Patì sotto Ponzio Pilato?

25 giugno 1993 :: Cittànuova, di Giovanni Casoli

Il confronto con ciò che Dio dice di sé, cioè con la sua Rivelazione, dalla prima parola della Genesi all’ultima dell’Apocalisse é sempre stato a sua volta rivelatore del grado di fede, o di mancanza di fede, delle generazioni cristiane succedutesi nel tempo. Tra mille intuizioni, ipotesi e discussioni, ogni epoca cristiana ha cercato di capire e di credere, secondo i modi della propria storia, cultura, sensibilità.

La nostra epoca non sfugge alla regola, ma con caratteristiche molto peculiari: ha straordinariamente approfondito e affinato gli strumenti e i metodi di lettura della Bibbia, e d’altra parte ha sviluppato, sia in ambito cristiano che non cristiano, logiche e metodiche di interpretazione corrosive e sottilmente dissolutrici della verità scritturale, seminando dubbi e ipotesi riduttive, cautele spinte fino alla negazione e concessioni tanto esitanti da rivelare incredulità e rifiuti, soprattutto riguardo a Gesù di Nazareth alla sua vita, alle sue parole e alle sue opere. respinte da molti – e non solo non cristiani o non cattolici – nel racconto inverificabile o nella testimonianza inattendibile.

A leggere certi esegeti e certi teologi, viene da pensare che sappiano benissimo ciò che Dio non può dire e non può fare.

Il pericolo per la fede è reale, e mentre non tocca, ovviamente, il diritto di ricercare liberamente le ferità scientificamente accertabili, dovrebbe ricordare a chi ha la responsabilità dello studio di qualcosa che tanto lo sovrasta e lo supera, che non c’è verità umana, per quanto “scientifica”, che possa Competere con Colui che è l’autore e il garante delle verità umane.

Vittorio Messori, cristiano che ha riconquistato la sua fede con «le unghie e i denti» della personale, faticosa, seria ricerca (di cui sono frutto tanti libri importanti, tra cui quello di diffusione e fama mondiale Ipotesi su Gesù), ha fortunatamente deciso di rivolgere la sua indagine di vero giornalista-scrittore (cioè di “cronista”, come lui dice; e magari quasi tutti i suoi colleghi ricordassero che la vera nobiltà della loro professione sarebbe questa, se la praticassero) alla passione stessa di Cristo; ne è nato un bellissimo “viaggio” a tappe, prima sulla rivista
palina Jesus, poi in volume: Patì sotto Ponzio Pilato? , che è inchiesta e indagine, riflessione critica e analisi storica, antiquaria, religiosa, rigorosamente concreta e minuziosamente indiziaria, un pedinamento serrato delle piccole verità prima quasi trascurate o sommariamente scaricate secondo i gusti ideologici, affinché, rispolverate e ricollocate esattamente nei loro contesti, vadano a confermare, con sorprendente esattezza, le grandi verità, quelle che tanti si sforzano di affossare “dimostrandole” false e inattendibili. Il cronista, che Messori vuole essere, è proprio, invece, lo storico che Messori riesce a diventare; già, perché in molti l’avevano dimenticato, che si fa storia non pregiudicando le analisi, ma anzitutto t analizzando i pregiudizi e i così sgombrando il campo per la futura, non già posseduta, verità.

Messori coglie doppiamente nel segno, quando sottolinea che la passione-morte-risurrezione di Cristo è intanto il nucleo fortissimo della fede quanto il centro narrativo e prospettico dei Vangeli (da cui ogni altra narrazione prende significato); e quando si propone di combattere i dissolutori della verità evangelica non opponendo ipotesi a ipotesi, o tesi a tesi, ma, da buon detective mettendoli in contraddizione con sé stessi e con i Vangeli medesimi (cosa che, in un buon giallo, si chiamerebbe “scoprire l’assassino”).

E lo fa rigorosamente: seguendo tracce, ricostruendo scenari storici, ambientali, geografici, culturali: ma soprattutto facendo parlare uomini e cose, documenti che, lasciati a sé stessi o esaminati sommariamente, resterebbero muti o ambigui e chiama a sostegno studiosi non “di parte”, o costringe chi minimizza o nega a mostrare la sua fretta ideologica, o la sua superficialità professionale.

E procede con grande amore, con l’autore di chi non può vedere insultati sito padre e stia madre (non è la Parola di Dio che genera il cristiano?), eppure reagisce non scompostamente, ma pazientemente smonta una ad una le inverosimili e grottesche costruzioni di castelli ipercritici. E in tal modo ricostruisce, con la pazienza millimetrica di chi sa di lavorare sulla misura dell’infinito (ma non dell’indefinito!), con approssimazioni di impressionante credibilità, l’intera logica del racconto evangelico, facendo meglio rilevare, illuminati internamente dalla sua istruttoria, che vi si immerge, quei dettagli che, come l’ultima goccia, fanno la pienezza, e completano l’edificio, permettendo di leggere il disegno complessivo.

C’è una vera e propria ispirazione, a me sembra, accanto all’abilità professionale di Messori, e dentro di essa; che sospinge continuamente il “fiuto” e il desiderio del ricercatore a non abbandonare in balìa della mediocre intelligenza incredula i piccoli frammenti, le “inezie”, che malamente o tendenziosamente trattati, diventano granelli capaci di bloccare interi ingranaggi, e studiati invece con inesauribile rispetto e gratitudine di credente – ecco dove la fede non pregiudica, ma anzi esalta le capacità della ragione – si dimostrano non solo tutt’altro che secondari, ma danno prosa di essere, essi stessi. rivelazione di Dio. Molti studiosi, tra cui anche certi esegeti e teologi, non hanno (orse dimenticato proprio questo?

Messori ci ricorda, ad essi, a noi, a se stesso, non con una predica ma, strumenti alla mano, conducendo dal principio alla fine, irremovibile, la sua istruttoria illuminata da “intelletto d’amore”. Siamogliene grati.

© Cittànuova