Perchè credo

10 gennaio 2009 :: Toscana Oggi, di Emiliano Tognetti

“Perché credo”. Questa affermazione, che per un cristiano è la domanda fondamentale sulla fede, è il titolo dell’ultimo libro-intervista di Vittorio Messori, scritto con Andrea Tornielli, vaticanista de “il Giornale”.

La prima presentazione del libro, edito dalla Piemme, organizzata dalla rivista “Il Timone”, si è svolta a Milano, nel salone della Parrocchia di San Giovanni Evangelista .
Noi di Toscana Oggi c’eravamo.

«Questo libro nasce da un’idea», ha esordito Tornielli, « sintetizzare, con colui che ha approfondito i temi della fede, i fondamenti dell’esistenza di Gesù, cioè la sua storicità, la sua morte e la sua resurrezione.»

Il problema più grosso secondo il vaticanista de “il Giornale” è che l’attacco al cristianesimo non avviene più a livello accademico, delle università; certi libri «vengono esposti negli scaffali dei supermercati ed il rischio è che la gente comune non abbia gli anticorpi per resistere a questi attacchi.»

Vittorio Messori, autore di diversi libri, tra cui uno scritto a quattro mani con Giovanni Paolo II ed un’intervista “storica” con l’allora prefetto per la Dottrina della Fede ed attuale pontefice, Benedetto XVI, è sempre stato molto riservato sulla sua vita privata, ed è solo grazie alle insistenze di Tornielli e di sua moglie Rosanna Brichetti Messori, se questo libro ha visto la luce.

Non è un libro semplicemente biografico, come hanno sottolineato entrambi gli autori, ma vuol essere una sintesi degli oltre trenta anni di vita professionale e di cristiano di Messori.

«Diventare cristiano e soprattutto cattolico non mi conveniva» ha confessato lo scrittore emiliano, « non solo cercavo di non diventare cattolico, ma proprio non volevo.» Prima della conversione avvenuta a 23 anni nel 1976, Vittorio Messori era un ragazzo che come dice lui stesso « avevo tutto e non mi ero mai posto problemi metafisici. Andavo all’università con i maestri del laicismo, e lavorando alla società telefonica STIPEL, mi pagavo gli studi ed avevo una certa indipendenza economica.»
«Non ero ateo da ragazzo, ma agnostico.» prosegue lo scrittore « mi avevano insegnato che chi era intelligente era agnostico: ignoriamo se esiste Dio e lo ignoreremo sempre.»

Ciò che lo spinse verso il Cristianesimo e la Chiesa Cattolica in particolare, fu un episodio apparentemente normale per uno studente universitario: fu bocciato due volte ad un esame.

«Mi trovavo da solo in casa in una Torino semideserta per le vacanze estive» ha raccontato di sé lo scrittore «sentivo una strana cappa dentro di me era entrato un senso di soffocamento e di sconforto, poi si apri una botola di Luce, nella quale sono caduto per Grazia di Dio e dalla quale sono riemerso con la testa cambiata.»

«Venivo da una cultura liberale e non avevo altra cultura che quella; la mia cultura era quella. Io non ho paura dell’ex, non sono un ex, non ho rinnegato nulla del passato, ma l’ho integrato con la nuova scoperta della fede. Ho rinnegato che della ragione si facesse del razionalismo cioè una ideologia. Mi fu dato di usare la ragione per trovare le ragioni del Mistero.»

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