Rapporto sulla fede

settembre 1985 :: Storia Illustrata, di Mauro Anselmo

Dove va la Chiesa? Come sarà il cattolicesimo di domani? Joseph Ratzinger, 58 anni, tedesco, cardinale prefetto della Sacra congregazione per la dottrina della fede (ex-Santo Uffizio) dal gennaio’82, dà una risposta. Un’intervista di oltre duecento pagine con il giornalista Vittorio Messori, un libro che sta suscitando discussioni e polemiche accese fra i cattolici e fra i laici.

Perché il responsabile di una congregazione come l’ex-Santo’Uffizio, legata da secoli alla riservatezza e al segreto, depositaria della stessa ortodossia cattolica, esce allo scoperto? Perché un cardinale tanto autorevole come Ratzinger accetta di sottoporsi a una intervista?

La risposta è nel libro. Il travaglio del cattolicesimo è un dato di fatto: «È incontestabile, dice Ratzinger, che gli ultimi vent’anni sono stati decisamente sfavorevoli per la Chiesa cattolica. I risultati che hanno seguito il Concilio sembrano crudelmente opposti alle attese di tutti. I cristiani sono di nuovo minoranza, più di quanto lo siano mai stati dalla fine dell’antichità».

Ecco allora la necessità di un confronto con la cultura della nostra epoca, la necessità di una riflessione che si esprime con una parola che ha la pretesa di essere definitiva. «La Chiesa di Cristo, dice Ratzinger, non è un partito, non è un’associazione, non è un club: la sua struttura profonda e ineliminabile non è «democratica” ma “sacramentale”, dunque “gerarchica”… L’autorità qui non si basa su votazioni a maggioranza; si basa sul Cristo stesso…».

È la Chiesa di papa Wojtyla, del papa polacco che non teme le accuse di integralismo, a uscire allo scoperto. E lo fa misurandosi in termini netti, a volte perfino brutali, con i filoni culturali, i fermenti, le confusioni, che hanno agitato in questi ultimi anni il mondo cattolico. Tradizione e modernità, Concilio Vaticano II e restaurazione, sacerdozio e impegno politico, teologia della liberazione e marxismo sono i temi che Ratzinger affronta in risposte articolate, a volte sferzanti. È tempo di ritrovare la capacità di opporsi, di denunciare molte delle tendenze della cultura contemporanea, rinunciando a certa euforica solidarietà post-conciliare».

Ecco il cardine intorno al quale ruota gran parte di questa «summa» della neoortodossia cattolica: il Concilio. O meglio «i guasti prodotti dalle deformazioni del Vaticano II», «le esagerazioni di un’apertura indiscriminata al mondo», lo «spalancarsi senza filtri e freni al mondo, cioè alla mentalità moderna dominante, mettendo nello stesso tempo in discussione le basi stesse del “depositum fidei” che per molti non erano più chiare».

È un restauratore il cardinale Ratzinger? «Se per restaurazione intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio… dopo le interpretazioni troppo positive di un mondo agnostico e ateo; ebbene, allora una “restaurazione” intesa in questo senso (un rinnovato equilibrio, cioè, degli orientamenti e dei valori all’interno della totalità cattolica) è del tutto auspicabile ed è del resto già in atto nella Chiesa. In questo senso si può dire che è chiusa la prima fáse dopo il Vaticano II».

Se nell’Occidente industrializzato il cattolicesimo deve fare i conti con una nuova «borghesia del terziario», portavoce di un’ideologia libera]-radicale di stampo individualistico, razionalistico, edonistico, nel Terzo Mondo è la teologia della liberazione a preoccupare seriamente le gerarchie ecclesiastiche.

Il prefetto della Sacra congregazione per la dottrina della fede ne fa un’analisi accurata che sotto certi aspetti si avvicina sorprendentemente a certe analisi di parte laica (Lucio Colletti in un’intervista al mensile Mondo Operaio). La teologia della liberazione farebbe parte «della esportazione verso il Terzo Mondo di miti e utopie elaborate nell’Occidente sviluppato. Quasi un tentativo di esperimentare in concreto ideologie pensate in laboratorio da teorici europei. Per qualche aspetto, pertanto, è ancora una forma di imperialismo culturale, seppur presentato come la creazione spontanea delle masse diseredate».

Di qui il giudizio netto, definitivo, sul marxismo: in Occidente la dottrina di Marx ha perso terreno fra i giovani e gli stessi lavoratori, e si tenta allora di esportarla nel Terzo Mondo: «Infatti, solo dove il marxismo-leninismo non è al potere c’è ancora qualcuno che prende sul serio le sue illusorie “verità scientifiche”».

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