L’Aldilà ci parla è giusto ascoltarlo

2 settembre 1018 :: Corriere della Sera, di Francesco Cevasco

Liberi di non crederci, ma se lo dice Vittorio Messori vale la pena — almeno — di ascoltarlo. Il più cattolico dei laici ha scritto un nuovo libro, diverso dagli altri venti che lo hanno reso famoso e che hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. «Questo è un piccolo libro… poco più di un promemoria, un taccuino — scrive subito Messori — in cui partendo da esperienze mie, ma che ciascuno (ne sono certo) ha vissuto e vive, pur a suo modo, azzarda qualcosa sulle realtà più grandi». Un invito ad alzare lo sguardo dalle vicende terra-terra al sovrannaturale. Il libro si intitola Quando il cielo ci fa segno. Piccoli misteri quotidiani. Segni e misteri: ecco le parole-chiave. Il segno può essere anche un sogno. Come quello di Rosy la notte del 12 giugno 2017. Il mattino dopo «Rosy, da almeno vent’anni la nostra collaboratrice domestica, divenuta ormai parte consueta della famiglia, solida e concreta palermitana, giunge da noi come sempre alle 9, con la sua utilitaria. Per prima cosa domanda: “Avete voi qualcosa a che fare con un prete di Torino, uno che si chiama Faà di Bruno?”».

Un passo indietro. Mesi prima il Politecnico di Torino aveva invitato Messori a un convegno su Francesco Faà di Bruno matematico. Il grande studioso (1825-1888) non era soltanto uno scienziato apprezzato a livello internazionale, ma anche un nobile «che aveva una macchia imperdonabile a quei tempi: amava e seguiva Pio IX ed era un cattolico militante». Tra le altre attività sociali, lui, marchese, si era impegnato al servizio e al riscatto delle «serve», le vere proletarie dell’epoca, usate come schiave domestiche e, spesso, come prostitute. Messori, che si sente addosso «il peso dell’età in cui persino i vescovi vanno in pensione» prende tempo, rinvia, riparliamone… Il 12 giugno il Politecnico torna a chiedergli di partecipare al convegno. Messori rinvia ancora. Non sa che nella notte scenderà in campo, o meglio in terra, l’anima di Faà di Bruno. Il Beato apparirà in sogno a Rosy.

Premessa al sogno. Rosy non è mai stata a Torino (Messori, la moglie Rosanna e la domestica vivono a Desenzano, nel Bresciano) e non ha la minima idea dell’esistenza passata in terra e attuale in paradiso di Faà di Bruno. Ma racconta di essersi trovata a Torino, in una chiesa deserta, vicina a una lapide, con una presenza alle spalle, di aver visto un prete con la talare, alto, magro, con i capelli neri che dice: sono Faà di Bruno, la lapide l’ha fatta il suo capo, Messori, lui è titubante per motivi di salute, ma deve venire a Torino, deve esserci, lo convinca e lo rassicuri; poi in un soffio di vento il Beato scompare, il sogno è finito. E Messori resta sgomento: «Quel Beato che venero, quel beniamino del cielo, per sempre accanto al Cristo, prendeva tanto sul serio un credente mediocre come me (e non lo dico, purtroppo, per ipocrisia farisaica) da “imporre” la mia presenza a quel convegno, raccomandandomi di non temere nell’accettare l’invito? C’era davvero di che sgomentarsi».
Di questi «segni del cielo», di questi «piccoli misteri quotidiani» ne troveremo tanti altri nel libro di Messori. Serviranno all’autore per compiere quella che ritiene la sua attuale missione. Gliel’ha ispirata «una esortazione del cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, recentemente passato a miglior vita: “È d’urgenza drammatica che la Chiesa ponga fine al suo silenzio circa il Soprannaturale ”».
Insomma, secondo Messori, la Chiesa oggi sta diventando sempre più «un ospedale da campo», per usare la suggestiva immagine di Papa Francesco, con il rischio che questo cristianesimo «pur benemerito e necessario ma “secondario” (quello delle opere di bene per migliorare la vita terrena)» preceda e oscuri «quello essenziale, il cristianesimo “primario” (quello dell’annuncio del Vangelo per la salvezza delle anime)». Come ha lasciato scritto nel suo testamento spirituale l’arcivescovo di Magonza, Karl Lehmann, «tutti noi, anche nella Chiesa ci siamo immersi nel mondo e abbiamo sepolto e occultato l’Aldilà» dimenticandoci, scrive Messori, che la legge suprema della Chiesa — che non è una Ong fondata e gestita da filantropi generosi — è proprio la salvezza delle anime.
E pensare che il giovane Messori era tutt’altro che un buon cattolico. Nella molto laica Torino dei suoi studi aveva per maestri gli agnostici Alessandro Galante Garrone (con cui fece la tesi di laurea sulla storia del Risorgimento), Norberto Bobbio, Luigi Firpo. In famiglia nessuno manifestava simpatia per la Chiesa, una zia che ogni tanto andava a messa era soprannominata «la bigotta». Quanto a lui era «un giovane agnostico, “liberal” nei costumi, con tendenze libertarie in politica».

Ma una notte di 54 anni fa al giovane Vittorio arriva «un segno» dal cielo. E che segno. «Un irresistibile scossone, ben più che un “cenno”, un richiamo improvviso e imprevisto che cambiò tutto nel mio pensiero, nella mia vita». Messori non lo scrive, ma forse si trattò di una visione, di una sbirciatina illuminante aldilà (Aldilà?) dei nostri miseri orizzonti umani.
E adesso di «segni» di cui è stato testimone ne ha anche tanti altri da raccontare. Alcuni li ha raccolti in questo libro. C’è pure una rassicurante telefonata dello zio Aldo dal paradiso; c’è Maria, la postina del purgatorio che «girava» ai parenti vivi i messaggi delle anime in pena; ci sono gli angeli custodi. Come quello che diede «un segno» a Messori; di più: lo «sostituì» per qualche secondo in tv, a Porta a porta, durante il contraddittorio con l’ateo Piergiorgio Odifreddi. Fu l’angelo a scovare e a recitare per bocca del suo assistito una citazione biblica, ignota a Messori, che consentì allo scrittore cattolico di sconfiggere dialetticamente il professore laico, mentre Bruno Vespa strofinava le mani soddisfatto per l’intrigante spettacolo. Basta fare un po’ di attenzione e i segni del cielo diventano evidenti, scrive Messori. Leggere per credere.