Messori “indaga” sulla Maria di Lourdes, Fatima e Nazareth

24 dicembre 2005 :: Avui, di Sergio Sotgiu

Quasi in conclusione al suo serrato, persuasivo, “Qualche ragione per credere” (Rizzoli) Vittorio Messori si sente di dire al suo intervistatore, Michele Brambilla: “Sarà bene affrettarsi a chiudere, prima che i teologicamente corretti ci portino via in camicia da forza”.

Chissà quanti fra quelle schiere avranno desiderato un conclusione di questo tipo. Ma Messori -il saggista italiano più tradotto e più letto al mondo non è Umberto eco, come credono gli ignoranti, è Messori- è persona di equilibrio raro, che ama mettere alla prova costantemente le sue convinzioni e farsi beffe della camicia di forza dei luoghi comuni… Ed eccolo ora impegnato, a 30 anni di distanza dalle sue celebri Ipotesi su Gesù con questo suo fresco di stampa Ipotesi su Maria. Fatti, indizi, enigmi (ed. Ares euro18) interamente dedicato alla Vergine.

All’Autore non è evidentemente bastato il fuoco di sbarramento opposto da certi teologi, loro sì correttissimi, per i quali la mariologia è nientemeno che “il tumore del cattolicesimo” e il “bubbone della cristologia autentica”, Messori ha proseguito con pazienza e perseveranza la sua indagine su apparizioni, rivelazioni, misteri legati a Maria di Nazareth. I fatti e gli echi di Lourdes e di La Salette, di Fatima e di rue du Bac sono analizzati alla luce di una ragione e di una logica che non lasciano scampo. Sorretto da una vasta documentazione storica, Messori non teme di toccare problematiche complesse o addirittura (per i fautori di un maldigerito ecumenismo) ‘scabrose’ come il paganesimo e I’Islàm, l'<antievangelo ebraico> e il credo storicamente duttile dei riformati.

Con una essenziale conferma: laddove si mantiene vivo il culto per Maria viene anche consolidata e arricchita la fede nel cristianesimo, dove invece questo non avviene, magari con la solita pretesa di un credo più ‘puro’, viene abbandonata la fede stessa. La Vergine assume perciò il ruolo di significativo e sicuro baluardo della identità cristiana. Questo (e tanto altro) Messori comprova nella sua indagine arricchita da racconti, aneddoti, testimoniami, rimandi, letture, scoperte, con coerenza critica e uno stile invidiabilmente fluido (i cui meriti solo i cretini possono attribuire alla pratica giornalistica). Si tratta di 50 capitoli senza l’ombra di un cedimento a toni languorosi o a sentimentalismi devozionali, vivacizzati da puntualizzazioni polemiche, da chiarificazioni originali, da notazioni frizzanti che rendono agilissima la lettura di queste 500 e più pagine.

Forse al lettore non dispiacerà qualche assaggino.

I fautori del “rispetto” totale? Sbagliano. Si rispettano gli uomini, mentre le idee, se sono sbagliate, è doveroso contrastarle e rifiutarle.

La Chiesa? Attenti a quanti la riducono ad una “Agenzia con l’hobby della religione, ma dedita soltanto alla pace, all’ecologia, alla democrazia, alla morale corrente al momento”.

Il pauperismo? Pura demagogia che non trova appoggio nei Vangeli “ma solo negli schemi di chi vuole leggerli come manuale del rivoluzionario politico”.
Il riveritissimo teologo Hans Kung? Un dissidente di professione “che ha ridotto la fede a ideologia liberai, a modernismo anni Sessanta” e che vuol decidere sempre lui quel che è importante o no.

Le vecchie ideologie laiciste? Ci credono solo certi preti, non i laici più aggiornati.
Le rivoluzioni e le loro pretese egualitarie? Una truffa colossale. Il loro primo e spesso unico risultato è stato di creare “nuove caste privilegiate, ancor più esclusive delle precedenti e, per giunta, ammantate di ipocrisia.”

Le Sacre Scritture per certi biblisti? Si tratta di testi manipolabili a piacere, giacchè “di intoccabile e di indiscutibile non ci sono che le note dei docenti”.

La democrazia applicata alla religione? Ecco il risultato: “Gesù deve rientrare nei ranghi, puri e semplici, dell’umanità; e Maria, in quelli della Chiesa tra sorelle e fratelli alla pari di lei”.

Dunque, in filigrana, un consiglio: attenti allo spirito del tempo se non volete gettare il cervello nelle discariche e la fede nella cloaca massima del politicamente corretto. Quindi fra le righe, un invito: ogni generazione ha bisogno di ritrovare nei vangeli “lo stupore di un dono inatteso”.

Avvertenza finale: maneggiare con cura, è un libro godibile, caldo, allego. Se ne sconsiglia vivamente la lettura ai cattolici complessati.

© Avui