Un promemoria da Vittorio Messori

Sebastiano Mallia spiega bene, qui sotto, come siano andate le cose e perché sia in rete questo sito che -per iniziativa dello stesso Mallia- prende il nome (et-et) di un capitolo di Qualche ragione per credere.

Se, dopo lunga esitazione, ho finito per arrendermi al suo entusiasmo è anche perché ormai da tempo, e da più parti, mi si chiedeva un luogo dove fossero raccolte informazioni sul mio lavoro. Lavoro che, va pur detto, era reso più gravoso dalla necessità di rispondere a chi voleva sapere se e con quale titolo un libro fosse stato tradotto in qualche lingua o che cosa di nuovo stessi scrivendo o ottenere conferma di un dato biografico per una tesi o altre notizie e notiziole. Ora, con risparmio di tempo ed energie, avrò la possibilità di rinviare i miei corrispondenti a questo sito. Avvertendo, peraltro, che alla buona fattura tecnica e all’accuratezza delle informazioni, affianca –temo– qualche motivo di imbarazzo.

In effetti, questo giovane avvocato (che per anni ho conosciuto soltanto per le belle lettere che scriveva, a me “padano”, dal più meridionale –o quasi- punto d’Italia…), questo siciliano “verace”, dunque, sembra affetto da un’eccessiva generosità verso i miei scritti. Metto dunque, subito, le mani avanti : di questo sito ho verificato l’esattezza delle notizie biografiche ed editoriali ma non ho avuto alcuna responsabilità per tutto il resto, che ho visto solo dopo la stesura. Anzi, ho cercato di mitigare in qualche modo certe espressioni del Mallia che mi sono subito sembrate troppo benevole. Inutilmente, peraltro. Lascio dunque a lui tutta la responsabilità di certi entusiasmi.

Approfitto, anzi, dell’occasione per un chiarimento. C’è un ammonimento esplicito di Gesù che mi sembra spesso rimosso anche nella Chiesa, oggi soprattutto: in un epoca, cioè, di personalismi esasperati, di narcisismi, magari di “culti della personalità”. Sono le parole di Matteo, 23,8 :”Ma voi, non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli”.

Se ho sempre allontanato,con un misto di ironia e di fastidio, anche la sola idea di avere dei “discepoli”, se ho fatto di tutto – magari ricorrendo alla battuta goliardica- per non imbalsamarmi in un ruolo da notabile, da caposcuola, da professore, da “busto al Pincio”, è per cercare di prendere sul serio quell’avvertimento evangelico. Sono sempre stato consapevole di non avere proprio nulla da insegnare in proprio ma di avere solo il dovere di richiamare l’attenzione sulla Scrittura e la Tradizione: dove non c’è niente da cambiare o, peggio, da inventare. Ma tutto da riscoprire. Non ho di certo tentato, né mai tenterò, di forgiare degli improbabili –e risibili- “messoriani”, ma di aiutare qualcuno a restare -o a diventare- “cristiano”. Anzi, “cattolico”. Solo Maestro è il Cristo e la Chiesa il solo luogo per incontrarlo, vivo, nell’eucarestia. Ogni chiesuola, cappella, setta, scuola o partito si discosta dalla linea tracciata dal vangelo.

Questo precisato, devo però dire che, quando mi giunse il dischetto con il primo abbozzo, fui colpito dalla lucida esattezza con cui questo corrispondente, che ancora non aveva un volto, coglieva ciò che avevo inteso dire con i miei libri. Se -almeno per i miei gusti schivi di “torinese”, se non altro per cultura- finiva poi coll’esagerare l’efficacia di quelle pagine, resta il fatto che non solo le aveva lette con grande attenzione ma ne aveva colto bene il significato. Insomma: come continuare a esitare, quando per quel sito che tanti mi dicevano indispensabile si offriva –con libertà pari all’affetto– questo lettore acuto, preparato e, al contempo, tecnicamente agguerrito, malgrado la non lunga esperienza elettronica?

Insomma: pur con l’imbarazzo di cui dicevo, ringrazio cordialmente Sebastiano Mallia di questa sua generosa attenzione al mio lavoro. Tanto più lo ringrazio in quanto ha reiterato, ostinato , la sua disponibilità, anche quando gli feci presente che la mia pigrizia mi avrebbe impedito di assumermi gravami, anche piccoli, per il sito. Il quale, dunque, avrebbe potuto contare solo sulla sua fatica. Sia stato per giovanile incoscienza, sia stato per non so quale masochismo: sta di fatto che il nostro avvocato –pur in procinto di diventare, per la prima volta, padre e pur avendo un impegno gravoso da professionista– mi ha replicato che intendeva procedere a ogni costo. Che dire, dunque? Forse, posso soltanto ribadire una ormai annosa persuasione:quella, cioè, di avere lettori ben migliori di quanto non meriti la mia piccola fatica.

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