Pensare la storia

maggio 1992 :: Civiltà Cattolica, di C. Capizzi

Fin dal 1987 l’A. ha pubblicato su Avvenire una rubrica intitolata Vivaio. Così, di giorno in giorno, ha offerto una lunga serie di interventi molto seguiti dai lettori: tra essi 289 rivedono la luce in questo volume. li genere a cui appartengono non c nuovo. Anche a voler prescindere dalla ben nota, antichissima e ininterrotta tradizione apologetica del cristianesimo, questo volume del Messoti fa pensare, almeno per certi versi, ad alcuni libri del nostro secolo che fecero spesso tumore al loro apparire, ma oggi vivono quasi soltanto nel ricordo di pochi lettori e degli specialisti di stona letteraria. Pensiamo, ad esempio, al Dizionario dell’omo salvatico di Giovanni Papini e Domenico Giuliotti (1923), alle Certezze di Silvio d’Amico (1932), alla Pietra infernale di Giovanni Papini (1934), ai Chiodi solari di Piero Bargellini (1952); per tacere dei numerosi articoli francamente polemici disseminati nella rivista Il Frontespizio (1929-1940) dallo stesso Bargellini, suo fondatore e direttore, e da vari suoi collaboratori (Giovanni Papini, Giuseppe De Luca, Igino Giordani ecc.). spesso sotto la maschera di pseudonimi divertenti: Alcuino, Bertoldo, Ireneo Speranza, Il Vetturiale, Lupo Cerviero Martin Pescatore, Odotkopos. Erano scritti che, in forma più o meno vivace e brillante, denunciavano ciò che con insistenza ricorreva in giornali, libri scolastici, libri di varia divulgazione e, spesso, in libri con pretese scientifiche: storture mentali, pregiudizi inveterati, incomprensioni superficiali, insinuazioni malevole, generalizzazioni tendenziose, falsificazioni inconsce o premeditate, calunnie malcelate contro la dottrina religiosa e morale della Chiesa cattolica e, soprattutto, contro la sua storia remota, prossima o presente.

Come in quelle pubblicazioni, anche in questi ci si muove attraverso il denso sciame di dicerie o affermazioni generiche ripetute dogmaticamente su temi ormai stantii (Galileo e l’Inquisizione, Rivoluzione e progresso, celibato dei preti, Lourdes, Porta Pia, socialismo e capitalismo, concordato, comunismo e cristianesimo, cristiani e nazismo, lotta di classe, Chiesa e cultura, gesuiti, ricchezze vaticane ecc.) o su temi più recenti e che mantengono una certa attualità (ateismo, colonialismo, ecologismo, verdismo; diritti dell’uomo, postmoderno, donne al comando, islàm, mafia, pena di morte; Albania, Auschwitz, Terzo Mondo, divorzio, civil religion, segreto massonico e via dicendo). Intorno a temi dei genere il Messori offre precisazioni e chiarimenti concettuali, rettifiche storiche e correzioni di giudizio di ogni genere, mostrando l’inconsistenza di certe asserzioni o ipotesi assunte ciecamente in funzione di accusa e di condanna della Chiesa, dei Papi, del clero, di questo o quel laico. Tutto ciò sempre nella prospettiva di una visione cattolica della vita e, quindi, della stona.

Nonostante la comunanza delle finalità e, in parte, della tematica e perfino dell’origine giornalistica, questo volume si distingue dagli scritti suaccennati già per la sua evidente destinazione al vasto pubblico dei «fruitori-, (ossia «vittime») degli odierni mezzi di comunicazione sociale. Tale destinazione implica la mancanza di pretese letterarie in senso strutturale: il contenuto, nella sua variopinta frammentarietà, riflette la natura fortuita od occasionale della propria stesura; solo a stento si comporrebbe in un certo ordine tematico. Mancano anche le pretese letterarie in senso estetico, il Messori scrive con andamento tipicamente giornalistico: semplice dimesso, di conversazione- anche se, va subito aggiunto, forte di tutte le risorse stilistiche ed espressive di chi frequenta ogni tipo di ambiente e si muove da padrone nelle redazioni di quotidiani e settimanali. A lode dell’A. va riconosciuto che egli ha cercato di documentarsi su molti dei suoi numerosissimi temi, su alcuni dei quali è tornato più volte. In tali casi, le sue pagine stimolano il lettore non solo a riflettere, ma anche a documentarsi ulteriormente, insomma a «ripensare la storia» nel senso più forte della parola.

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