Per amore di Maria

dicembre 2006 :: La Gazzetta di Alba, di Mauro Aimassi

A trent’anni da quelle “Ipotesi su Gesù” che ottennero uno straordinario successo di pubblico e dopo una nutrita serie di volumi di argomento religioso che hanno lasciato il segno (due scritti addirittura in collaborazione, rispettivamente, con Giovanni Paolo II e col futuro Benedetto XVI), Vittorio Messori ha dedicato alla Madonna l’ultima sua fatica, “Ipotesi su Maria”, riprendendo e ampliando una serie di articoli comparsi a suo tempo sul mensile “Jesus”.

Pienamente in linea con la dottrina cattolica, l’autore sostiene che la devozione alla Madonna, diversamente da quanto affermano i protestanti, costituisce un aiuto necessario alla fede in Gesù: il culto reso a Maria non sottrae nulla a Gesù, al contrario, avvicina gli uomini a lui.

La prima parte del libro è dedicata alle apparizioni della Madonna riconosciute dalla Chiesa e, in particolare, a quelle di Lourdes (del 1858, della prima delle quali il prossimo 11 febbraio ricorre l’anniversario) e di Fatima (1917). Mentre folle enormi di semplici fedeli accorrono senza sosta in queste località (a Lourdes si contano cinque milioni di pellegrini all’anno), alcuni teologi cattolici, sulla scia del razionalismo imperante, mostrano diffidenza nei confronti delle manifestazioni soprannaturali, che nei secoli hanno riguardato perlopiù persone semplici e umili (ma Gesù ha detto: ”Ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai fatte conoscere ai piccoli”, Mt 11, 25); da parte sua, la gerarchia della Chiesa, che usa grandissima prudenza quando deve pronunciarsi su eventi ritenuti prodigiosi (i miracoli di Lourdes ufficialmente riconosciuti sono solo 67), non considera necessari alla fede miracoli e apparizioni successivi all’assunzione al Cielo di Gesù (e non obbliga i fedeli a credervi), ma afferma che possono servire a rafforzare la fede, fermo restando che il miracolo più grande è il pentimento, la richiesta di perdono, la conversione.

Precisato questo, Messori osserva che il cristianesimo non parla solo alle menti, come vorrebbero certi teologi, ma anche ai cuori, e questo spiega la presenza di segni tangibili, come i numerosi fatti soprannaturali susseguitisi nei secoli; del resto, se il Figlio di Dio si è fatto uomo, se è risorto col corpo, se ha voluto continuare ad essere presente tra noi nel pane consacrato, vuol dire che la “materialità”, la “fisicità”, non è affatto estranea ai suoi progetti.

La quantità delle testimonianze favorevoli alla veridicità delle apparizioni mariane e dei miracoli che ne sono conseguiti è tale che anche un non credente privo di pregiudizi non dovrebbe rimanerne indifferente. Ma, come giustamente rileva l’autore, c’è sempre luce sufficiente per chi vuole credere, ma non così abbagliante al punto da obbligare a credere, perché in tal caso sarebbe pregiudicata la libertà dell’uomo – che ne costituisce una prerogativa esclusiva – di dire sì o no a Dio.

In effetti, le apparizioni della Madonna sono sempre state caratterizzate dalla discrezione, come si constata anche da un prodigio vicino a noi nello spazio, cioè la fioritura del pruneto in pieno inverno (a cui sono dedicate alcune pagine delle “Ipotesi su Maria”) che ha luogo da quasi settecento anni a Bra presso il santuario della Madonna dei fiori proprio in seguito ad un’apparizione della Vergine ad una donna incinta che si era aggrappata ad un piccolo pilone a lei dedicato per sfuggire ad un tentativo di violenza: un “segno” piccolo fin che si vuole, “discreto” appunto, ma inspiegabile per la scienza e che il credente può tranquillamente attribuire ad un intervento dall’Alto.

