Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger

settembre 1985 :: Famiglia Cristiana

Sarà destino di Vittorio Messori, ma tutti i suoi libri diventano puntualmente dei best-seller. Però il destino non esiste: l’uomo è artefice della propria fortuna e, nel caso dell’uomo-scrittore egli la determina scegliendo la materia dei suoi libri. La materia di quest’ultimo successo di Messori è nientemeno che la fede; lo strumento per discuterne, per farne un “rapporto” è un dialogo con la persona più titolata a parlarne nell’ambito della Chiesa, il cardinale Ratzinger, prefetto per la Sacra Congregazione per la dottrina della fede. Anche i lettori più distratti dei giornali conoscono lo scalpore suscitato da questo libro, le polemiche cui ha dato origine; l’editore, andata rapidamente esaurita una prima edizione di trentamila copie, ne ha fatta uscire un’altra proprio in questi giorni, e sono ormai poco meno di settantamila gli esemplari del volume già distribuiti soltanto in Italia; le edizioni straniere si susseguono con identico successo: in Spagna se ne sono già avute tre, in Francia il libro è già ormai ai primi posti nelle classifiche dei best-seller. In questi giorni escono, attesissime, le edizioni tedesca, brasiliana e nordamericana.

Rapporto sulla fede è un dialogo pacato, sereno, sincero, su tutti i problemi, anche i più controversi, che agitano la Chiesa cattolica negli anni seguiti al Concilio Vaticano II. Il cardinale non si è sottratto a nessuna domanda. E ciò è stato riconosciuto da tutti gli innumerevoli recensori del libro, italiani e stranieri, credenti e “laici”. Il campo si è diviso riguardo al merito delle risposte. In linea generale si può dire che da una parte si sono schierati quei critici (anche ecclesiastici, compresi alcuni vescovi francesi) i quali, pur riconoscendo l’indubbia autorità teologica di Ratzinger, hanno creduto di notare nelle sue risposte un certo pessimismo nel giudizio sul post Concilio e sulla Chiesa di oggi, in sintonia con quella presunta “ventata di restaurazione” che qualcuno addebita al pontificato di Giovanni Paolo II. A questi critici hanno risposto molti altri; e valga per tutti il convincente “contromanifesto” di un gruppo nutrito di parroci francesi, i quali hanno contestato agli intellettuali, ai teologi, a certi vescovi di essere «chiusi nei loro schemi teorici. e di conoscere poco «la realtà concreta di un cattolicesimo in grave crisi tra la gente». «Per questo», continuano gli “abbés de campagne”, «esprimiamo gratitudine e riconoscenza al cardinale Ratzinger che ha avuto il coraggio di denunciare una situazione giunta al punto di rottura». Alla vigilia del Sinodo mondiale per il ventesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, nessuna lettura può essere più stimolante di questa, per capire cos’è oggi la fede e dove sta andando la Chiesa.

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