Messori: continua il mistero di Gesù

novembre 1992 :: Tuttolibri de La Stampa, di Mauro Anselmo

Mettere in piedi la fede. Andare alle radici, guardarle da vicino, verificare se le fondamenta della cattedrale cristiana sono di roccia o di sabbia. A sedici anni da Ipotesi su Gesù, best-seller internazionale da un milione e mezzo di copie solo in Italia, Vittorio Messori torna a esplorare le ragioni del credere. E fin dalle prime pagine del nuovo volume, edito dalla Sei, pp. 368, L. 25.000, Patì sotto Ponzio Pilato? (col punto interrogativo, in modo da lasciare aperte tutte le porte), scopre le carte. Che si riassumono, prima di tutto, in una raffica di interrogativi. «Che rapporto c’è tra ciò che i Vangeli raccontano e ciò che è davvero successo?». «Il Nuovo Testamento può stare ancora sullo scaffale della storia o dobbiamo trasferirlo fra i testi di poesia, di mitologia?». «Che pensare delle teorie (da tempo sostenute anche da specialisti cristiani) secondo le quali i detti e i fatti di Gesù sarebbero stati manipolati a tal punto che sarebbe ingenuo prenderli per storici?».

La condanna, la passione e la morte di Gesù. Si comincia con Giuda («Ma l’Iscariota è esistito?»), si continua con Barabba, i due ladroni, Nicodemo, i sommi sacerdoti Anna e Caifa, e si finisce sul Golgota con il Messia che muore fra le tenebre e la cortina del tempio che si lacera in due parti. Episodi personaggi. Messori apre Vangeli e non tralascia nulla. I I gallo che canta per tre volte quando Pietro tradisce Gesù. Il ruolo storico di Pilato. L’episodio di Erode Antipa. La tunica spartita dai soldati romani. Il dilemma se Gesù «sia stato appeso a un palo o alla croce Quella scritta, «I.n.r.i.», che i cristiani sono abituati a vedere in ogni immagine della crocifissione.

Che cosa c’è di vero? E di inventato? Lo zoccolo duro della fede cristiana è messo alla prova della ragione. «Ho eseguito come dei “prelievi” nel materiale evangelico – scrive Messori – per esaminarlo alla luce di quanto possono dire storia, archeologia, filologia, talvolta psicologia; ma anche – se non soprattutto – alla luce di quel volto umile, quotidiano della ragione che è il buon senso. Una qualità che spesso non sembra accompagnare l’erudizione di tanti specialisti».

Chi ha ragione? Gli specialisti, i teologi, i «professionisti della bibbia», come li chiama Messori, «giunti fino a teorizzare che la fede sarebbe indipendente dalla storia?». O ha invece ragione lui, questo «cronista» di formazione laica, laureatosi a Torino nel ’65 con una tesi sul radicalismo storico con Alessandro Galante Garrone, convertitosi al cattolicesimo a 24 anni, più che mai convinto che «Dio si nasconde nei particolari, ma lascia delle tracce, impronte digitali ben visibili per chi le vuole scoprire?».

Patì sotto Ponzio Pilato? è il trattato di un investigatore. Messori ha la lente di Sherlock Holmes e l’aggressività di Perry Mason. Difende i Vangeli. Sempre e comunque. Senza tentennamenti, pronto alla battaglia. Che cosa ha scoperto? «Che la tenuta storica dei Vangeli è fuori discussione risponde Messori -. Ho lavorato su questo volume sedici anni e credo che abbia ragione uno studioso come Lucien Cerfaux, che comincia così uno degli ultimi libri: oggi, dopo due secoli di critica accanita, stiamo scoprendo con stupore e sgomento che probabilmente il modo più scientifico di leggere i Vangeli è il modo più semplice».

Un investigatore, alla ricerca dei «colpevoli». Nelle prime pagine del volume c’è una citazione del cardinale Joseph Ratzinger: «La scienza degli specialisti ha steso un filo spinato attorno alla parola di Dio, sequestrata dagli accademici») Messori, sono proprio colpevoli gli «accademici»? «Partiamo da lontano: che cosa hanno fatto, nell’ultimo secolo, gli avversari delle fede? Hanno puntato le batterie sulla comunità cristiana primitiva. Le hanno attribuito la costruzione di *un vangelo a suo interesse e gusto, costruito col mito e non con la Storia. A partire dai primi anni del Novecento anche certi specialisti cristiani si sono associati a queste tesi: Gesù è essenzialmente il prodotto della fede. I miracoli? Il frutto della fede. La resurrezione? Un’immagine della fede. Dunque chi è Gesù? Non il figlio di Dio resuscitato il terzo giorno, ma un autore di buone massime, un filantropo, un pacifista, una specie di Socrate ebreo con la vocazione del predicatore. No signori, io non ci sto. I cristiani non devono temere la Storia. Gesù è il figlio di Dio e la Storia ne dà le prove. Basta cercarle».

Messori ne è certo. Il volume termina sul Golgota. Il prossimo, già annunciato, sarà sulla resurrezione.

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