L’avventura di Cristo

La Gazzetta del Popolo :: 10 Novembre 1976, di Nazareno Fabbretti

Una «radiografia» culturale e di fede non ha mai nulla in comune con una radiografia clinica. L’imponderabile, in chi la esegue e in chi la subisce, può mutare, senza spiegazioni, il «positivo» in «negativo» e viceversa, anche se si sono rispettate sino allo scrupolo le regole tradizionali della preparazione, della ricerca e della prova.

Su Cristo, poi, come uomo e come Figlio di Dio, il discorso della cultura e della storia deve andare rigorosamente sino in fondo. E solo quand’è giunto al termine -un termine misurato sulle possibilità e gli strumenti effettivi di ciascuno- il traguardo, se il dono misterioso della fede è giunto, diventa anche atto di fede, soprattutto atto di fede. Ma nessuna ricerca, può illudersi di precisare « prove » sufficienti per affermare, in semplici termini culturali e di verifica storica ed esegetica, che «Cristo è il Signore», che « costui era veramente il Figlio di Dio».

Non resta che la «scommessa», e la scommessa giustifica tutte le ipotesi di pensiero e di prassi. E’ per scommessa che, sull’esempio e l’invito di Pascal, Vittorio Messori, giornalista, è giunto a queste Ipotesi su Gesù (SEI, Torino).

Studioso di Pascal, ne ha raccolto la sfida a proposito di Dio: «O Dio esiste o Dio non esiste. Per quale dì queste due ipotesi volete scommettere? «Per nessuna delle due. La risposta giusta è non scommettere affatto». Vi sbagliate. Puntare è necessario, con é affatto facoltativo. Anche voi siete incastrato».

Dal lasciarsi «incastrare», Per Messori è nata una lunga, mesta, imparziale ricerca, che però, per sua fortuna, ha rifiutato in partenza tutto il peso delle esegesi specialistiche ed accademiche di stretta osservanza tradizionalistica o avveniristica, pur nel credito fatto ad ambedue quando offrivano garanzie e conferme, o confronti e approfondimenti, cioè quando non si esaurivano sterilmente in se stesse né cedevamo a sollecitazioni dirottanti dal tema dalla fede.

Il marxista Lucio Lombardo Radice -un pioniere e fautore del dialogo in Italia fra cattolici e marxisti, e appassionato studioso di problematica religiosa- non ha avuto difficoltà a premettere all’ipotesi di Messori un’introduzione “laica” in cui afferma: «Il fatto che per Messori l’unica risposta soddisfacente all’interrogativo Gesù sia quella di fede, che per lui non reggano né la risposta storico-critica della divinizzazione di un profeta galileo, né quella mitica della creazione di un uomo a immagine di un dio di salvezza, questo fatto non implica una contrapposizione come nemici di coloro che credono nell’Uomo-Dio e di coloro che ammirarono soltanto l’uomo che predicò e fu crocifisso duemila anni orsono». Secondo il laico Lombardo Radice, il libro del cattolico Messori –«davvero bello, intelligente e sincero»- è «in definitiva una conferma, un controllo notevolmente rigoroso della tesi della “scommessa”».

Affrontando il tema e il mistero Gesù, Messori ha violentato, dall’esterno, un tabù di fatto. Il libro attacca infatti così: «Di Gesù non si parla tra persone educate. Con il sesso, il denaro, la morte, Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile». «Ci si laurea in storia», dice ancora Messori, «senza aver neppure sfiorato il problema dell’esistenza dell’oscuro falegname ebreo che ha spezzato la storia in due: prima di Cristo, dopo di Cristo». Anche per preti e ministri di confessioni cristiane diverse «sembra troppo spesso che, per loro la fede in lui non costituisca un problema. Piuttosto, un dato di fatto». Il rischia (o è comunque fortuna?) è che Gesù resti «di moda», «giochi» ancora, come un «campione», nelle inchieste d’opinione, contro protagonisti della storia sempre inferiori a lui. Messori ricorda che «un sondaggio di opinione ha mostrato che, ogni cento italiani, 64 considerano i Gesù “il personaggio più interessante della storia”. Garibaldi e Luther King, secondo e terzo in quella sorprendente classifica, seguono con grande distacco. Vengono poi Gandhi e infine Marx».

