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Quando il Cielo ci fa segno
di Vittorio Messori
Mondadori: Euro 17,00 :: ISBN: 9788804700784
Se è vero che la Chiesa è, come dice papa Francesco, un «ospedale da campo» che deve occuparsi anche dei corpi, è altrettanto – se non più – vero che la sua missione primaria è prendersi cura della salvezza delle anime e dei bisogni spirituali dei credenti. Perché, parola di Gesù, «non di solo pane vive l’uomo». Per aiutarci a ricordare questa dimensione trascendente, l’Aldilà ci invia dei «segni», a volte grandi e vistosi (i miracoli, le apparizioni), a volte piccoli e privati, che spesso trascuriamo di interpretare, preferendo parlare di «coincidenze», di «casualità», magari di «eventi bizzarri». Dunque, non è che il Cielo non ci parli: siamo noi a essere sordi. E non è che Dio non si mostri: siamo noi a essere ciechi. In pagine singolari e avvincenti, in cui si scopre l’atmosfera della confessione personale, Vittorio Messori racconta – non certo da visionario ma da cronista legato ai fatti oggettivi e da studioso razionale qual è – alcuni «segni» ricevuti nel corso della vita. La telefonata rassicurante ricevuta dallo zio defunto a un anno esatto dalla morte. L’«inesistente» e insieme concreta ragazza tedesca che ristorò il padre soldato, addestrato duramente in Germania. Il benefico incontro a Torino sui «murazzi» del Po, in un momento di sconforto, con un enigmatico pensionato, svanito poi nel nulla. Il messaggio affidato in sogno alla domestica di casa con cui il beato Francesco Faà di Bruno – marchese e scienziato, che nell’Ottocento dedicò la sua vita a soccorrere le vere proletarie dell’epoca, le «serve» – invitava
Messori, suo biografo e devoto, a partecipare a un convegno di particolare importanza.
Ma ecco «segni» celesti ancor più evidenti, riconoscibili in figure come Padre Pio, che, per diretta esperienza dell’autore, aveva anche il dono di far giungere a destinazione lettere appena scritte, o come la mistica austriaca Maria Simma, con lo straordinario carisma di incontrare ogni notte le anime del purgatorio.
Nel sollecitare il lettore a decifrare – e a confidare senza timore agli altri – la natura soprannaturale dei «piccoli misteri quotidiani» in cui ciascuno di noi si imbatte nella propria esistenza, Messori rende testimonianza alla verità della celebre massima di Blaise Pascal: «L’ultimo passo della ragione umana è riconoscere che vi è un Mistero con una infinità di cose che la superano».
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Una fede in due
di Rosanna Brichetti Messori
Edizioni ARES : Euro 15,00 :: ISBN 978 88 8155 779 0
Cinquant’anni di storia della Chiesa e d’Italia descritti da un osservatorio privilegiato: il lavoro di scrittura di Vittorio Messori, tradotto e lettto in tutto il mondo, raccontato da sua moglie Rosanna. Sullo sfondo, la crisi occidentale del post Sessantotto, le turbolenze del post Concilio e i grandi pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Un diario che apre uno squarcio inedito
anche sull’esperienza privata dei protagonisti: il travaglio di una coppia che ha dovuto per lunghi anni scontrarsi con molti e dolorosi ostacoli, ma anche lo sforzo di vivere quel Vangelo al quale hanno dedicato le loro vite. La testimonianza sincera, singolare e affascinante di un amore per Dio
e per gli uomini che, nutrendosi di fede, ha saputo, nonostante tutto, mantenersi vivo e fecondo nel tempo. Prefazione di Cesare Cavalleri.
