“Una sfida ai moralisti, nemici di Maria”

28 novembre 2005 :: Corriere della Sera, di Aldo Cazzullo

Vittorio Messori lo dichiara fin da subito: “Questo non è un centone casuale ma, quale che sia il suo valore, l’esito di un progetto consapevole e meditato”. Il libro in cui lo scrittore cattolico più venduto e tradotto nel mondo ha raccolto gli scritti di sei anni dedicati alla Vergine sul mensile Jesus – “Ipotesi su Maria”, in libreria per le edizioni Ares – è un libro militante. E il progetto è di sottrarre i temi mariani alla “melassa dolciastra del devozionalismo”. E’l’autore stesso a dirlo:“Chi di noi,anche credente, riuscirebbe a sopportare certi ambienti “madonnari“, con quelle voci impostate, i cori di bimbi, i fioretti, le mamme? Credo ci voglia anche quello, nella varietà della Catholica, che non seguendo la logica dell’aut-aut, bensì quella della et-et, ha uno spazio per tutti. Ma, proprio per questo, la devozione mariana può, deve essere anche virile. Tenera, ma al contempo non sentimentale, allergica a ogni retorica. Ricordiamoci che san Bernardo, dottore della Chiesa per le sue opere sulla Madonna, è anche il predicatore delle crociate e l’estensore della regola dei Templari”. Una “devozione virile” ha anche obiettivi polemici. Il primo dei quali è il pregiudizio anticattolico che Messori addita nelle polemiche culturali di questa e di altre epoche. Uno dei nodi centrali del libro sono le apparizioni mariane. L’autore le affronta da credente ma anche da laico critico,senza rinunciare allo scetticismo di chi ritiene che da Lourdes e Fatima possano venire al più conferme,non certo prove di una fede che basta a se stessa. Questo non gli impedisce –anzi,gli consente– di polemizzare con quello che considera un filone negazionista pronto ora a occultare, ora a falsificare prove per far vacillare la memoria e l’autenticità del mistero delle apparizioni. Un’attenzione particolare è dedicata a Lourdes e ai suoi nemici: dal polemista anticattolico Jean de Bonnefon, che nel saggio “Lourdes et ses tenanciers” basato su documenti di cui Messori dimostra la falsità) arriva ad accostare il santuario a una casa di tolleranza con i sacerdoti come tenutari, al romanziere Emile Zola. Di Zola l’autore fa un personaggio esemplare, quasi il simbolo del bersaglio polemico del libro,indicato con un linguaggio vigoroso al limite dell’invettiva: “Un “progressista” che,con l’irruzione clamorosa a favore del capitano condannato per spionaggio Alfred Dreyfus il celebre articolo J’accuse, che gli costò la condanna a un anno,cui si sottrasse con una non gloriosa fuga all’estero…), e che con altre iniziative analoghe è all’origine della moderna, inquietante figura dell’”intellettuale impegnato”, del letterato che cerca il protagonismo nella vita politica; insomma lo scrittore come sostituto del sacerdote, i pamphlets sociopolitici come nuove encicliche o pastorali,i nuovi dogmi della laica Cultura(con la maiuscola!)al posto di quelli della Chiesa”. Un’attitudine che nel 1978 il giovane redattore culturale Messori aveva già rintracciato nelle pagine del suo giornale, La Stampa, che come spiega ora nella prefazione di “Ipotesi su Maria” si decise ad abbandonare in quanto “non mi era più sopportabile tralasciare lo studio di un libro di esegesi biblica o lo scambio di idee con un buon teologo per ascoltare, nell’ennesima intervista, le banalità di un Alberto Moravia o dei suoi sodali; o impiegare ore in redazione a impaginare materiale di e su una “cultura” insipiente che si presentava per giunta,e con intolleranza, come la sola vera. Mentre a me ricordava sempre più la drastica definizione evangelica: ciechi che guidano altri ciechi”. Naturalmente la polemica culturale è una nota costante ma non il centro del libro. Che è rappresentato dalla figura di Maria e dalle sue manifestazioni nella storia. Nelle 546 pagine del suo “taccuino mariano”, Messori ricostruisce le vicende di Fatima –inquadrandole nel contesto non solo del papato di Wojtyla ma anche di quello pacelliano-, gli scritti mistici di suor Maria di Gesù di Agreda messi all’indice dall’Inquisizione romana, la misteriosa conversione del giovane ebreo Alphonse Ratisbonne nella Roma papalina del 1842, la rimozione della Vergine a opera dei protestanti. Pagine che si possono sintetizzare in un monito: infelici i cristiani che hanno perso la Madonna. L’altra sfida di Messori,infatti,è presentare la mariologia come un’estensione necessaria,una garanzia della cristologia: far posto alla madre gli sembra il modo migliore per rinsaldare il figlio. Nei luoghi e nelle dottrine -come il mondo protestante- in cui non c’è più stata Maria a tutelare l’integrità del cristianesimo, sostiene Messori,“il cristianesimo è divenuto moralismo, solidarismo massonico, impegno cattocomunista, spiritualismo impotente,ideologismo pericoloso. Non a caso la liturgia cattolica definisce la Madonna come la nemica di ogni eresia,perché i dogmi mariani garantiscono quelli cristologici”. E proprio per segnare la continuità -della dottrina e della propria ricerca storico-culturale-, Messori ha scelto per il libro sulla Vergine un titolo che evoca quello del suo primo longseller: “Ipotesi su Gesù”.

© Corriere della Sera