Nell’attesa di Gesù

La Stampa :: 5 novembre 1976, di Arturo Carlo Jemolo

Libro un po’ strano, di uno scrittore che conosce sicuramente la letteratura vastissima in tema di critica biblica, ma non si dilunga sulle infinite discussioni relative alla formazione dei Vangeli. limitandosi ad accennarvi, e vuole giungere con un ragionamento piano ed alla portata di ogni lettore alla sua conclusione: che delle varie ipotesi su Cristo – semplice profeta; o addirittura mito, personificazione di aspirazioni; oppure incarnazione di Dio, il Dio-uomo dei credenti – solo quest’ultima è accettabile.

Né scienza né filosofia possono provare la esistenza di Dio; a ragione Pascal afferma che Dio se esiste è nascosto, traendone il corollario che ogni religione la quale non affermi che Dio è nascosto, non può essere vera. Ora solo per gli ebrei ed i cristiani Dio è nascosto; per l’islamismo è palese come il sole che splende a mezzogiorno.

Per l’autore c’è continuità assoluta tra Vecchio e Nuovo Testamento; il Dio di Abramo è quello di Gesù; S. Agostino scrisse che il Nuovo Testamento è nascosto nel Vecchio, ed il Vecchio diviene chiaro nel Nuovo; i Vangeli sono la chiave per decifrare gli annunci messianici contenuti nel Vecchio.

Ed il Messori mostra tutti i passi della Bibbia da cui appare l’annuncio che Jahvè non sarà solo il Dio di un popolo, ma di tutta l’umanità, e che verrà un tempo in cui sarà Egli stesso a guidare gli uomini.

L’attesa messianica è sempre stata fondamentale nell’ebraismo: questo è certo. Ma c’è un’altra caratteristica dell’ebraismo che Messori pone in luce; mentre esso giunge subito all’idea del Dio unico, le altre religioni non vi arrivano, quando vi arrivano. che lentamente, attraverso un’opera di epurazione; mentre le altre religioni concepiscono la storia come una serie di cicli chiusi che si ripetono l’ebraismo ha, connessa alla idea del Messia, quella del progresso, di un avvenire glorioso, e la mantiene anche quando è povero ed oppresso, una pagliuzza di fronte alle di monarchie orientali.

Inoltre la predicazione di Gesù avviene proprio quando si verifica « la pienezza del tempo », secondo i calcoli ricavati dalla profezia di Daniele e da una «equivoca profezia» ricordata da Giuseppe Flavio. E l’autore osserva (anche a conferma di questa «pienezza del tempo») che «in un intervallo di circa duecento anni avvengono fatti decisivi per il popolo dell’Attesa: la Scrittura è fissata dalle autorità religiose ebraiche senza possibilità di ampliamenti, senza cioè che si ammetta più la possibilità di riconoscere nuovi libri come canonici; non esigui gruppi dell’ebraismo «acclamano come il Messia annunciato dai profeti » quegli che è ora apparso. Gesù; «il tempio di Gerusalemme è distrutto definitivamente; sacerdozio e sacrifici cessano; la dispersione degli ebrei nel mondo si fa massiccia, e l’esodo iniziato secoli prima è quasi completato; il giudaismo in Palestina è ridotto al lumicino come conseguenza delle due rivolte, dei 70 e del 132 d.C.: passo che sarebbe a ricollegare con l’altro del libro, per cui tutta la storia del mondo sarebbe a spartirsi in due grandi periodi, prima e dopo Cristo.

I Vangeli: sono storia predicata, non rapporti burocratici, non cronache nel senso odierno del termine. Si formano a tappe; la prima è la vita e la predicazione di Gesù; la seconda, la predicazione originale dei discepoli, con l’intento di fare degli ascoltatori, non degli storici, ma piuttosto dei credenti; la terza, la redazione dei Vangeli che possediamo, avvenuta alcune decine di anni dall’inizio della predicazione orale, anche sulla base, pare, di prime sommarie raccolte di detti di Gesù»; gli autori dei Vangeli scrissero scegliendo alcune delle molte cose che erano state tramandate a voce o per scritto, alcune altre sintetizzando, altre spiegando con riguardo alla situazione delle chiese; ma sempre riferendo con sincerità e verità. Il Vangelo di Giovanni, scritto per ultimo, affianca gli altri tre, come una quarta tappa, la riflessione teologica.

Le pagine più interessanti del libro sono a mio avviso proprio quelle di analisi dei Vangeli, di mostrare come essi siano vere e proprie narrazioni di cose udite o viste, senza mai il tentativo di compiacere il lettore, andando molto spesso contro quello che sarebbe stato il desiderio del lettore del tempo (ad esempio il gran posto dato alle testimonianze delle donne, le donne nominate nella genealogia di Gesù: Tamar, Raab, Rut, Betsabea, il non parlarsi mai dell’aspetto di Gesù, non dargli i tratti che ci si attenderebbe per il Dio-uomo o per il Messia, il farlo morire di morte ignominiosa); mentre le contraddizioni tra alcuni passi dei vari Vangeli non sono che apparenti, facilmente spiegabili. Palese la differenza con i Vangeli apocrifi, che insistono invece sui tratti miracolosi che fin dalla prima infanzia indicherebbero l’Uomo-Dio.

E fin da Paolo tutti i primi cristiani hanno ravvisato negli evangelisti coloro che avevano udito e visto, a cui occorreva rifarsi, anziché discutere e teorizzare. E sta poi che dei molti annunziatisi come Messìa non rimane che il nome, noto solo ai dotti, mentre il messaggio di Gesù vive, unico, da duemila anni. C’è qui la novità del Dio dell’amore.

La maggioranza degli ebrei non credette in Gesù; credettero i discepoli, e presto piccoli gruppi ebraici, cui rapidamente si aggiunsero gentili, di città dell’Asia Minore: probabilmente i semplici di cuore, i non teologa quelli che adoravano Dio in umiltà, credendo nella sua onnipotenza, ma non chiedendosi se il Messia sarebbe stato un uomo, od avrebbe potuto essere una diretta manifestazione di Dio, il Dio che si fa uomo in un proprio figlio: idea che non poteva non ripugnare agli ebrei colti, ai teologi, diremmo oggi.

Forse a mio avviso l’autore troppo insiste nel confutare l’ipotesi critica di un Gesù mai esistito (già molti anni fa il Guignebert in una critica radicale secondo cui nulla sappiamo di quel che Gesù predicò, dava per solo certo il fatto di un uomo così chiamato morto sulla croce al tempo di Tiberio; e gli è facile trovare nelle recenti scoperte archeologiche riprove abbondanti della verità di tutti i riferimenti storici e geografici dei Vangeli) ed altresì nel confutare l’idea di un’alterazione della verità nata dall’accordo di quanti volevano fissare e diffondere la loro fede nell’uomo-Dio.

Libro bene organizzato e che può molto dire ai non critici, a chi guardi integralmente il fenomeno ebraismo-cristianesimo. Un po’ strano che il libro, volto a dimostrare la verità dei Vangeli, la esistenza del Dio fattosi uomo, sia preceduto da una prefazione. del resto in sé ottima, di un marxista. Lucio Lombardo Radice, non credente, ma che riconosce essere il cristianesimo una religione peculiare, la sola del mondo d’oggi che ha al suo centro l’uomo.

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