Venerdì di Passione per i cristiani: le cause ed il senso.

di Vittorio Messori, Corriere della Sera, 3 aprile 2015

Venerdì di passione per il Cristo ma anche per troppi cristiani. Proprio mentre scrivo, giungono notizie  drammatiche, le ennesime: questa volta,  dal Kenya. La croce di Gesù sul Golgota è divenuta realtà per tanti suoi seguaci.  I cristiani, infatti,  stando a insospettabili statistiche, sono da anni  la comunità umana  più perseguitata. Il totale delle vittime tende  ad aumentare e coinvolge tutte le confessioni che si rifanno al Vangelo, anche se i cattolici hanno un triste primato , rappresentando la parte maggiore . I carnefici non vengono certo solo dall’Islam ma anche da comunità che la leggenda rosa  occidentale rappresentava come miti, pacifiche, fraterne. La ferocia di alcune sette induiste sembra voler gareggiare con quelle musulmane,  ma pure da qualche ramo  buddista viene una persecuzione crescente. Anche  l’animismo pagano dell’Africa nera vive  ormai da tempo un risveglio sanguinario e pratica volentieri la caccia al missionario cristiano e magari il genocidio verso gli autoctoni che hanno accettato il battesimo.

Perché questi massacri? Probabilmente, il fattore maggiore è un caso esemplare di quella “eterogenesi dei fini “ che deforma  ogni ideologia umana , rovesciando le intenzioni, anche le migliori ,  nell’esatto contrario. Ecco, dunque, l’utopia mondialista, le bandiere arcobaleno, tutti i popoli del globo che si tengono fraternamente per  mano e vivono in pace,  operando per un progresso , ovviamente “sostenibile“. Ecco ancora, sul piano economico,  l’ideologia globalista: un mondo integrato , con razionale  spartizione del lavoro e dei beni , con un benessere (o, almeno, una esistenza  dignitosa ) per ogni Paese e ogni popolo . In realtà è avvenuto ciò che  sempre – historia docet –  è  sempre avvenuto e avverrà: nobili gli obiettivi, ma disastrosi i risultati. I popoli hanno sentito minacciate le loro culture proprio dal mondialismo politico e dalla globalizzazione economica,  sono divenuti consapevoli di una diversità di tradizioni  che  li distingueva da ogni altro popolo. Di queste culture, di queste tradizioni la religione autoctona è un cardine essenziale. Dunque,  i nazionalismi che, paradossalmente,  l’utopia della mondialità ha  risvegliato si sono fatti difensori,  anche con le armi, della fede dei loro antenati, intesa come elemento di coesione politica per la salvaguardia della diversità.  Il cristianesimo, anzitutto, è stato ed è avvertito come un corpo estraneo, da scacciare o, se necessario, da schiacciare con la violenza. Ma perché il maggior accanimento  verso i  cattolici ? Perché il suo cristianesimo è sentito come il più estraneo di tutti, come inassimilabile (a differenza di certe sette di un protestantesimo pronto ad ogni concessione) in quanto dipendente da un’autorità lontana e ritenuta nemica : la Chiesa romana e la rete di vescovi che da essa direttamente , e strettamente ,  dipendono.

Per stare ai cattolici: in certi settori ecclesiali c’è malcontento verso papa Francesco, sospettato di reagire in modo tiepido, timido,  a questa mattanza di figli della Chiesa di cui pure è pastore. Verità imporrebbe di riconoscere che il rimprovero non sembra giustificato:  in effetti, qualcuno ha potuto  compilare una sorta di  antologia delle denunce al proposito del pontefice.  E’ comunque curioso: proprio coloro che lodano (e giustamente ) la prudenza di Pio XII verso coloro che seguivano il Mein Kampf , si lagnano della prudenza del suo attuale successore  soprattutto verso coloro che seguono, fino alle estreme conseguenze, un altro libro, il Corano. Il realismo cattolico ha portato  i papi a firmare concordati con Napoleone, con Mussolini, con Hitler, e con molti altri tiranni. E’ lo stesso realismo che li  ha indotti poi  a una Ost Politik  che scandalizzava i puri e duri dell’anticomunismo, che ha portato Giovanni XXIII a negoziare con i sovietici il silenzio del Concilio sul comunismo in cambio di una mitigazione della persecuzione  e  che porta ora Bergoglio a non ignorare il problema, ma a muoversi con prudenza obbligata. Obbligata, certo,  come fu sempre quella ecclesiale  coi tanti persecutori della storia: non dimenticare ma, al contempo, tutelare le pecorelle minacciate dai lupi, cercando di porre limite alla loro ferocia o con trattati o, almeno, non eccedendo con la protesta pubblica . Facili, edificanti, virtuose le altisonanti  denunce al riparo delle mura vaticane. Non altrettanto benvenute  per chi debba poi, in lontani Paesi , subirne la conseguenze.

Comunque, in una prospettiva di fede – confermata però anche, e sempre, dalla storia – il sangue dei martiri è, per il cristianesimo, il seme non solo più prezioso ma anche più fecondo. Ogni volta, alle persecuzioni ha fatto seguito una nuova  fioritura sulle radici di una Chiesa desolata. Ma, già ora, sembra di scorgere qualche frutto in un Occidente forse meno secolarizzato di quanto si creda: proprio il confronto tra la mitezza cristiana e la ferocia di altre religioni  porta a riflettere sui valori di un Vangelo che non incita alla guerra santa ma al perdono di tutti,  soprattutto  dei nemici. Un Vangelo il cui Protagonista vieta ai discepoli di difenderlo con la spada  e che, sulla croce, prega il Padre di essere indulgente verso i suoi stessi carnefici e verso quel  popolo che a lui  ha  preferito Barabba. Un Vangelo i cui discepoli hanno anch’essi  commesso violenze ma non  da esso istigati, anzi da esso condannati. Forse non è solo folklore la scritta che, ci dicono, sta già dilagando dopo questa serie di stragi sulle magliette dei giovani tra Europa e America: Christianity is better.