L’ipotesi di Messori procede per flash, per aforismi, in brevi capitoli, diventa sempre più leggibile, sempre meglio comprensibile. Solo chi è partito da zero, in un certo senso, come lui, rifiutando tutti i soccorsi preventivi della intellighentia ortodossa o eterodossa, preferendo tener l’occhio al «nascondimento» di Dio più che ai suo «splendore», poteva trovare, in un linguaggio essenziale e, direi, scandalosamente chiaro e senza mai geroglifici é sperimentalismi semantici, una progressione tanto approfondita e stimolante per chi legge.

Questo non significa che i problemi più implicanti l’uomo e il suo scibile, il suo destino e il suo terrore, non siano stati affrontati a confronto con Dio, con Gesù, con il Vangelo. Prassi e teologie più o meno precarie, «morte di Dio» e «secolarizzazione», í teologia della «liberazione» e , della «rivoluzione»: c’è tutto, fra le righe; ma chi scrive è prima di tutto un giornalista di razza, un esperto onestissimo di mezzi di comunicazione, e si avverte (io almeno l’ho avvertito) che il suo discorso su Gesù non prescinde mai dal rispetto dovuto a chi legge e cerca con lui. Si avverte che il personaggio e il suo mistero, l’ambiente in cui visse e rese testimonianza al Padre e servì gli uomini morendo giustiziato per tutti, prende Messori sempre più apertamente, senza mai farlo scivolare nell’apologia da una parte, nel criticismo dall’altra. E questa partecipazione obiettiva dà a Messori anche la discrezione e lo stile di un linguaggio e di un’argomentazione mai dottorale.

Certo, più che la gloria di Gesù, Messori è attirato dal suo annientamento: appunto dalla «scommessa» di Cristo sulla vita e sulla morte, sull’«adesso» e sul «dopo». Se «il cristianesimo non è una provincia del vasto impero religioso», ma «intende se stesso come la rivelazione di Dio nella storia», Gesù non può essere monopolio di nessun’epoca, e dunque Marx aveva ragione a coniare la definizione della religione come «oppio dei popoli». «Se davvero pensava al cristianesimo, la colpa non è di Marx, ma dei cristiani che egli aveva sott’occhio». Il Dio di Gesù, secondo Messori si rivela «non come l’Autosufficiente delle religioni nelle quali (uomo deve riversare la sua energia vitale fino ad esaurirsi, ad “alienarsi”», ma « come il Creatore che si manifesta tira le creature in forma di servo, con movimento inverso rispetto ad ogni altra concezione, religiosa o filosofica che sia. E’ infatti il solo Dio, questo, che non occorre cercare perchè egli stesso è andato alla ricerca degli uomini».
Le pagine sull’umanità di Gesù, sui suoi rapporti con le donne (rivoluzionari e impopolari, assurdi in una leggenda che fosse preordinata a “montare” un caso di divinità dal nulla) sono straordinarie per asciuttezza ed insieme per intensità. Indubbiamente ci voleva, dopo tante montagne di studi che fanno pensare quasi sempre che il Verbo si è fatto carta invece che sangue, ci voleva un «profano», un «non addetto ai lavori», per farci recuperare il sapore della «avventura» nella ricerca di Dio in Gesù, e della «scommessa» sulla sua esistenza e divinità. Il dubbio resta, anche perché la ricerca non finisce mai. Ma l’errare, se c’è, quando c’è, se consiste nel credere in chi non sembra esistere, non può trovare altra risposta che quella di Riccardo da San Vittore, con la quale Messori chiude -per adesso- il suo discorso: «Signore, se il nostro è un errore sei tu che ci hai ingannati».

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