Scommessa sulla Morte

1983 :: Psyche, di Aureliano Paciolla

Vittorio Messori con il suo Scommessa sulla Morte mette il dito su una piaga che si vuol dimenticare anche se va in cancrena: il significato della mia vita e della mia morte. Da questa prospettiva Messori si inserisce nella prospettiva della psicologia dell’altezza, ovvero della Logoterapia di V. Frankl ed è sintomatico il fatto che egli non sia uno psicologo: non è necessario essere psicologi per affrontare il senso della vita e cella morte ma uno psicologo deve necessariamente saper affrontare questo problema. Perché è spesso alla base della sintomatologia psichica e non raramente anche psicosomatica. Interpretare una storia personale, fare un’analisi esistenziale partendo dai significato che si cerca di dare alla vita, pur non essendo facile perché prima o poi ci si imbatte nella proposta religiosa, è tuttavia un dovere personale e sociale perché è un impegno che nasce dal senso della propria dignità, dal rispetto di se stessi e dal dovere verso gli altri. Frankl aggiungerebbe che questo è solo l’inizio di una psicoterapia: evitare o reprimere il problema del senso sarebbe l’inizio di uno squilibrio.

Mentre la Logoterapia, tipo aver responsabilizzato il paziente, lo lascia libero di varcare la porta della religione, Scommessa sulla Morte analizza la proposta cristiana come “un’apertura dalla quale irrompe luce che guida la navigazione e dandole una meta le da un senso (148).

Questo libro è quindi utile allo psicologo che vuole comprendere più seriamente il suo paziente, che lo vuole aiutare non solo ad eliminare i suoi sintomi, ma che vuole anche penetrare la sua dimensione esistenziale e religiosa.

Messori non è un idealista che tiene d’occhio ciò che vorrebbe che fosse ma un realista che guarda ciò che è: il voler sopprimere i cimiteri, o il volerli accantonare in periferia, forse, è simile alla legge italiana che ha soppresso gli ospedali psichiatrici. Il primo vuol nascondere “quel che io sono, anche tu sarai”, la seconda vuol nascondere “quel che io sono, anche tu potresti essere”: “angoscia della morte e angoscia della follia sono gemelle; sono le due, terribili, “angosce fondamentali”, insopportabili da uomini senza difese” (299). Non si può sopprimere qualcosa di fondamentali, come appunto l’angoscia della morte, e se si tenta di farlo si creerà un vuoto che si cercherà di coprire, forse, con un fervore culturale ma sarà sempre una cultura nata da un horror vacuii che Frankl chiamerebbe existential vacuum.

Nè si può dire che non reprime l’angoscia colui che disprezza la morte, è il contrario: ha puara di guardarla in faccia. “Ricordati di diffidare di ogni eroe da medaglia d’oro alla memoria: dietro c’è sempre qualcosa dà inconfessabile, un’oscura nevrosi” (333).
Ancora un altro punto di integrazione tra Messori e Frankl è il Deus patient del primo e l’homo patiens del secondo: la religiosità sarebbe dunque un dialogo tra un Dio sofferente (il Crocifisso) e l’uomo sofferente (anch’egli per molti versi crocifisso).
Lo psicologo laico non abbia paura o angoscia di leggere Scommessa sulla Morte; il cristianesimo di Messori è quello di uno che non ha nulla da difendere sul piano personale “neppure la prospettiva di qualche vantaggio onorifico, di qualche gratificazione psicologica. Sono un isolato, un uomo solo… non intendo per questo far da menestrello a certi monsignori, strimpellando serenate sotto i loro balconi, Anzi, nei momenti di malumore quella fede cattolica mi sembra convincente non grazie, ma malgrado loro” (261).

Il realismo di Messori é quello che mostra gli aspetti terapeutici, e segnaliamo solo due: il terapeutico coraggio di affrontare l’angoscia e il senso della morte e della vita (303); il potere dell’amore di proteggere la salute psicofisica e ristabilirla (320).
Vorrei concludere con un’osservazione di V. Frankl: un bravo psicologo o psichiatra dovrebbe, in casi opportuni, prescrivere non un farmaco ma un buon libro da leggere. Scommessa sulla Morte é uno di quei pochi libri-farmaco indicato per l’igiene mentale dei cosiddetti ‘normali’ e per le angosce esistenziali, ma con un’avvertenza: può avere una maggiore efficacia terapeutica se è prima usato da chi lo prescrive. Come tutti i farmaci anche questo ha celle controindicazioni: può mettere in crisi chi crede di essere immunizzato da nevrosi esistenziali e/o religiose.

Scommessa sulla Morte si può leggere anche senza la prescrizione dello psichiatra e lo si può trovare in libreria senza lo slogan pubblicistico “Tutto ciò che avresti voluto e dovuto sapere sulla morte e che nessun teologo o psicologo ha mai avuto il coraggio di dirvi”.

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