Molto interessante la parte del libro relativa alle verità di fede che riguardano la Madonna: l’immacolata concezione (ossia la preservazione dal peccato originale sin dal concepimento), la maternità divina, la verginità perpetua (cioè anche dopo il parto) e l’assunzione al Cielo in corpo e anima, un singolare privilegio col quale il Figlio volle subito accomunarla a sé. Quest’ultima verità fu intuita dai fedeli sin dai primi secoli, ma ne occorsero molti altri prima che si giungesse alla definizione del dogma, che avvenne nel 1950 ad opera di Pio XII; il “senso della fede” dei credenti aveva capito che, se la Madonna appariva, cioè si faceva vedere e sentire, voleva dire che non solo la sua anima era sopravvissuta, ma anche il suo corpo, che, come quello di Gesù, era risorto e “salito al cielo”. Del resto, non si è mai avuto notizia di un culto reso alla tomba della Madonna, che sarebbe stato inevitabile se solo quella tomba fosse esistita!

Si rimane poi piacevolmente sorpresi nell’apprendere che la Madonna è oggetto di grande venerazione da parte dei musulmani, che non ne mettono in dubbio la maternità verginale e che la collocano sullo stesso piano, se non addirittura al di sopra di Fatima, la figlia prediletta di Maometto e l’unica donna islamica ad avere un posto di rilievo in una religione, per il resto, tutta maschile.

E, visto questo singolare accostamento, sarà stato solo un caso – si chiede Messori – che tra le apparizioni più note vi siano state quelle di Fatima, avvenute in uno sperduto paesino portoghese chiamato così proprio dal nome di una donna musulmana che, molti secoli prima, aveva sposato un cavaliere cristiano dopo essersi convertita alla sua religione?

Di tanti altri fatti sorprendenti dà conto il libro di Messori, come le apparizioni della Vergine nel 1830 a suor Caterina Labouré nel suo convento di Parigi, che sono all’origine della “Medaglia miracolosa” e addirittura – ciò che ben pochi sanno – della bandiera dell’Unione Europea, con le sue dodici stelle in campo azzurro che rappresentano un inequivocabile “segno mariano”; o la conversione improvvisa, avvenuta pochi anni dopo nella stessa città, del ricco ebreo Ratisbonne, poco dopo essere entrato in una chiesa ed aver assistito ad una sfolgorante apparizione della Madonna (“Non mi ha detto niente, ma ho capito tutto”, dirà poi l’interessato, fattosi subito dopo prete cattolico); circa un secolo dopo una conversione analoga riguarderà il figlio del segretario del partito comunista francese, André Frossard, autore del libro “Dio esiste, io l’ho incontrato”.

Tante altre cose ci sarebbero ancora da riferire del lavoro di Messori, ma le scoprirà man mano chi si inoltrerà nella sua lettura, sempre accattivante e raccomandabile a quanti intendono avvicinarsi per la prima volta a questi temi o approfondire le proprie conoscenze sulla dottrina cattolica.

L’autore fornisce anche un suggerimento “pastorale” che merita grande attenzione: “Maria e, in particolare, i luoghi delle sue apparizioni, rappresentano, oggi più che mai, delle chances straordinarie per la fede (da una recentissima indagine dell’Università Cattolica di Milano, organizzata col sostegno della Cei, è risultato, tra l’altro, che quasi il 56% degli intervistati, cattolici e non, crede nella realtà delle apparizioni di Lourdes e Fatima), perché in quei luoghi il Vangelo è riproposto non come sistema astratto di credenze e di indicazioni morali, ma come incontro. Perché non partire da lì per una rievangelizzazione che potremmo dire “deduttiva”: dalla realtà di quei fatti, cioè, alle verità di fede che presuppongono e che confermano?”.

Di grande suggestione – e particolarmente adatta a suggellare un discorso che ha nell’amore per Maria la sua motivazione di fondo – risulta un’altra riflessione di Messori: “I credenti d’istinto si rivolgono da sempre alla Madre quando in qualche modo, si sentono (come dire?) “in soggezione” davanti al Figlio. Perché questa sorta di moto del cuore che li spinge a ricorrere alla mediazione materna? C’è qui, forse, un mistero del quale possiamo solo intravedere i contorni. Il giudizio al tribunale di Dio è improntato, certo, alla misericordia, ma questa convive necessariamente con la giustizia. La realtà del nostro peccato deve pure avere un peso se la giustizia divina vuole essere tale. Ma, allora: forse Maria, nel piano divino, era prevista come tutta e solo “misericordia”, per far pendere la bilancia del Figlio verso il perdono? E’ forse questo il segreto che i credenti, secolo dopo secolo, avvertono con il loro istinto, che li getta in ginocchio davanti all’immagine della Vergine e che gli fa afferrare il rosario nelle necessità più gravi?”.

© La Gazzetta di Alba