Le cose della vita

febbraio 1996 :: Jesus, di Angelo Montonati

Con questo volume, Messori conclude la “trilogia antologica” ricavata dalle circa 600 puntate di “Vivaio”, la rubrica di commenti e riflessioni a cadenza prima bisettimanale, poi trisettimanale apparsa sul quotidiano Avvenire dal maggio 1987 alla fine del 1992. Lo avevano preceduto nel 1992 Pensare la storia, con prefazione del cardinale Biffi, giunto alla nona edizione e, un anno dopo, La sfida della fede, introdotto da Léo Moulin, un “agnostico” che dichiarava di essere d’accordo al cento per cento» (!) con le tesi dell’autore.

“Vivaio Tre” fornisce anche lo spunto a Messori per dare una risposta, peraltro sfumata. alla domanda posta da parecchi suoi lettori allorché fu interrotta su Avvenire la fortunata rubrica che – egli afferma – «aveva forse esaurito il suo compito, avendo cercato di dare, con centinaia di esempi, un “metodo” per leggere i fatti».

Stavolta, la selezione è stata più rigorosa, anche perché molti brani rischiavano di apparire datati e quindi superati dagli eventi: così, su 200 puntate, Messori ne ha salvate solo 136. In compenso, nell’appendice compaiono nove articoli scritti per altri giornali e periodici (tra i quali Famiglia Cristiana e Jesus). Il taglio è comunque lo stesso. L’autore nel suo “Vivaio” si proponeva di rileggere – prendendo spunto dall’attualità-avvenimenti storici, politici, sociali e religiosi in una prospettiva esplicitamente cattolica. E appunto in questa “lezione di metodo” sta il pregio maggiore del libro. Due grandi temi fanno da sfondo ai vari episodi toccati: la caduta dei regimi comunisti e la fine dell’egemonia democristiana nella vita politica italiana. Messori non perde un colpo nel seguire le fasi di questi eventi decisivi per la nostra storia, che gli danno occasione per puntualizzare, rettificare, e talvolta svergognare chi fa sistematico uso della bugia, della disinformazione o, nel migliore dei casi, di pressappochismo quando si parla di temi riguardanti la fede e la Chiesa.

L’arma vincente, che spiega il successo di questi libri, è la rigorosa, a volte persino maniacale documentazione prodotta, a cui offre risalto lo stile brillante del cronista di razza (Messori si è fatto le ossa come giornalista nella prestigiosa redazione di Stampa Sera). E allora per chi legge, la sorpresa è continuamente dietro l’angolo: scorrendo queste pagine, infatti, emergono particolari scarsamente conosciuti (magari perché occultati volutamente da certa stampa di parte) che gettano su fatti e notizie una luce autentica di verità. Così, ad esempio, l’autore si diverte a prendere in castagna un famoso medievalista francese, Jacques Le Goff, che ha collezionato più di una gaffe in una sua opera e che, dopo aver prestato una consulenza storica per la riduzione cinematografica de Il nome della rosa, ha costretto 1limbarazzatissimo Umberto Eco ad ammettere che il Medioevo del suo libro è storicamente più accurato di quello di Le Goff. Così per il famoso “Caso Mortara” che tanto appassionò le gazzette ottocentesche di mezzo mondo essendo stato (a torto) presentato come una ignominia di cui la Chiesa avrebbe dovuto vergognarsi e chiedere perdono.

Ma non c’è soltanto denuncia o polemica. In positivo troviamo qui continuamente ribaditi lo stupore appassionato per la bellezza della fede e l’amore per la Chiesa. Segnaliamo, inoltre, tra gli articoli riportati in appendice, quelli dedicati al fondatore della Famiglia Paolina, don Giacomo Alberione, a don Bosco e a quel personaggio« così dolce e così tenace», per usare le parole di Messori, che fu Benedetta Bianchi Porro.

© Jesus