Rosanna Brichetti Messori, laureata in Giurisprudenza e Sociologia, ha studiato Teoiogia ad Assisi, dove ha incontrato il marito Vittorio Messori. Collaboratrice di giornali e riviste, ha pubblicato, tra l'altro: Corpo amico sicuro (1982); Credere per vivere (2007); Fede, un incontro non una teoria (2012); Ecco mia Madre, Maria nell’esperienza di una vita (2013). Per le Edizioni Ares ha curato, con Riccardo Caniato, l'edizione del manoscritto di mons. Enrico R. Galbiati, Maria Rosa Mistica - Madre della Chiesa, sulla mariofania di Montichiari e Fontanelle (2016).
la lettera che Vittorio Messori ha scritto alla moglie in occasione di questo libro
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Et‐et. Ipotesi su Vittorio Messori
di Aurelio Porfiri
Hong Kong: Chorabooks. EBook (formato Kindle) : Euro 8.99 ISBN 9789887725909.
E' uscito il primo libro che parla dello scrittore cattolico vivente più conosciuto e letto.
Lo ha scritto Aurelio Porfiri, Direttore delle Attività Corali presso la scuola Santa Rosa de Lima (sezione inglese) e Direttore delle Attività Musicali presso la scuola femminile Nostra Signora di Fatima in Macao. È direttore ospite presso il Dipartimento di educazione musicale del Conservatorio di Shanghai, Direttore Artistico presso l'editore Porfiri & Horvath, membro del Comitato artistico in varie competizioni corali internazionali. Le sue composizioni musicali sono pubblicate in Italia, Germania e Stati Uniti.
Porfiri è autore di numerose pubblicazioni d'ispirazione cattolica.
Il libro è ordinabile, in formato Kindle o compatibili, presso Amazon cliccando questo link.
qui di seguito, pubblichiamo la Prefazione di Marco Tosatti
Deve essere veramente grande – e giustificata – l’ammirazione che Aurelio Porfiri ha per Vittorio Messori, per scrivere un libro su di lui; per ringraziarlo di essere stato lo strumento geniale di un percorso spirituale che non si è più fermato. Aurelio Porfiri è un uomo pieno poliedrico, sempre spumeggiante di iniziative di ogni genere; per cui scrivere un libro per dimostrare gratitudine e ammirazione va da sé. Tutto questo per dire che ci sono sicuramente moltie, ma davvero molte altre persone che libri non ne scrivono, però nutrono gli stessi sentimenti nei confronti di Vittorio Messori. E a ragione. Perché siamo di fronte a uno degli apologeti – e uso questa parola nel senso più nobile del termine, per fargli un complimento – più importanti dei nostri tempi. Non pensiate che esageri se mi vengono in mente nomi come quello di Chesterton, Clive Staple Lewis, Charles Peguy, per non citarne che alcuni. Tutti protagonisti della grande sfida che da oltre due secoli impegna il mondo, anzi il Mondo e la Chiesa; e che in ultima analisi consiste nella domanda di sempre: si può ancora credere, e perché, e a che cosa?
La risposta di Messori è in positivo: sì, si può credere. Non solo: credere è la cosa più razionale che l’uomo di oggi possa fare, e credere a questa storia incredibile che ha origine nella Palestina romana di duemila anni fa. Leggere il bel libro di Aurelio Porfiri non è solo gradevole ma utile e necessario. Perché ricorda tutte le razionali, fondate storicamente, puntigliosamente controllate battaglie per ricostituire la verità storica contro un paio di secoli – e un pezzetto di quello che stiamo vivendo almeno – di diffamazione, denigrazione e pura e semplice menzogna nei confronti dei cattolici, e della Chiesa cattolica. Perché gli attacchi sono sempre gli stessi, ripetuti in base alla propaganda, a cui quello che dice la Chiesa da’ fastidio anche e ancora oggi, come accadeva nel ‘700, nell’800 e nel ‘900.
