E neppure Messori ci ha ingannati

PapalePapale.com :: 11 ottobre 2012 di Antonio Margheriti Mastino

È la prima volta dacché esiste il nostro sito (circa un anno e mezzo), che esce un libro di Vittorio Messori. Per un sito di apologetica come questo, un evento del genere equivale a quello che è il Ramadam per gli islamici, la Pasqua per i cattolici, il giorno del Ringraziamento per l’americano medio. Abbiamo abbandonato ogni attività apologetica altra, e ci siamo concentrati solo su questo.

Essì cari miei, molte delle persone che collaborano qui si dichiarano abusivamente, con un sorriso, “messoriani”. Che non significa “allievi” di Messori. Ma, per come la vediamo noi, sta a significare tante altre pur belle cose, tre in particolare: che si è lettori compulsivi e un niente feticisti dei libri di Messori; che nel pensare la storia e il presente si cerca di adottare entro i nostri limiti una prospettiva “messoriana”, che poi vorrebbe dire cattolica nuda e cruda, e perciò doppiamente anticonformista e scandalosa; soprattutto significa che siamo tornati al cattolicesimo proprio inciampando in qualche suo libro. Specie per quest’ultima ragione, vogliamo molto bene a Messori: ci ha fatto scoprire la bellezza e la libertà del cattolicesimo… del suo et-et (vero tormentone messoriano), quel contemplare e volere al suo interno il “tutto”, fermo restando per tutti l’Essenziale.

Messori, forse al di là della sua stessa volontà, ci ha reso ragione della speranza che era in lui, o che per meglio dire, un giorno d’estate di mezzo secolo fa, improvvisamente irruppe in lui, come “evidenza del cuore”; e forse (racconta) fu la prima e chissà se non ultima volta che i suoi occhi si bagnarono di lacrime. Dinanzi alla “scoperta” del Vangelo.

Quello “stupore” che commuove e fracassa il cuore (non sono forse le parole più belle della Bibbia quelle dove dice “vi darò un cuore nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra, vi darò un cuore di carne”?) è anche il nostro; ed è il bello della “conversione” alla Cattolica, che è una nuova scoperta ogni giorno, perché non si svela mai tutta insieme ma a poco a poco (ma non era Cristo stesso a promettere: “quanto ora io vi dico lo capirete a poco a poco”?), ed è uno stupirsi continuo che gonfia di emozione il cuore, fa pulsare le tempie dinanzi a questa “scoperta” incessante, e che durerà sino all’ultimo istante: quello clou della speranza cristiana: vedere finalmente il Suo Santo Volto, e in esso riflesso il nostro corpo glorioso, che ha vinto la morte, come Lui.

Quella speranza che quel lontano giorno d’estate di 50 anni fa divenne anche di Messori, è diventata oggi anche la nostra. Ha tenuto acceso il suo “lucignolo fumigante”, ce lo ha trasmesso, prima che scendesse la notte tutto intorno e dentro. Alla stessa maniera adesso sentiamo il bisogno di trasmettere il nostro lucignolo fumigante, la nostra speranza ad altri, perché diventi anche la loro.

Non era questo, in fondo, quel che il Gesù di Nazareth ci aveva domandato? “Andate per il mondo e annunciate: chi crederà sarà salvo”. Non era questo che Pietro ci raccomandava? “Andate, e rendete ragione della speranza che è in voi, spiegate a chi vi domanda”, e possibilmente “con dolcezza”.

UNA SPECIE DI “DOLCEZZA”

