Vivaio, novembre 2015

di Vittorio Messori, Il Timone

Trovo qualcosa di politicamente scorrettissimo , per un  benpensante d’oggi ,  in un antico testo ebraico . In realtà , concetti simili stanno anche nell’Antico Testamento canonico e ve ne è più di una traccia nelle lettere di Paolo . Sta di fatto che trascrivere una simile frase può comportare oggi  una denuncia per  “ istigazione all’odio “, come oggi chiamano il non conformismo. Sappiamo tutti quale è la chiave o, se volete, il segreto   della società laica attuale :un moralismo senza morale. Fariseismo, insomma .

Ecco qua, comunque . Si parla di una minaccia  di Jahvé che un profeta fa sapere agli  israeliti per spaventarli e distoglierli dalla corruzione:  << Se continuerete nel vostro peccato e   non vi pentirete ,   Io  vi darò dei giovani come governanti e delle donne come giudici >>.

Una prospettiva terrorizzante ( i giovani ne Palazzo e le femmine in tribunale )  non solo per gli ebrei,  ma per tutti i popoli dell’antichità ma anche  ben oltre , in fondo sino alla Rivoluzione francese . La quale  , tra i molti altri primati avrà anche quello di portare per la prima volta  i giovani al governo , con i risultati  che abbiamo visto.

Si pensi che , in quella classe dirigente ( dirigeva, in realtà, soprattutto il lavoro di Sanson,  il capoboia parigino  ) il più anziano aveva 50 anni  e già aveva deciso di ritirarsi .  era Jean Paul     Marat , quello pugnalato da Charlotte Corday mentre era immerso in una  tinozza per cercare di placare il terribile prurito che lo affliggeva . Quando tagliarono la testa a Robespierre , dopo averla fatta tagliare a migliaia prima di lui ,  quel paranoico delle virtù sia sociali che private  aveva 36 anni.  Il suo fedelissimo Louis de  Saint Just,   il più fanatico e  freddamente spietato tra i giacobini,  non ne aveva che  27  quando tocco anche a lui salire i gradini del patibolo.

Ma  il mito dei giovani al governo ha fatto danni sino a noi . Nel 1933, quando andò al potere , Adolf Hitler aveva 44 anni.  Ancora più giovane Mussolini che  , al tempo della marcia su Roma ,  ne aveva39. Stalin  giunse al vertice dell’Unione Sovietica a  43  anni. Fidel Castro si impadroni di Cuba a soli 33 . Il più spietato, forse, leader dell’Europa Est comunista – Nicolae Ceasescu – entrò nel governo romeno come ministro, iniziando la sua fulminea  scalata al vertice, a 29 anni. E si potrebbe continuare a lungo

Lasciamo pur stare ( per evitare guai peggiori )  le donne in tribunale come  giudici minacciate della profezia che spaventava non solo  Israele ma anche tutti i nostri antenati. Per limitarci alla politica  , l’equazione contemporanea  tra giovane età  e buon governo non sembra reggere ai fatti. Anzi .

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A proposito di politica ,  accenniamo ancora ai  “ progressisti “ , come si chiamano, anche se  in realtà nessuno è più reazionario di un “ progressista “ : basterebbe l’esempio dei sindacati   , nemici feroci di ogni novità, di ogni cambiamento , foss’anche – appunto – un progresso e specialisti del no  sempre e comunque a ogni iniziativa   innovativa.  Prendiamo  un piccolo ma forse significativo  caso dagli ultimi tempi  del  Partito Comunista Italiano, il più numeroso del mondo dopo quello sovietico.  Trovo un appunto che presi nell’aprile del 1986 . Mancavano solo tre anni alla caduta del muro di Berlino ma , malgrado i cigolii inquietanti che arrivavano da Mosca e da altrove,   nessuno dei dirigenti e dei militanti immaginava che la fine  fosse così vicina e così totale.

