Messori, uno stratega alla von Clausewitz

5 dicembre 1993 :: Il Nostro Tempo, di Italo Alighiero Chiusano

Vittorio Messori ha moltissimi amici ed estimatori. I quali non si perdono mai un suo libro, fin dal fortunatissimo Ipotesi su Gesù (1976), li fanno leggere ai colleghi, se sono insegnanti li portano in classe e ne leggono capitoli interi alla scolaresca. Questi fan si trovano anche all’estero, e non solo negli ambienti cattolici.

Ma ci sono anche, di Messori, nemici acerrimi e numerosi. E non solo, rovesciando la situazione, in ambienti ostili al cattolicesimo, ma anche tra cattolici di radicata fede: teologi che non lo leggono nemmeno, intellettuali cristiani che lo considerano un frutto velenoso. Quanto ai laicisti stretti, o lo avvolgono dentro la nebbia del silenzio, o ne danno un’immagine che assomiglia a una caricatura. Il massimo, in quest’ultimo senso, fu quando certe affermazioni sul Risorgimento da lui fatte a un Meeting di Rimini, fraintese e gonfiate fino al grottesco, servirono a far di lui un mostro antirisorgimentale da sbattere in prima pagina é da additare alla pubblica esecrazione.

Ebbene. tanto per cominciare, chi voglia sapere come andò veramente quella faccenda, prenda in mano l’ultimo volume messoriano, La sfida della fede (Edizioni San Paolo. 532 pagg. lire 28 mila) e si legga le pagine 435-446, dove l’autore documenta, registrazioni magnetiche alla mano, quali parole furono veramente pronunciate e che cosa, da quelle discutibili ma non certo criminali parole, riuscì a ricavare quell’esagitata repubblica dei mass media che non arretra di fronte a nulla pur di imbandire uno scoop.

Quello che nessuno può negare è che ci troviamo di fronte a un cinquantenne (emiliano, di Sassuolo in provincia di Modena) che ha si della sua gente la bonomia ridanciana e l’intelligenza sorniona, ma che di radicalmente suo ha una vena polemica tagliente, senza compromessi e anzi alla ricerca dello scontro. Però (e questo i suoi nemici non sono disposti a perdonarglielo) non nutrita solo di succhi amari e di reazioni dispettose (benché in lui ci sia anche questo), ma fondata su studi severi, su ricerche pignole. su citazioni a raffica.

Finché scrive libri su Gesù Cristo o sulla morte o intervista chilometricamente il cardinale Ratzinger. la sua vena più caustica traspare meno, tutta assorbita dal personaggio o dal tema che domina sovrano. Ma quando, tracciando la stupenda figura del beato Faà di Bruno, ci dà un’immagine inedita del Risorgimento. e soprattutto quando, per il giornale Avvenire, infila centinaia di pezzi di attualità intitolati Vivaio (raccolti in un primo volume dal titolo Pensare la storia, e ora in una seconda scelta dal titolo, appunto, La sfida della fede), le occasioni di cantarle chiare ai “nemici della Chiesa” sono tantissime, e Messori le raccoglie tutte.

Gli si può forse rimproverare di procedere più secondo le strategie belliche di un von Clausewitz o secondo la logica alquanto unilaterale di un avvocato difensore o di un pubblico ministero. Messori ad esempio non fa quasi mai il pur salutare e molto cristiano esercizio dei mea culpa per gli errori dei cattolici. Tuttavia, dove Messori lavora a sfatare qualche “leggenda nera” o ad aprire gli occhi su certe presunte benemerenze del mondo laicista o a svelare retroscena tutt’altro che edificanti delle forze che si oppongono alla religione e in particolare al cattolicesimo. è davvero difficile convincerlo di disinformazione e meno che mai di malafede, e anzi spesi ne usciamo noi stessi con un tantino di vergogna per la nostra ignoranza, la nostra facilità a dar retta chi grida più forte, a farci ingannare dalle apparenze. Si legano, in questo libro, le parti che ci fanno conoscere un meglio il partito dei Verdi spesso idealizzato dai cattolici, indebitamente accostato all’ideale francescano. O si consulta la lunga sezione dedica alla Sindone di Torino ed alla famigerata analisi al radiocarbonio (ora, per fortuna, del tutto ridimensionata grazie anche all’intervento, nientemeno, di un ex premio Lenin, uno scienziato di chiarissima fama internazionale di nome Kuznezov).

Messori, ripeto, è un guerriero nato, e l’odore della polvere gli piace molto. Ma è anche un pensatore: non eccelso, ma sereno e bene informato, che ama portare il suo lettore “in più spirabil aere”, dove si avverte un soffio che fa pensare al Divino. Raccomando, sotto questo aspetto, alcuni pezzi che danno nutrimento allo spirito e all’intelligenza, come quelli intitolati “Probabilità” (cioé il calcolo delle probabilità), o “Cieli che cantano” (tra il mistico, lo scientifico e il pitagorico), o quello, sorprendente, sulla “Sezione aurea”. Né lo scrittore in senso narrativo o poetico è del tutto assente, tanto da giustificare la voce di una prossima sortita del saggista Messori nel campo del romanzo. Basterebbe il capitoletto “Giorni di festa” per farcelo sentire.

Ma insomma, il forte del libro è pur sempre quello che ci mette di fronte ai problemi del giorno, cioé, come recita il sottotitolo. alla .cronaca in una prospettiva cristiana.. E allora vedrete, in questa prospettiva, diciamo cristiano-messoriana. che cosa diventano argomenti come il sesso, i Musulmani, Lega lombarda, la festa dell’Unità, i miracoli, le conversioni. i Valdesi, i Testimoni di Geova, la burocrazia clericale (un esempio, stavolta sì, di autoaccusa)… O personaggi come Craxi, Moravia. Schillebeeckx. M.L. King, Enzo Tortora Prezzolini, Oriana Fallaci, il cardinale Siri…

Un menù ricco, ricchissimo, e anche troppo variato. Se ne potranno rifiutare alcuni piatti, ma dopo averli almeno assaggiati. Non voler nemmeno dargli un’occhiata, magari per leggere l’ultima fatica di qualche filosofo del “pensiero debole”, secondo me è un brutto segno: o di presuntuoso elitarismo o di una grande insicurezza.

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