Messori, dunque, c’entra! Non sappiamo se nella sua lunga e fortunata attività di apologeta e cronista cattolico, sia riuscito ad essere “dolce” come Pietro avrebbe voluto. Certo è che è stato chiaro e diretto: davvero ha reso ragione, ha risposto a chi gli domandava. E se ha avuto tanta accoglienza e ha seminato tanti risultati, nonostante il tratto ispido e i modi un po’ bruschi, nonostante il suo fastidio e l’ostinato (quando non sarcastico) ritrarsi dinanzi alla pompa magna e vacua della mondanità e del notabilato mediatico, o alle semplici lusinghe dei suoi lettori affezionati (malumori creava il rifiuto di autografare i suoi libri: non per tirarsela, non per superbia ma proprio per sfuggire a questa, e, insieme, schivare le altrui tentazioni idolatriche, ed anche per non cedere alla propria inevitabile vanità) se ha avuto comunque, dicevo, il favore dei lettori, è perché, nonostante questa sua “carenza affettiva” verso le opere e tentazioni della notorietà, tutte le persone che lo seguono hanno capito che la sua “dolcezza” stava proprio in tre cose. Ossia: nella serietà, di chi ha rispetto di se stesso e perciò ne ha degli altri; nella levitas di chi, nonostante tutto, “non si prende mai troppo sul serio”, men che meno quando scrive e scala poi le classifiche; e perciò, infine, invita alla stessa seria levitas i suoi lettori quando lo leggono.

Una delle prime volte che scrissi a Messori (e lui risponde sempre, puntuale, senza fare la Diva che si fa attendere, come al contrario fanno i fessi… che si sentono “importanti”), in tutta sincerità elencai ogni ragione della mia ammirazione per i suoi libri. Non ricevetti un “grazie”, niente di “dolce”. Ma fui fulminato con un brutale “non chiamate nessuno maestro, perché uno solo è il Maestro!… e soprattutto teniamo presente l’ammonimento di quel Maestro unico: guai agli uomini che confidano negli uomini”… Me lo disse con beneficio di inventario, certo, a fin di bene, certo, e io capii e non me la presi. Non me la presi soprattutto perché volevo bene al Messori. Gli risposi, credo, come il cardinale Lambruschini interpretato da Tognazzi in Nell’anno del Signore: “dovemo fa a fidasse”. E io avevo fiducia in Messori. Per questo. Me lo avesse detto un altro, fosse anche il direttore del Corriere, avrei risposto sempre in romanesco, ma con bel altri termini.

E poi perché pensavo che la “dolcezza” del Messori consistesse proprio nel suo aver scelto di essere non un cattolico “esemplare”, ma un cattolico serio. Che seriamente prende, non se stesso, ma i suoi lettori, e le cose delle quali decide di “rendere ragione”. Nel suo essere un cattolico, non un cretino”, sta la “dolcezza” che Pietro raccomanda.

Molti superficiali dicono sia “burbero”, lo direi pure io se mi fermassi all’apparenza, e non sapessi che è solo perché non fa il pagliaccio (e snobba il circo mediatico) che gli appare tale. Si può essere “dolci” in tanti modi, non necessariamente con le smancerie, le quali quasi sempre contraddistinguono invece, come ci ammonisce Shakespeare, le menti corrotte, i cuori nebulosi, le lingue velenose sebbene spalmate di miele. Quando il Demone tenta Gesù, non lo aggredisce, lo adula; quando Giuda sta tradendo Gesù non lo schiaffeggia lo bacia; quando Pietro giura eterna fedeltà a Cristo, mentre questi lo guarda scettico, dopo lo rinnega tre volte.

UN ESPERIMENTO DA FARE A CASA

Perché mi fido di Messori? Dice: perché gli vuoi bene. Certo, ma perché gli voglio bene? Dice: perché ti ha aiutato a convertirti. Sì ok, tutto bello e giusto, ma non basta. Dice: allora ci deve essere dell’altro, una specie di segreto. Quasi!

Si tratta di un esperimento, in realtà, replicabile anche a casa vostra: riesce sempre. Prendete qualsiasi articolo di Messori, di qualsiasi anno (ne trovate raccolte meravigliose nei 4 volumi del Vivaio, edizioni Sugarco, o nel sito ufficiale del Nostro, gestito dall’amico Sebastiano Mallia http://www.et-et.it/), prendete anche qualsiasi suo libro di qualunque epoca. Cominciate a leggere.