Comunque, gli organizzatori di quello che doveva essere , a sorpresa , l’ultimo congresso in quanto  PCI ( i seguenti  sarebbe stati una drammatica discesa agli inferi,  quelli del cambio di nome e dell’abbandono dei Sacri Testi ideologici  ), gli organizzatori , dunque    avevano un problema : quell’adunata , tradizionalmente solenne come una liturgia della Chiesa   ancien régime,   portava il numero 17. Un problema sentito, come fu ammesso da un compagno dirigente  nella conferenza stampa di presentazione ( io c’ero )  : << Il 17 non gode   di buona fama  e avevamo  due possibilità : o nasconderlo, non mettendo quel numero nei manifesti , oppure venire a patti con esso e, in qualche modo mimetizzarlo  >> . Quest’ultima fu la strada scelta. In  tutto ciò che fu stampato, prima, durante e dopo il congresso , la questione fu dunque  risolta  con un 1 ben visibile ma , attaccato a questo, non il 7 ma la bandiera italiana Toccava    al lettore intuire il numero che non si voleva rendere pubblico .  Ma la  lotta a ogni superstizione non era tra i cardini dell’ideologia marx-leninista  ?  Oppure , per dirla con Totò , anche per quei rivoluzionari  valeva il “ non è vero ma ci credo >>  ?

Sta di fatto che il patetico esorcismo non funzionò :  malgrado le scaramanzie, l’inizio della fine fu proprio   quel Congresso dal numero fatale . Il che potrebbe fare riflettere anche i non superstiziosi.

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Come forse ricordano   i  lettori che seguono un poco  le mie cose , per anni lavorai   a Jesus , il mensile di Famiglia cristiana , che iniziai  a Milano  con un religioso  paolino, don Totò  Tarzia,   e per fondare   il quale dovetti lasciare  due realtà che mi erano care  : una  città, Torino , e un    giornale , La Stampa   . In ogni numero mi ero prefisso di pubblicare un lungo articolo , pensato come capitolo di un futuro libro : fu così che nacquero alcuni saggi  come il volume  d’ inchiesta sulla Passione , quello sulla Risurrezione,  quello sulle   “ ipotesi su Maria “. Ma per    un anno o poco più  mi presi una sorta di  tregua , intervistando ogni mese il Superiore ( o la Superiora ) generale  di un ordine o di una congregazione religiosa . Sono, come noto, tra le realtà in maggior crisi della Chiesa . Quasi tutte hanno ormai più case e istituzioni che persone : non passa mese  senza la chiusura di qualche convento o monastero anche illustre per la mancanza di giovani  religiosi che sostituiscano quelli defunti o  costretti al pensionamento  dalla  vecchiaia .

Far sparire dalla storia  frati, monaci, suore , monache :  il programma  che non è riuscito  alla Riforma protestante  ,   alla Rivoluzione francese, a Napoleone,  al Risorgimento anticlericale , alla guerra civile spagnola, al comunismo, al nazionalsocialismo e a tanti altri ,   sta riuscendo ora per la  cosiddetta “ crisi delle vocazioni “. Che , poi, altro non è  che il segno inquietante  della crisi ( almeno a viste umane ) della   Chiesa intera .

Se accenno a questo è perché, tra gli appunti non pubblicati in quella lunghe interviste ,  trovo qualcosa che annotai  dopo l’incontro con padre Giuseppe Bassotti , allora Superiore Generale  dei Chierici  Regolari di San Paolo , i religiosi che conosciamo come Barnabiti . A un certo punto, la conversazione finì su un barnabita, appunto, che da 21 anni era a Kabul , cappellano dell’ambasciata italiana . Quel padre aveva un primato :  a parte i diplomatici, che andavano e venivano, era il solo cattolico residente fisso in tutto l’Afghanistan. In quel Paese , allora , si erano impantanati i russi che, invadendo il posto,  pensavano di fare una passeggiata militare , dimenticando che l’Afghanistan ,   a causa dell’ambiente montagnoso e della bellicosità delle sue genti  , è conosciuto  dagli storici come  “ tomba degli eserciti “.  Gli inglesi, nell’Ottocento, ebbero qui disastri militari tra i peggiori .

