L’Opus Dei vista da vicino

aprile 1994 :: 30giorni, di Giulio Andreotti

Per scrivere il suo libro sull’Opus Dei (Mondadori. 1994, lire 29.000), Vittorio Messori ha sviluppato una lunga e personale indagine. visitando centri, conversando con appartenenti all’opera e con loro avversari, leggendo e rileggendo sia le pubblicazioni del beato Escrivà de Balaguer che le istruzioni interne di questa singolare “organizzazione disorganizzata-. come fu definita acutamente dal fondatore.

Dinanzi alle incomprensioni e alle polemiche, non di rado ingiuriose, i membri dell’Opus Dei non reagiscono, vedendoci anzi una occasione di umiltà santificante. Le conclusioni positive di Messori sono dispiaciute a chi sperava di acquisire qualche nuova freccia per il proprio arco diffidente e critico ed aveva esultato per il giuoco di parole tra Obra (la dizione spagnola dell’opera) e Ovra, l’organismo repressivo creato dal fascismo a propria disinvolta tutela.

Messori alterna e bilancia intelligentemente le documentate impressioni, sui numerari e sugli altri appartenenti, con l’esame delle accuse ricorrenti contro di essi. arrivando ad una obiettiva e convincente confutazione. Purtroppo a puntare il dito contro l’Opus Dei non sono tanto i nemici della Chiesa, che spesso si sono mossi proprio sulla scia di qualche ambiente cattolico. Così accadde nelle bordate giornalistiche che sfociarono in sede parlamentare, dando luogo ad una netta ed ineccepibile reiezione di ogni addebito pronunciata dall’onorevole Scalfaro, ministro dell’Interno, che inflisse ai petulo-interroganti l’obbligo di ascolto per un paio di ore di citazioni del Codex iuris canonici in lingua originale. Se Vittorio Messori avesse accolto o almeno non confutato così analiticamente le insinuazioni di società segreta, di occulti fini politici, di apparato affaristico, ecc., avrebbe avuto gli applausi degli “anti”, magari con qualche ripresa di iniziative parlamentari. Essendo approdato ad un obiettivo decretum laudis degli opusdeisti, ha suscitato stizzose reazioni. Li ha delusi.

Una volta equiparai la cattiveria dei buoni ai vulcani che restano inerti per lunghi periodi e che quando improvvisamente si riattivano distruggono Ercolano e Pompei. Viceversa, quelli (come i “cattivi”) che quotidianamente emettono fumo e lapilli sono un po’ fastidiosi per il vicinato ma nulla di più.

Critiche indelicate ed inopportune si sono avute anche per una presunta rapidità che ha portato alla beatificazione di monsignor Escrivà. Avendo accettato in quella occasione di partecipare alla presentazione di una biografia, lessi prima gli atti della Congregazione e posso dire che non vi è stata alcuna benevola scorciatoia. Lo spettacolo di piazza San Pietro fu unico, con una intensità di partecipazione vista in precedenza solo all’indomani della liberazione di Roma attorno a Pio XII.

D’altra parte ostilità e gelosie non solo non hanno ostacolato il fiorire di quanto Escrivà vide e volle nel 1928, ma vi è stato ed è in ulteriore crescita un numero straordinario di adesioni. L’Annuario pontificio di quest’anno informa che alla Prelatura personale Sanctae Crucis et Operis Dei appartengono 1496 sacerdoti, 352 seminaristi maggiori e 77.415 laici.

Con efficace puntualità Messori si è mosso per aiutare a comprendere quel che è e quel che non è l’Opus. Innanzi tutto il contratto di adesione – senza voti, né temporanei né perpetui – è finalizzato solo all’ambito religioso, essendo chiamato ogni associato ad esercitare la propria professione o il mestiere (in molti Paesi la presenza è di gente socialmente modesta) sotto la sua esclusiva responsabilità. Non esistono pertanto direttive politiche o sociali dell’opera come tale, che è strettamente legata ad un autentico pluralismo, convinta che nelle questioni temporali non ci sono dogmi.

Per mio conto, avendo avuto il privilegio di conoscere monsignor Escrivà, il compianto suo successore e parecchi membri numerari e non – dell’Opus Dei, sono in grado di valutare lo studio compiuto da Messori come serio ed obiettivo. Mi auguro che serva a rimuovere pregiudizi e ad aumentare ammirazione e consenso verso questa opera di Dio che affonda le radici della sua forza nel coraggio di andare controcorrente, rispetto a tanti slittamenti verso il compromesso e il pressappochismo che hanno minato la tradizione senza saper costruire alcun valido ricambio.

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