Vittorio Messori ovviamente lo conosco da molti anni. E’ di qualche anno più anziano di me (sono nato nel 1947) e le nostre strade si sono incrociate più volte. La prima fu nel 1981, e allora per me era solo un nome. Il vaticanista della Stampa, Lamberto Furno, decise di lasciare, e andare a lavorare con Antonio Ghirelli in un giornale che non ebbe lunga vita. Si pose il problema della successione. Il vicedirettore della Stampa, Giovanni Trovati, con il suo fiuto usuale, voleva Vittorio Messori, autore di “Ipotesi su Gesù”, in quel posto. Il direttore, Giorgio Fattori, per motivi che non ho mai saputo, optò per il sottoscritto. E possiamo dire che questa scelta non so se sia stata fortunata per Vittorio, ma per i suoi lettori sì; perché gli ha consentito di dedicarsi quasi totalmente alla produzione editoriale, senza restare invischiato nella quotidianità dell’informazione, eccitante ed affascinante, ma sicuramente dispersiva.
Da allora ci siamo trovati – non fisicamente, ma spiritualmente sì – molte volte. In storie che hanno alcune caratteristiche comuni: entrambi ci siamo ritrovati cristiani da radici e vite certo ben lontane da madre Chiesa. Il lavoro che Vittorio ha compiuto da allora – siamo negli anni ’70 – lo colloca egli stesso nel libro in una prospettiva storica: “È una storia che comincia da lontano. A partire dal Settecento, l’Illuminismo si propose soprattutto un obiettivo: sostituire la religione con la politica e la cultura. Intesa, quest’ultima, nel senso restrittivo, accademico. Non a caso, quella culturale divenne una vera e propria religione, con i professori (e, in genere, gli intellettuali) come nuovi sacerdoti che sostituissero i preti. Significativo l’uso del termine cattedra (il docente come cattedratico), soprattutto universitaria: non dimentichiamo che «cattedra» – da cui «cattedrale» – era il luogo dal quale il vescovo insegnava. Ora, il magistero passava ai professori. Alla devozione si sostituiva l’erudizione; al seminario il collegio universitario; al breviario il manuale; alla summa teologica quella enciclopedia delle scienze e delle tecniche che non a caso fu lo strumento cui subito gli illuministi misero mano”.
Da allora l’agenda non è cambiata: e Vittorio si è messo all’opera, e ancora lavora, per dimostrare che è un’agenda fasulla, e che credere, razionalmente, laicamente, senza rinunciare al proprio cervello è molto meno bigotto dell’alternativa. E dal momento che come scrittore è brillante, e la sua logica è stringente, ci riesce anche, e bene. Siamo nel centenario delle apparizioni di Fatima, e non si può non citare quello che Vittorio dice di questo fenomeno straordinario,, ponendolo a fianco di un’altra mariofania, quella di Lourdes. “Ma l’atmosfera di Lourdes è pacata, serena. L’atmosfera di Fatima è invece drammatica, è gravida di segreti, gravida anche di eventi spettacolari, come il sole che si mette a roteare. È anche una apparizione inquietante: addirittura Maria spaventa i bambini, facendo vedere loro l’inferno. E quindi l’atmosfera a Fatima è diversa, è un’atmosfera apocalittica, escatologica, mentre quella di Lourdes è un’atmosfera serena… A Fatima invece Maria conforta nel disastro già in corso, perché le ideologie del mondo si stavano davvero scatenando, appare in piena prima guerra mondiale. Perché durante la prima guerra mondiale? Perché questa guerra è stata quella dell’ideologia nazionalista dopo la quale arriverà, l’ideologia marxista. Il ventesimo secolo è stato chiamato il secolo delle idee omicide”.
