Rimetti un teschio in camera

27 dicembre 1982 :: La Gazzetta del Mezzogiorno, di Italo Alighiero Chiusano

Nessuno se l’aspettava, nel 1976, che il libro di un giovane giornalista; Vittorio Messori, dovesse rivelarsi il più clamoroso best-seller italiano, un volume che, tradotto in numerose lingue, avrebbe conquistato mezzo mondo. S’intitola Ipotesi su Gesù e recava una prefazione di Lucio Lombardo Radice, un marxista che aveva molto rispetto per il cristianesimo.

Era forse la vita di Cristo del “compromesso storico”? No. Intanto non era una vita di Cristo, ma una disanima rigorosa, benché scritta con trascinante verve giornalistica, di quel fenomeno unico nella storia che è Gesù di Nazareth. E poi di compromissorio non aveva nulla, perché proprio in base alla verifica storica, documentaria, filologica, geografica, filosofica, Messori accettava l’enunciato della teologia cattolica tradizionale: Gesù è il Figlio di Dio, il redentore dell’umanità.

Messori ha taciuto per sei anni benché sollecitato da ogni parte a darci un libro. Ma finalmente un libro nuovo è arrivato, e giustifica in pieno la lunga e forse faticosa elaborazione (che però, ancora una volta, sparisce sotto una scorrevolezza quanto mai accattivante). L’editore è la Sei di Torino, il titolo Scommessa sulla morte, le pagine 414, il prezzo 8.000 lire. Non spaventi la parola “morte”. O, se ci spaventa, leggiamo subito il libro perché questo spavento è segno che siamo malati del gran morbo novecentesco e perciò bisognosi di cure.

Qual è questo morbo novecentesco? E’ un laicismo tutto e solo terreno, che perseguita, ridicolizza costringe al silenzio ogni accenno qualcosa oltre questa nostra, effimera avventura esistenziale. Se in passato le chiese hanno peccato nel condannare al rogo o al mutismo chiunque sollevasse dubbi sull’ esistenza di Dio o sull’al di là, oggi non solo partiti e movimenti, ma la stessa società nel suo complesso pecca nel reprimere ogni voce, idea, ipotesi che vada in senso opposto.

Ora, poiché di tutto si può dubitare tranne che della morte, e poiché la morte erige un enorme puntò interrogativo sul senso e lo sbocco di tutta la nostra vita, la cosa di cui meno si deve e si può parlare, oggi, é proprio la morte.

Se in passato il tabù di cui si doveva tacere era il sesso, ora le “pudende” da tenere accuratamente nascoste sono tutte quelle cose che riguardano il morire. In questo si trovano d’accordo Est e Ovest, mondo comunista e mondo capitalista: a Oriente la morte è una fastidiosa “panne” nella magnifica macchina progressista del partito e della classe operaia, avviati a sempre più trionfali destini; a Occidente la morte è un intollerabile lucro cessante o danno emergente, che mette in crisi i fasti del profitto.

Per far tacere quella realtà così temuta, tutto va bene, pornografia, culto orgiastico del corpo, droga, indottrinamento politico, musica psichedelica, scienza e sociologia e antropologia usate a senso unico, pubblicità abbrutante proposta truffaldina dell’eterna giovinezza.Vano e persino patetico tentativo, che sfiora solo la superficie dell’uomo, lasciandone insoddisfatte le più intime profondità, Non resta che una cosa da fare: riprendere in esame tutte le antiche proposte sulla morte, soprattutto quella cristiana, e vedere se, sotto quel coraggio di affrontare il grande scheletro, ci fosse solo necrofilia e luttuosità congenita, o non invece una sapienza più che umana circa il vero essere dell’uomo, anzi, un’offerta di gioia di cui nel nostro mondo, fatto di violenza e di incidenti stradali, di lager e di intossicazioni collettive, di fracasso tristissimo e di carnalità senza piacere, si è perduto fin l’ultimo ricordo.

Dirvi come Messori abbia dimostrato che è vera la seconda ipotesi, cioè che quel guardare alla morte con occhio cristiano corrisponde alla nostra vera natura e ci spalanca le porte della felicità (non solo nell’oltretomba, ma già su questa terra), significherebbe riferirvi tutto il libro, tanto quella serie di prove, di argomenti, di citazioni fa tutto un blocco e riesce efficace proprio per la sua compattezza.

Si può dire soltanto che, dopo decenni in cui anche quotati teologi non osavano proporre il cristianesimo se non chiedono scusa di esistere ai mondo laico e perciò annacquando, “demitizzando”, minimizzando per timore di offenderlo, con questo libro di Messori rinasce di colpo, umile ma anche leonina, la “faccia tosta” di proclamare nella sua interezza il messaggio di Gesù. La resurrezione c’è stata, per Messori, e come ci fu per Cristo così ci sarà anche per noi; la vita eterna esiste, come esiste una mela; e avremo tutti il bene di toccarla con mano; nell’eucaristia vive Gesù reale, non solo un suo simbolo, ed è già questo l’anticipo in terra della realtà che ci aspetta dopo la morte.

Duri saranno gli attacchi questo splendido libro. Non solo e non tanto di laici, che forse proferiranno ignorarlo quanto piuttosto di molti cattolici d’avanguardia, che ormai si erano abituati a far passare per dottrina di fede le loro riduzioni al minimo, i loro abbassamenti alla dimensione “orizzontale” del messaggio evangelico. Messori verrà certo accusato di integralismi, di medioevalismo, di retrività.

Non se la, prenda, lui l’uomo giovane, per nulla clericale, giornalista vivace così pronto a fustigare ogni vecchia scoria della Chiesa. Sono cose che succedono. Se ci li vergogna del Vangelo, é bene abbandonarlo, non ritagliarlo secondo la nostra statura o i figurini di moda del momento. Anche sui non credenti sono certo che farà bene un libro dalla “visiera alzata”, come questo.

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