ€œ: sulla possibilitร  cioรจ, dellโ€™uomo post-moderno di credere ancora nella veritร  del Vangelo, senza il quale tutto questo non avrebbe significato. Mentre ci si azzuffava sulle conseguenze del credere, ci si dimenticava di riesaminare se ci fossero ancora ragioni valide per farlo. Cโ€™รจ stata, e cโ€™รจ,ย guerra tra preti sui metodi per innovare la catechesi, ma senza preoccuparsi perchรจ dovremmo prendereย ancora sul serio il catechismo,ย senza essere sbeffeggiati come cretini perchรจ ancora cristiani. Dichiarataย anacronistica lโ€™apologetica -cioรจ la ricercaย per accordare ragione e fede, scienza e miracolo, cultura e devozioneโ€“ quel che resta delย popolo di Dio si รจ trovato disarmato davanti allโ€™aggressione sferrata contro tutti e tre i โ€œcerchiโ€œ del credere: lโ€™esistenza di Dio, Gesรน come Cristo annunciato dai profeti dโ€™Israele, la Chiesa come istituzione divina. Laย crisiย cattolicaย non รจ della โ€œmacchinaโ€œ: se questa perde sempre piรนย colpi, sin quasi a spegnersi, come in tante congregazioniย religiose, รจ perchรจ il carburanteย rischia di esaurirsi. E’ la caduta della fede, รจ la drammatica โ€“spesso occultata- domanda โ€œma sarร  vero? non sarร  una illusione?โ€œ, che spiega lโ€™abbandono del ministero di un terzo del clero, il rarefarsi delle vocazioni ai seminari, la scomparsa della tensione missionaria, lโ€™allentarsi delleย difese morali tra coloro che dovrebbero essere di esempio. Eโ€™ il credere solo al mondo presente, dubitando ormai che un aldilร  esista, che ha portato allโ€™attenzione esclusiva per lโ€™impegno sociale e politico, relegando nel silenzio quelli che la Tradizione chiamava i Novissimi: morte, giudizio, inferno paradiso.

Benedetto XVI non pensa affatto a quel Concilio Vaticano III che qualcuno invoca, per riformare ancor piรน lโ€™istituzione e per adattare la morale evangelica al politicamente corretto attuale. Preoccupazioni da clericali. Se a un Concilio papa Ratzinger pensasse, sarebbe per riportare al centro le ragioni per credere in Gesรนย come Dio e Redentore. Non a caso sottrae tempo ed energie ad altri impegni per dedicarsi al completamento dellโ€™opera sulla storicitร  dei vangeli, messa in dubbioย oggi anche nella Chiesa stessa. Non รจ lโ€™ossessione di un professore, รจ lโ€™ansia delย Pastore che vuol confermare che la fede, base di tutta la piramide ecclesiale,ย รจ ancora credibile, non contrasta con la ragione.

ยฉ Corriere della Sera