Mentre facevo l’intervista  , nei guai  erano dunque  ( e sarebbe toccata poi agli americani ) , impegnati in una guerra feroce da una parte e dall’altra , finita      in una sanguinosa  sconfitta per Mosca . Ebbene, mi raccontava il padre Bassotti che , mentre era   in corso la lotta , giunse a Kabul un frate domenicano francese , il tipico intellettuale clericale  ovviamente marxista , come esigevano i tempi .  Quel religioso si mise subito  in contatto con i russi nella capitale ed esternò la sua ammirazione e il suo sostegno all’Unione Sovietica  e il suo desiderio che la benefica influenza comunista si radicasse  pure  in Afghanistan. Per questo lodava la “  repubblica popolare “  fantoccio messa in piedi e sorretta dai sovietici .   I russi prima si stupirono, poi diffidarono e alla fine espulsero brutalmente  dal Paese quel frate   che parlava bene di loro  e dei burattini locali ai quali  avevano dato una parvenza di autorità.  Doveva essere certamente , pensarono , un provocatore o una spia : in effetti , l’Urss  andava verso l’   ingloriosa  implosione  sotto il peso del suo fallimento,  da tempo   nessuno più, neppure a Mosca ,  credeva nelle magnifiche sorti del marx-leninismo . Possibile che ci fosse un prete cattolico entusiasta di quel sistema  ormai in agonia ?   Purtroppo , era davvero  possibile   : come mi assicurò padre Bassotti, il frate  rimandato   dai russi nel suo monastero francese   senza troppi complimenti,   ci credeva davvero. Era in  buona fede, credeva sul serio nel “ sol dell’avvenir “.  Ed è questo il    guaio , che coinvolse in quei tempi tante altre persone di Chiesa.

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Trovo –   frugo sempre nelle mia cartelle –  una lettera del 2005 inviatami da Fermo   ( detto  Mino )  Martinazzoli, il liquidatore della Democrazia cristiana , avendo coniato egli stesso       motto : << Piuttosto che tirare a campare,  è meglio tirare le cuoia >> . Ero in saltuari     rapporti  con lui : oltretutto era stato un buon sindaco di quella Brescia nella cui provincia abito da molti anni . Tra l’altro , mi sentivo solidale con lui, essendo egli pure  un impenitente fumatore .   Non giudico certo, qui, la sua decisione di sciogliere un partito che aveva ancora il voto di più di un quarto degli italiani e trovo paradossale che proprio quella DC che nel 1948 ci aveva salvato dal comunismo, chiudesse i battenti in contemporanea con un PCI costretto a congedarsi per la vergogna di ciò che aveva combinato il comunismo.  Comunque , sull’onestà dell’uomo Martinazzoli  e sulla sua coerenza con gli ideali cristiani nessuno, giustamente,  ha mai avuto   a che  dire.

Ma  è di  ben altro che si occupa la sua  lettera che mi è tornata tra le mani . Gli avevo  scritto per qualche informazione che mi interessava su degli  eventi nel Bresciano nell’immediato dopoguerra . Ne seguì uno scambio di lettere . In quella  che mi è venuta sotto gli occhi,  ,definisce << feroce stagione giudiziaria >> quella susseguente alla Liberazione.  E così continua, testualmente  : << Il pubblico ministero di questi processi a fascisti o presunti tali fu quasi sempre un alto magistrato che,  durante la repubblica di Salò,  aveva fatto la resistenza  nascosto in una cascina nella campagna di Orzinuovi , nella bassa bresciana, la cittadina dove sono nato.  Di cognome si chiamava Castellano , non ricordo il nome di battesimo,   e fu un accusatore guardato con ammirazione dai partigiani perché   considerato “ inflessibile “ . Chiese parecchie condanne a morte, per fortuna non sempre accolte dalla Corte >> . Ma , qui, l’epilogo a sorpresa, nelle parole di Martinazzoli : << La carriera del Castellano finì quando venne accertato che il severo , temuto   Grande Inquisitore  riceveva tangenti dagli imputati che erano in grado di pagare e di ottenere così richieste di assoluzione . Ci furono degli   innocenti che furono fucilati perché erano indigenti , non potevano foraggiare  l’inflessibile magistrato,     acclamato dai partigiani  >>

Un piccolo, ma significativo frammento della cronaca di quegli anni che – stando a certa storiografia di parte – avrebbero  visto la purificazione democratica dagli orrori  fascismo . Orrori che , veri o presunti che fossero , potevano essere cancellati  da una bustarella  all’austero  vendicatore del popolo .

