Scommessa sulla Morte

1983 :: Rassegna di Ipnosi, di Aureliano Paciolla

Vittorio Messori con Scommessa sulla Morte offre un valido contributo a tutti gli psicologi non solo con i frequenti riferimenti alla psicologia ma soprattutto perchè oggi, pur essendo universalmente riconosciuto che uno psicologo dovrebbe avere una solida base e formazione umanística, tuttavia si riscontra una quasi completa assenza di letteratura sui problemi esistenziali core, appunto, la morte. Elisabeth Kubler-Ross con il suo Questions and ànswers an Death and Dying (Domande e risposte sulla morte e il morire) ha scrollato la psicologia americana perchè ha fatto scoppiare uno scandalo: ha osato violare il tabù del problema-morte rilevando le carenze di una psicologia senza vita. Scommessa sulla Morte di Messori sta facendo la stessa cosa in Italia: ha già avuto più successo di qualunque atro libro di psicologia e ciò, probabilmente, è dovuto al fatto che è d’un libro “sano”; infatti “ciò -che- davvero è morboso non è parlare della morte, ma tacerne, come si fa oggi. Nessuno è più nevrotico di chi giudica nevrotico affrontare il discorso dalla fine” (15).

Messori non ha peli sulla lingua nel fare intendere che una sociologia o una psicologia o una religione é disumana se non considera e aiuta l’uomo a dare un senso alla sua più tragica realtà: la morte. Negare la morte, così come tenta di fare sia il marxismo che il capitalismo, è un vero e proprio flagello sociale perché impedisce di crescere, cioè di passare dallo stadio infantile a quello adulto; infatti riportando M. de Unamuno si afferma che” E’ La scoperta della morte a far entrare popoli e individui nella maturi tà spirituale” (92).

Con un riferimento specifico alla psicologia si afferma che “Psicologia, psicanalisi confermano l’intuizione di filosofi e scrittori, suggerendo che la vita dell’uomo può essere divisa in due periodi: prima e dopo il sorgere e l’accettazione del pensiero della nostra condizione mortale. Chi non passa dalla prima alla seconda fase non ha la speranza di diventare mai adulto” (92).

Messori non neanche peli sulla lingua nel denunciare lo psicologo che ha nella sua valigetta solo chiacchere a pagamento e tranquillanti e, d’accordo con E. Balducci, denuncia quella “psicologia odierna che si è sviluppata non già per riconciliare con la prospettiva della morte i soggetti afflitti dall’angoscia, ma per ripulirli da quest’angoscia e restituirli al gioco della società del consumo e dell’edonismo” (107).

Scommessa sulla Morte pur non essendo un libro di psicologia è tuttavia un libro per psicologi non c’è un capitolo o una sezione dedicata esclusivamente alla psicologia, ma i riferimenti psicologici sono disseminati qua e là per tutto il libro: nelle varie connessioni politiche, religiose e filosofiche che il problema della morte presenta, lo psicologo può trovarvi molte domande che assillano i suoi pazienti e che egli deve saper affrontare senza rifugiarsi nei soliti meccanismi di difesa o dinamismi psichici consci o inconsci. A conferma di ciò è riportata un’affermazione di uno psichiatra e psicanalista italo-americano. Silvano Arieti: “I1 male del secolo è la depressione. Ora, in trent’anni di lavoro, non ho mai Incontrato un paziente che all’origine della sua depressione avesse la preoccupazione per la crisi energetica, per il deficit dello stato, per le elezioni presidenziali o per qualche altro problema generale. Tutti, senza eccezione, erano depressi e venivano in cura da me per questioni personali” (138). E che cosa c’è di più strettamente personale del proprio atteggiamento di fronte al significato della propria vita, al senso della propria morte, con o senza confrontarsi con Dio o con una religione? Uno psicologo che non sa o non può affrontare col proprio paziente questi problemi, molto difficilmente potrà essergli di aiuto. Musatti stesso, pur essendo ateo, afferma che “i più violenti negatori di Dio sono coloro nei quali è più vivo il -senso della divinità. Sotto questi ateismi. c’è in realtà una grande nevrosi religiosa” (128).

Tra le varie nevrosi che uno psicologo deve affrontare c’è anche quella della propria nevrosi religiosa perché, per dirla con Freud, “Al fondo dell’inconscio nessun uomo è davvero convinto di morire” (133) e per dirla con B. Pascal “Molti ostentano disprezzo per quanto la religione annuncia per il futuro: ‘ma la disprezzano perché hanno paura che sia vera, perché temono che abbia ragione” (137). La domanda sul morire ci porta ad una infinità di domande sul dopo, sull’al di là: è per questo che la morte ci pone di fronte al bivio teismo-ateismo. Non si può dire che è la stessa cosa cercare di dare un senso alla propria vita e un significato alla propria morte in una contesto teistico religioso o in un contesto ateo non religioso; e se invece si sceglie la via di mezzo, quella del teismo non religioso o aconfessionale, siamo certi che non si tratti di un comodo compromesso sostenuto da razionalizzazioni forse capaci solo di mettere a tacere la nostra coscienza psichica ma non quella morale che richiama ad assumerci tutte le responsabilità conseguenti l’essere onesti e sinceri con se stessi?

Uno dei punti di maggior avvicinamento tra Scommessa sulla Morte e la psicologia è senza dubbio quello in cui si riporta un dato del National Institute of Mental Health: “Oltre il 90 per cento dei giovani vede un solo mezzo per raggiungere e conservare un ragionevole equilibrio psichico: ‘trovare un significato nella mia vita’.” (145). Ciò che è interessante è che questo dato è rilevato ogni anno in ben 50 Università Americane e da altri rilievi fatti, non si può dire che la questione del senso della vita e della morte si attenui con la pressione dei bisogni materiali. In questo punto Messori è molto vicino alla psicologia della Terza Scuola di Vienna, quella della Logoterapia, che vede in V. Frankl il suo fondatore.

La Logoterapia di Frankl, infatti, vede la volontà di dare un significato alla propria esistenza come un’istanza originariamente e genuinamente umana non riducibile ad alcun istinto e molti disturbi psichici, alcuni dei quali si possono anche somatizzare, hanno la loro eziologia nella auto o etero-inibizione di questa volontà di significato che non può mai essere definitivamente soppressa. Uno dei valori di Scommessa sulla Morte è quello di dare una più ampia weltanshauung allo psicologo che si vuole sforzare di essere più che un semplice competente dell’inconscio: discutere e avere i1 coraggio di farsi mettere in crisi dalle obiezIoni del proprio cliente, dai suoi problemi esistenziali, dai suoi dubbi religiosi e dalle sue perplessità molto personali. Tutto questo può essere considerato come un segno di maturità dello psicologo.

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