Finita la lettura noterete tre cose:

primo, che salvo qualche dettaglio secondario, quanto avete letto, anche se risalente a 30 anni fa, sembra scritto oggi, segno di quella lucidità così cattolica che proprio perché è oltre i tempi (e le mode) riesce a guardare alle cose con realismo, per così come sono e non per come dovrebbero essere;

secondo, che a tutt’oggi nessuno è riuscito a smontare neppure una virgola di quanto Messori ha scritto (in genere gli anticattolici sfottono, irridono, ma poi non smontano: non possono! Eppure ci si son cimentati in tantissimi…) nella sua quasi quarantennale carriera apologetica, segno della sua serietà di studioso e del suo rigore logico, a dimostrazione proprio che la fede cattolica, stante il suo discernimento, si regge proprio in base ai fatti, cosa che non è riuscita invece proprio a chi si reputava, sedicenti prove “scientifiche” alla mano, depositario universale della “ragione” e con essa dell’infallibilità, e sto parlando del gotha laicista;

terzo, Messori ha avuto sempre ragione; quando ha preso carta e penna per scrivere di cose importanti, ha avuto ragione; che si parlasse di storia, politica, chiesa, fede. Magari decenni dopo, quando la cronaca s’era fatta ormai storia (semmai, e quasi mai succede, davvero lascia tracce degne di memoria), ma ha avuto infine ragione. Sono i fatti che lo stabiliscono, superata la prova di resistenza nel tempo.

LEGGERE I TEMPI SECONDO IL VANGELO. NON LEGGERE IL VANGELO SECONDO I TEMPI

Dice: ma allora Messori è un genio, un profeta. Premesso che oggi sono classificati profeti i peggio impostori, cattolici e no ma meglio se sì, manco per niente, Messori non è un profeta: è un realista. Dice: e a che scuola si va per diventare realisti come lui e non prendere abbagli? Alla stessa scuola che ha cominciato a frequentare a 25 anni il Messori, con testo e maestro unico: il Vangelo.

Attenzione, però. Non così come lo vorrebbero leggere i sedicenti cattolici adulti, alla stregua di una raccolta di massime alla Confucio da rigirare come gli pare per giustificare le loro porcate. No! Leggerlo nella sua completezza. Ovverosia leggerlo attraverso la materna mediazione della Chiesa, del Magistero, come Scrittura nella Tradizione, dentro e non fuori la soprannaturale, divina, millenaria sapienza cristiana. Della quale Pietro (che oggi si chiama Benedetto XVI) è custode e amministratore generoso.

Sta qui il segreto di Messori: Leggere i tempi secondo il Vangelo, non leggere il Vangelo secondo i tempi. Sono pagine eterne, mentre tutto scorre, ogni nuovo tempo nasce, cresce, invecchia (male), degenera e muore. Il tempo, per giunta non esiste: è un nome che si dà a una moda.

Ecco cosa Messori ha fatto, niente di occulto. Non è lui dunque che “ha sempre ragione”: è il Vangelo, la Chiesa che non sbagliano mai. E a questi dà retta il Nostro.

L’esperimento è tutto qui.

Dovreste provarci anche voi. Magari a cominciare proprio da questo libro. Che non a caso, o guardacaso!, si chiama proprio “Bernadette… non ci ha ingannati”. Messori neppure. Marx (e tutti gli altri) sì!

Ora vi lascio a questa quasi ora e mezza di intervista di Papalepapale al nostro Vittorio Messori, che ringraziamo per la generosità che ha mostrato nei nostri confronti, la pazienza nel rispondere e certi piccoli privilegi che ci ha concesso, lusingandoci: tipo, per esempio, la lettura in anteprima di Bernadette non ci ha ingannati. Speriamo che non debba pentirsene!

p.s.

Un grazie anche a Federico Basso Zaffagno: senza i suoi consigli “tecnici” questa intervista sarebbe risultata ardua; e al caro amico nostro e di Messori, Sebastiano Mallia, che per primo ci ha dato una spinta.

A proposito: non dimenticate l’appuntamento di oggi, giovedì 11, con Messori a Porta a Porta: ci sarà anche il Nostro nel 50° dell’apertura funesta e provvidenziale del Concilio Vaticano II. Speriamo non ci sia anche quel Melloni accompagnato da sora spocchia e da frate “concilio immaginario che vive solo nella sua fantasia”.