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Accennavo al   conclamato     tabagismo di Mino Martinazzoli ,  tanto che il suo studio da avvocato era conosciuto  dai bresciani con un termine significativo :  “  la Fumeria  “ . Mi ricordava , in questo , uno scrittore cattolico  che, per mia fortuna ,  frequentai parecchio : André Frossard , l’autore di quel   Dio esiste , io l’ho incontrato  che fu un best seller in tutto il mondo e la cui traduzione italiana curai io stesso, lavorando allora alla redazione della SEI , l’editrice salesiana. Lo accompagnai anche in un giro di presentazioni in molte città italiane . La moglie , che lo seguiva  , mi confidò : << André risparmia sui fiammiferi . Ne usa solo uno, quello al risveglio . Poi, tutte le altre sigarette le accende col mozzicone di quella che ha finito di fumare >>.

Aneddoti ,  pur divertenti,  ma che nulla  c’entrano con quanto vorrei qui ricordare , cioè  una frase che gli sentii dire dal palco di un teatro e che mi annotai  : << La fede è ciò che permette alla ragione di vivere al di sopra delle sue possibilità >> .  Mi ricordò Pascal : << L’ultimo passo della ragione è   riconoscere che vi è una infinità di cose che la superano >> . E’ la ragione usata sino alle sue estreme possibilità che apre al Mistero. .

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Mi capita di sopportare uno dei soliti demagoghi   , quelli che della   povertà cristiana  hanno fatto una  ideologia : e, cioè,  il fastidioso  pauperismo. Che piace soprattutto, chissà perché, ai benestanti  ,  ma solo  quando è praticato da altri.  Quel populista mi  dice, con il tono scandalizzato di ogni moralista, che non approva quei  missionari che chiedono soldi e ne spendono tanti per costruire   una chiesa nel luogo africano o asiatico  del loro lavoro   . << Pensino prima  a una scuola , a un piccolo ospedale , a un acquedotto  , non a   un tempio di pietra e marmi , ne facciano uno di paglia >>, mi dice il demagogo.

Mi succede  poco dopo di imbattermi in una intervista al padre polacco Ryszard Szmydky , Oblato di Maria Immacolata , segretario general e dell’Opera pontificia di propagazine della fede . Dice quel religioso : << Per prima cosa, nei posti di missione,  dobbiamo  costruire una chiesa . E’ una spesa alla quale  le istituzioni europee ed americane di benefattori  danno con difficoltà finanziamenti. E invece è la cosa più urgente e importante  . Chiunque sia stato missionario lo sa. La chiesa è il centro : il suo edificio  non è solo luogo di culto e di preghiera, ma è anche scuola , in caso di emergenza  ambulatorio, centro comunitario, sala di riunione , luogo per la catechesi ….La chiesa è tutto ed è per tutti . Una volta che ci sia , prima o poi arriverà una organizzazione benefica che scaverà pozzi  e farà altro per un aiuto  : ma sarà nella chiesa che si deciderà come fare e come gestire queste strutture >>

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A proposito di chiese. Scopro, in una pubblicazione spagnola , qualcosa  che non conoscevo e che , per dirla chiara , mi lascia molto  perplesso , usando  un eufemismo .  Comunque ,  lo storico che riporta il fatto è conosciuto  e serio , la fonte è autorevole   .  Nel 1940, in segno di amicizia verso Francisco Franco che da un paio d’anni aveva vinto la guerra civile , Hitler decise di fare un regalo alla Spagna  . Le chiese di tutte le regioni spagnole   tenute dalla Repubblica guidata da socialisti, comunisti, anarchici, erano state devastate , spesso incendiate o distrutte con l’esplosivo. Inoltre ,      tutto ciò che era sopravvissuto   era stato rubato.

Dicendo di voler  agevolare la ricostruzione di quei luoghi  , il governo tedesco inviò in Spagna quasi 70 tonnellate di oggetti di culto. Il fatto, però, è che quell’enorme quantità di materiale “ sacro “ proveniva da altre chiese : quelle della Polonia , invasa e saccheggiata dai tedeschi l’anno prima.  Franco accettò il tragico “ dono “ .   Realisticamente, va osservato che sembra    buona cosa che quegli oggetti siano serviti non per un rogo sacrilego del pagano nazismo,  ma per ridare vita a chiese spogliate.      di tutto alla pari di quelle polacche . . In ogni caso ,   per un cattolico ,  è una storia rattristante .