7 luglio 2008 :: Corriere della Sera, di Vittorio Messori
Lo scoop “post-datato“ è una vecchia tecnica giornalistica: il titolo annuncia una clamorosa scoperta e i primi paragrafi parlano con toni eccitati della rivelazione. Soltanto nel corso dell’articolo, en passant, si rivela che in realtà la notizia non è nuova: ma è come se fosse freschissima, visto che, su una rivistina specializzata, è apparso un articolo << che infiammerà la polemica tra gli esperti>>.
E’ la tecnica adottata, ieri, anche dall’edizione web del New York Times, dove si dava grande rilievo a quello che veniva definito <<un nuovo testo di Qumran non su papiro ma su pietra>>. La pietra è in realtà un frammento mutilo, alto tre piedi (una novantina di centimetri) con un testo non scolpito bensì dipinto con una sorta d’inchiostro: 87 righe in ebraico, alcune delle quali indecifrabili proprio nella parte centrale. Stando alla lettura che ne hanno fatto alcuni, vi si parlerebbe di un Messia che dovrà morire e risorgere dopo tre giorni, ma vi sono paleografi che contestano questa interpretazione .
La provenienza del reperto non è chiara, anche se la tesi ufficiosa la vorrebbe proveniente dalla zona del Mar Morto, dunque dalla regione di Qumran dove, sessant’anni fa, cominciarono le scoperte dei manoscritti attribuiti agli Esseni. Questa setta radicale dell’ebraismo, prima di fuggire all’approssimarsi delle legioni romane in marcia verso Gerusalemme –distrutta poi nel 70– nascose la sua biblioteca in grotte inaccessibili. A partire dal 1947, grazie a un giovane beduino che cercava una capra smarrita, il deposito fu scoperto, alimentando non solo gli studi biblici ma anche una quantità tale di interpretazioni, di illazioni, spesso di bufale da indurre Umberto Eco a enunciare una sua legge: <<Di matti ce ne sono di vari tipi, ma il matto da manuale è colui che, dopo mezz’ora che gli parli, ti confida le sue rivelazioni sui Templari e sugli Esseni>>. Legge che è stata confermata, tra l’altro, dal successo mondiale degli sciocchezzai di Dan Brown e imitatori. Insomma, l’asserita provenienza da Qumran del frammento di pietra è scontata, soprattutto quando l’oggetto in questione è messo sul mercato antiquario.
Succede, infatti (ecco il retro-scoop) che il reperto non è emerso ora dalle sabbie del deserto, ma da ben dieci anni passa da un acquirente all’altro. Chi conosce il mondo dell’archeologia biblica sa come esista un mercato clandestino a servizio di ricchissimi collezionisti, talvolta veri e propri maniaci religiosi –quasi sempre anglosassoni membri di sette protestanti o ebrei della Diaspora– pronti a pagare milioni di dollari un lacerto di papiro o un frammento di pietra incisa. Naturale, dunque, che una simile domanda alimenti una fiorente industria del falso.
Per tornare all’oggetto che da dieci anni è comprato e rivenduto: non è dato sapere se si tratti di uno di quei “tarocchi“ nei quali gareggiano sia musulmani che israeliani. In ogni caso, sono risibili certe affermazioni del N.Y.Times, secondo il quale <<molti esperti concordano nel datarlo a qualche decina d’anni dalla nascita di Gesù>>. Un assurdo: come se la pietra fosse databile e come se gli specialisti del falso non conoscessero le tecniche più raffinate per “anticare“ la sostanza che vi è sopra, in modo da ingannare ogni test: i quali, per altro, non sembrano essere stati praticati.
Quanto al testo: viste le pessime condizioni delle 87 righe è, lo dicevamo, da supporre più che da leggere. In ogni caso, tra le poche certezze sugli Esseni, vi è quella che annunciavano a breve l’arrivo del Messia e proprio per attenderlo si erano ritirati in penitenza nel deserto. Un Messia che (pare), a differenza di quello del giudaismo ufficiale sarebbe stato sì trionfante, ma attraverso la sofferenza e la prova.
Quanto alla risurrezione dopo tre giorni: gli specialisti interpellati dal quotidiano americano dicono di non essere certi di questo, visto che il testo è troppo malandato per darne una versione sicura. In ogni caso, un esperto cristiano potrebbe replicare: <<Se anche fosse? Sarebbe una profezia realizzata in più, dunque un’ulteriore conferma della verità del vangelo. In ogni caso, il Nuovo Testamento non annuncia un futuro ritorno alla via di Gesù: raccoglie la testimonianza unanime e ferrea degli apostoli che quella risurrezione è davvero avvenuta ed essi l’hanno constatata al di là di ogni possibilità di dubbio >>.
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