Tra islam e falsari, Messori fa «Ipotesi su Maria»

18 dicembre 2005 :: Avvenire, di Roberto Beretta

Cherchez la femme. Cercatela anche nel cristianesimo, religione troppo spesso tacciata di «maschilismo» e comunque per più aspetti assetata d’un tocco di femminilità. Cercatela, però non nelle solite Maddalene telenovelistiche o magari in una papessa Giovanna tanto falsa quanto utile a trascorse ideologie. Cercatela anzitutto nell’archetipo muliebre modellato in duemila anni di cattolicesimo e contemporaneamente in una fanciulla ebrea fedele al suo fiat, nella Vergine e nella Madre, nella debole ancilla e nella santissima gloriosa: cercatela insomma in Maria.
«Fatti, indizi, enigmi» enumera Vittorio Messori ad architrave del nuovo tomo, che osa fare il verso al suo primo e indimenticato bestseller: Ipotesi su Maria (Ares, pp. 544, euro 18). L’autore stesso confessa che trent’anni fa avrebbe considerato «stravagante, inaccettabile» compilare un’indagine sulla Madre a mo’ di quella rigorosa – teologicamente e storicamente – compiuta sul Figlio. Invece ora si è convinto che «tutte le verità su Maria sono a servizio della fede nel Cristo» e dunque che lucidarne gli ori (pur «senza cadere in un certo stile madonnaro» da devozionalismo sentimentale) è utile, anzi indispensabile a dare «radice di carne» al mistero dell’Incarnazione.
Allora ecco i 50 capitoli del nuovo libro, che verrà presentato domani alle 18.30 a Palazzo Wedekind a Roma e che raccoglie un «Taccuino mariano» tenuto dal giornalista-scrittore sul mensile Jesus. Non trattato sistematico di mariologia, bensì un vivaio (altro genere caro a Messori) di spunti, correzioni storiografiche, sottolineature originali, osservazioni controcorrente che – pur nell’impressione di un’ordinata casualità – non mancano quasi mai di incidere nel nervo sensibile di qualche polemica culturale contemporanea o comunque nei dibattiti della società e della Chiesa.
«Fatti, indizi, enigmi». Il «fatto» delle apparizioni di Fatima, ad esempio, serve per accumulare «indizi» sull’«enigma» della concordanza tra il nome della località portoghese e quello della figlia prediletta di Maometto: coincidenza, insinua Messori, che sembra un messaggio teologico in codice sulla sotterranea fratellanza – checché se ne dica, con l’attuale «scontro di civiltà» in atto – tra cristianesimo e islam. Così la corona di 12 stelle descritta dall’Apocalisse per la «Donna vestita di sole» fa da spunto alla storia inaspettatamente «mariana» della bandiera d’Europa: la stessa istituzione che non vuole riferimenti cristiani nella sua costituzione… Mentre i capitoli dedicati a Lourdes smascherano una vicenda di apocrifi (creati nel 1906 da un falsario) che non ha nulla da invidiare ai testi sul presunto Priorato di Sion, il quale ha poi fornito legna alle bugie del Codice da Vinci.
Insomma: curiosità da cronista sull’attualità e rigore da storico quanto ai documenti. Buon naso e mano ferma. Anche per questo l’apologetica, di cui lo scrittore convertito si è fatto da un trentennio maestro, è accettabile per credenti e no; perché – pur non disdegnando di frugare tra fenomeni, come i miracoli, «scorretti» agli occhi di moltissimi «laici» e di non pochi cattolici – Messori applica anche alla mariologia la regola aurea (da lui stesso divulgata) dell’approccio cristiano alla realtà: et et, cioè sì al mistero ma anche alla storia, alla ragione e pure alla fede… Del resto si tratta della «strategia della Vergine», come la chiama l’autore: «Proporre, non imporre; illuminare, non accecare; vedere, ma per ombre ed enigmi». Eh sì: in religione come nei gialli, per intravedere un po’ di luce nel mistero cherchez la femme.

 

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