Scommessa sulla morte

8 novembre 1982 :: SIS, di Giovanni Folloni

“No, non siamo diventati eterni, neppure nell’era dei prodigi tecnologici… non ti illudano i cosiddetti “trionfi” della medicina. Qui poco o nulla é cambiato da venticinque secoli dal tempo del salmo biblico: “Gli anni della nostra vita sono settanta-ottanta per i più robusti… passano presto e noi ci dileguiamo…”. Comincia così il libro di Vittorio Messori “Scommessa sulla morte”, da poco in libreria.

A cinque anni di distanza da quella “Ipotesi su Gesù” che allora ebbe un sorprendente successo (mezzo milione di copie e traduzioni in quindici lingue), Messori mette ancora alla prova il suo talento giornalistico affrontando un altro argomento provocatorio, la morte, che é nelle culture del nostro tempo ima specie di tabù. Non é educato parlare della morte in un salotto. Il problema é rimosso dalla memoria. La morte é un argomento osceno, come lo era ima volta il sesso. Non lasciatevi ingannare, dice Messori da qualche libro sulla morte che esce in libreria. Si tratta quasi sempre di tentativi di “convincerla ad indossare lei le mutande che noi ci siamo tolte”.

I libri di Messori, ormai lo sanno tutti quelli che hanno letto “Ipotesi su Gesù”, sono costruiti con un metodo rigorosamente “giornalistico”: raccogliere una montagna di dati, di testimonianze ed argomenti ed esporli, semplicemente, in uno stile asciutto e rigoroso, ma non per questo meno appassionato e partecipe. E’ un dosaggio che a pochi giornalisti riesce.

Nel gennaio del ’79, durante un’intervista, Messori ci disse che avrebbe voluto scrivere una “Ipotesi sulla Chiesa” perché “troppi equivoci tengono ancora lontana molta gente dalla Chiesa”. Nel suo nuovo libro, per il quale stava, come al solito, ammucchiando “materiale”, avrebbe voluto dimostrare che la Chiesa “é credibile malgrado tutto”. Come il Vangelo anche la Chiesa é “segnata dal paradosso, dal rovesciamento di tutte le categorie. Quegli stessi scandali che hanno contrassegnato venti secoli di cristianesimo paradossalmente finiscono proprio loro per essere motivo di credibilità della Chiesa”.

Ci accorgiamo, leggendo questo gustosissimo “Scommessa sulla morte”, che il discorso sulla morte é proprio la provocatoria introduzione al discorso sul paradosso della Chiesa.

Dopo aver confrontato con l’argomento morte tutte le culture contemporanee trovandole vuote, inconsistenti ed evasive sui veri problemi dell’uomo Messori ci conduce, o meglio ci costringe ad entrare a spintoni, nel mistero della Chiesa. La prima parte del libro risulta così una specie di rassegna delle più colossali e arroganti stupidità di un mondo fieramente “laico”, il che vorrebbe dire obbediente alla ragione, ma in realtà viziato, ahimé, da una irrazionalità emotiva, stizzosa e permalosa, incline più alle superstizioni che alla luce del sano intelletto. Perciò, quando si arriva alle risposte che sul problema della morte ci dà la fede, sembra di approdare all’unica cosa diritta che esiste in un mondo storto, all’unico scoglio di saggezza in un mare tumultuoso di stupidità.

Per questa”operazione culturale” il materiale non é mancato a Messori. Il paradosso, nel quale la Chiesa sembrava confinata come curiosità culturale arcaica e destinata alle anime semplici e deficienti, diventa l’unica via praticabile anche per la ragione moderna.

“Anch’io come Pietro -scrive l’autore- avrei gradito andare dove volevo, così avrei potuto salvare qualcosa in più delle ideologie del mondo, ma più andavo avanti più mi accorgevo che -come il Dio che deve testimoniare- anche la Chiesa è “gelosa”: messomi su quella strada, accettata la logica che presiede alla sua vita… ho dovuto accettare quella “morte” alla quale, secondo l’Evengelista, vogliono alludere le parole del Cristo a Pietro: nel mio caso morte ai pregiudizi, alle intenzioni previe, alle reticenze, ai pudori”.

Nulla, quindi, in queste pagine, che sappia di cauta mediazione culturale. Con Messori si torna al gusto della franca invettiva mistificatoria e della polemica vigorosa e senza complessi. Le antiche parole della fede sembrano massi erratici fuori tempo e luogo nella civiltà moderna e secolarizzata, tornano ad essere i soli punti solidi dove la speranza possa fondarsi.

Non è possibile fare analogie, ma Scommessa sulla morte ci rimanda alla famosa “Ortodossia” di Gilbert Keith Chesterton. Non avevamo letto nulla di più frizzante sull’apologia della fede. Dopo tonnellate di letteratura religiosa ecco finalmente, scritto in modo “laico”, un “catechismo” che si fa leggere.

© SIS