Nel nuovo libro di Messori le ragioni di una “scommessa”

10 gennaio 1998 :: Jesus, dicembre 1997

Tutto è nato da una serie di conversazioni tra due amici e colleghi: è successo, cioè, che Vittorio Messori e Michele Brambilla (caposervizio alla redazione culturale del Corriere della Sera), si soli, trovati a discorrere sulle ragioni di una fede che, entrambi, hanno riscoperto dopo una giovinezza lontana da chiese e catechismi.

Messori, si sa, è tra l’altro l’autore della prima intervista della storia a un Papa (Varcare la soglia della speranza) e della prima intervista a un prefetto dell’ex Sant’Uffizio (Rapporto sulla fede), oltre che di uno dei maggiori best-seller internazionali, Ipotesi su Gesù. Brambilla, malgrado l’età ancor giovane, ha già pubblicato quattro libri, tra i quali L’eskimo in redazione giunto alla settima edizione nonché In nome del Padre, colloquio col maggior giornalista “missionario” italiano, padre Piero Gheddo.
I due giornalisti e scrittori, uscendo una domenica mattina dalla messa, hanno deciso di interrogarsi sul Credo che avevano appena recitato. Così, chiusi nella biblioteca di Messori, sul Lago di Garda, in compagnia soltanto di un registratore, si sono chiesti se l’uomo moderno può continuare a prendere sul serio quelle affermazioni su Dio, su Cristo, sulla Chiesa che per la ragione umana – sembrano davvero lo “scandalo” e la “follia” di cui parla san Paolo.

Dio esiste? È veramente un “Padre”? Perché credere in lui piuttosto che in altre immagini della Divinità? Se c’è, se è onnipotente e buono, perché lo scandalo del dolore e della morte? Che rapporto c’è tra la scienza attuale e la fede?

Ma, prima di ogni altra, una domanda ancora più radicale: perché occuparsi di “religione”? Perché interrogarsi sulla credibilità del cristianesimo? Che cosa ha “in più” il credente rispetto all’agnostico o all’ateo? Che c’entra la fede con la nostra vita concreta e quotidiana?

Sollecitato dalle domande di Michele Brambilla (interlocutore a pieno titolo ben più che “semplice” intervistatore), Messori ha sintetizzato le “ragioni per credere” che gli sembra di avere individuato in decenni di riflessione, di studio, di scrittura su questi temi. Il libro che è uscito da queste conversazioni ha per titolo Qualche ragione per credere (Mondadori, pagg. 300, lire 29.000). È in libreria da qualche settimana, con una prima tiratura assai elevata rispetto agli standard consueti. L’editore, infatti, è convinto che le «risposte-proposte» di queste pagine, condivisibili o meno, sono comunque tali da provocare la riflessione di chiunque s’interroghi sull’enigma della condizione umana, davanti a cui è muta ogni filosofia e che nessun progresso scientifico potrà mai colmare. Gli autori, dal canto loro, sono consapevoli di avere dato un taglio controcorrente se non provocatorio al loro colloquio: « Il Dio in cui crediamo e che proponiamo ai lettori è quello della tradizione non solo cristiana, ma addirittura cattolica. E diciamo “addirittura” perché è proprio questa prospettiva che sembra essere rifiutata oggi da molti».

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