A Vittorio sono grato, oltre che per la sua amicizia, per avermi insegnato tanto tempo fa come la Chiesa cattolica romana debba essere quella dell’et-et, e non quella dell’aut-aut. In essa sono convissute sempre anime differenti, e la saggezza dei Pontefici passati è stata quella di capirlo, riconoscerlo e accettarlo. Anche nella scelta degli uomini. Una prassi che nell’attualità che viviamo ci sembra trascurata; e infatti mai come in questo momento storico si percepiscono divisioni e fratture nella Chiesa. Il libro di Porfiri termina con un’intervista molto familiare, cuore a cuore. E su un punto dobbiamo eccepire. Eccolo: “Lascio ad altri il giocare a fare i giovanilisti, sforzandosi di rimuovere quell’anagrafe che in realtà è implacabile. In fondo, l’11 febbraio 2013 – non a caso, credo, nella ricorrenza di Nostra Signora di Lourdes – in quel giorno in cui Joseph Ratzinger ha rinunciato al suo mandato di Pontefice, ho sentito che il mio tempo era finito. E’ finito soprattutto perché i miei Papi sono stati Giovanni Paolo II e, poi, Benedetto XVI. Adesso tocca ad altri misurarsi con altri pontificati”. Eh no, Vittorio. Questa non te la facciamo passare. Un po’ di civetteria va bene, rientra nel personaggio che sei, ma è troppo presto per dire: “Oggi si fanno grandi preparativi per un qualunque viaggio turistico e ci si dimentica di prepararsi per il Viaggio per eccellenza, quello che ha per meta nientemeno che l’eternità”. Preparati come vuoi, ma non in silenzio; e per favore, non tirare i remi in barca. In una Chiesa in cui ci si tirano in testa gli aut-aut ogni cinque minuti c’è proprio bisogno che la tua penna ci ricordi ancora, e di frequente, la ricchezza dell’et-et, lo splendore e la grandezza che ciò ha significato per Roma. C’è più che mai bisogno di te, e della tua razionalità, quella che ha convinto così tante persone che credere è la cosa più logica, nel momento in cui il Preposito Generale della Compagnia di Gesù afferma che non sappiamo bene che cosa Gesù ha detto perché non c’erano registratori…(Parentesi: ma voi impegnereste la vostra vita sotto il Nome di Qualcuno che non si sa che cosa abbia detto realmente?). E tu vorresti calare le vele proprio ora? Ma ti pare?
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L’Aldilà ci parla è giusto ascoltarlo
2 settembre 2018:: Corriere della Sera di Francesco Cevasco
Esce per Mondadori, Quando il Cielo di fa segno di Vittorio Messori, recensione del Corriere.
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E don Calabria mandò un segno a Messori
26 agosto 2018 :: L’Arena di Verona, di Stefano Lorenzetto
Recensione 'anticipata' di 'Quando il cielo ci fa segno', l'ultimo libro -in uscita a settembre- di Vittorio Messori.
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Finalmente qualcuno fa un’ipotesi su Messori
13 settembre 2017, di Emiliano Fumaneri, La Croce
Presentazione di Et-et, il libro su Messori di Aurelio Porfiri.
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Messori: “Io, Wojtyla, Valls e le fumate sul tetto”
La Nuova Bussola Quotidiana, 7 luglio 2017, di Andrea Zambrano/span>
Messori e il suo rapporto con Joaquin Navarro Valls, il portavoce di Giovanni Paolo II, appena scomparso.
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Il furto dell’urna di Don Bosco e il fascino delle reliquie
4 giugno 2017 :: Corriere della Sera di Vittorio Messori
Messori commenta il furto del reliquiario con le spoglie del cervello di Don Bosco.
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Santa Zita e il diavolo a Lucca che disse di essere Napoleone
30 aprile 2017 :: Corriere della Sera, Vittorio Messori
Napoleone è comparso (prima di nascere e ...dopo morto) a Lucca?
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Joseph, il gigante
16 aprile 2017 :: Gente
Vittorio Messori parla del suo rapporto con Benedetto XVI, in occasione del suo 90° compleanno.
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La madre islamica guarita in Sudan. Così Comboni fu proclamato santo
Corriere della Sera 7 marzo 2017, di Vittorio Messori
Messori racconta il sorprendente -e commovente- miracolo che è valso a Daniere Comboni l'onore degli altari.
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Sebastiano Mallia spiega bene, qui sotto, come siano andate le cose e perché sia in rete questo sito che -per iniziativa dello stesso Mallia- prende il nome (et-et) di un capitolo di Qualche ragione per credere.
Se, dopo lunga esitazione, ho finito per arrendermi al suo entusiasmo è anche perché ormai da tempo, e da più parti, mi si chiedeva un luogo dove fossero raccolte informazioni sul mio lavoro. Lavoro che, va pur detto, era reso più gravoso dalla necessità di rispondere a chi voleva sapere se e con quale titolo un libro fosse stato tradotto in qualche lingua o che cosa di nuovo stessi scrivendo o ottenere conferma di un dato biografico per una tesi o altre notizie e notiziole. Ora, con risparmio di tempo ed energie, avrò la possibilità di rinviare i miei corrispondenti a questo sito. Avvertendo, peraltro, che alla buona fattura tecnica e all’accuratezza delle informazioni, affianca –temo– qualche motivo di imbarazzo.
In effetti, questo giovane avvocato (che per anni ho conosciuto soltanto per le belle lettere che scriveva, a me “padano”, dal più meridionale –o quasi- punto d’Italia…), questo siciliano “verace”, dunque, sembra affetto da un’eccessiva generosità verso i miei scritti. Metto dunque, subito, le mani avanti : di questo sito ho verificato l’esattezza delle notizie biografiche ed editoriali ma non ho avuto alcuna responsabilità per tutto il resto, che ho visto solo dopo la stesura. Anzi, ho cercato di mitigare in qualche modo certe espressioni del Mallia che mi sono subito sembrate troppo benevole. Inutilmente, peraltro. Lascio dunque a lui tutta la responsabilità di certi entusiasmi.
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Proprio un anno fa, di questi tempi, dopo un paio di mesi passati ad esplorare da neofita l'universo-Internet e dopo aver finito di lavorare ad una specie di sito personale, visitavo il sito dedicato allo scrittore cattolico Rino Cammilleri. Nel guestbook (il libro degli ospiti) di quelle pagine avevo trovato, con il plauso di tanti per quella iniziativa, il rammarico per il fatto che, viceversa, non era stato fatto qualcosa "per" Vittorio Messori. Già, mi chiedevo, come mai nessuno aveva pensato di fare un sito su Messori?
Era, come spiegherò fra poco, una domanda ingenua.
Ad ogni buon conto: un po' per la voglia di colmare, in qualche modo, quel vuoto; un po' perché volevo crearmi un archivio delle pagine web che raccogliesse i suoi interventi, articoli ed interviste fino a lì pubblicati; un po' perché ci avevo preso gusto a confezionare barre e disegni, pensai bene di dedicare il resto delle mie casalinghe ferie d'agosto ad abbozzare una "Ipotesi di sito". Pagine che io stesso definirei oggi inguardabili (ma che tengo ancora in memoria come ricordo), ma che ebbero prima uno e poi altri successivi restylings.
Nel frattempo stava per concludersi l'anno del Giubileo ed avendo, anche se più per diletto che per altro, impegnato un po' di tempo in quelle cose, decidevo di fare partecipe l'interessato, con il quale (come gran parte dei suoi lettori) avevo contatti di posta sin dal 1996.
Nel rispondermi, con il consueto garbo, Messori mi disse che, naturalmente, non ero il primo che gli proponeva un sito a lui dedicato ma che, fino ad allora, aveva tentennato più per indecisione che per altro, volendo valutare bene i pro e i contro dell'iniziativa.
Ritenendo che, in fondo, ciascuno è il miglior custode della propria immagine e non volendo (pur essendo legittimo) lanciare un sito dedicato allo scrittore senza il suo assenso, smisi di lavorare a quelle pagine. Prima di farlo, tuttavia, pensai bene che, forse, sarebbe stato simpatico mandargliene una copia, con un floppy.
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