La scommessa vincitrice

9 dicembre 1982 :: Avvenire, di Giorgio Basadonna

«Ciò che è davvero morboso non è parlare della morte, ma tacerne, come si fa oggi. Nessuno è più nevrotico, di chi giudica nevrotico affrontare il discorso sulla propria fine». E’ una citazione che si trova in un coraggioso libro di Vittorio Messori (V. Messori -Scomessa sulla morte, Sei – Torino 1982, pag. 414 L. 8.000) e ci introduce in un lungo cammino nelle regioni della morte dell’uomo: una citazione tra le moltissime che brulicano in questo libro e che danno l’idea della passione e della preparazione con cui l’autore si è buttato su questo problema per meglio presentarlo ai lettore e per non chiudersi soltanto in proprie elucubrazioni.

Scommessa sulla morte è il titolo di questa nuova fatica di Messori, già assai noto per quell’altro lavoro, Ipotesi, su Gesù che giustamente, ha avuto molta fortuna, ma che soprattutto ha aiutato molta gente a rivedere la propria posizione sulla figura di Gesù. Questa volta, dopo un paziente lavoro di ricerca affiancato e sostenuto da una profonda e personale riflessione, l’itinerario non è più su quella figura che è «insonnia del mondo» come direbbe Luigi Pozzoli, ma è al di dentro di un’altra Insonnia che, facilmente l’uomo dl oggi cerca di eliminare con strani e inutili sonniferi.

Di fronte alla morte propria l’uomo sembra arretrare e nascondersi puerilmente come sé nascondersi risolvesse la questione e allontanasse la realtà: invece, sarebbe segno di intelligenza e di forza d’animo, e quindi sarebbe il modo migliore per dominare anche questo fenomeno, cercare di entrare nel mistero e di scoprirne almeno le linee più importanti. Montale diceva nei suoi ultimi giorni di aver per tutta la vita “battuto al muro tentando di scoprire che cosa c’è, se qualcosa c’è dall’altra parte della parete, convinto che la vita deve avere un significato che ci sfugge. Ho bussato sempre più disperato, come uno che attende invano una risposta”. Messori ci si è messo con molta più, fiducia e andando dritto là dove è sicuro di avere una risposta seria, dove almeno, non si bara e non si vende fumo, dove non-si cerca con un tentativo disperato e sciocco di fingere di sentirsi immortali o di affermare che la morte non è un problema p h quando arriva non si esiste più. Messori con quella testardaggine di cronista che già abbiamo apprezzato nell’altra sua opera e ‘con quella costanza di indagine che non si ferma alle prime apparenze, mette in luce tutto il travaglio dell’Occidente tronfio nella sua sicurezza di ricchezze e di libertà politiche e l’altrettanto inutile sforzo dell’Oriente marxista, incapaci tutti e due di dare una risposta al problema è perciò tesi soltanto a dimenticare o a mettere in ridicolo chi vuole rendersi ragione anche della morte. Ne è nato un libro poderoso (più di quattrocento pagine, nella edizione SEI di Torino) ricco e straripante di citazioni e così, carico di attenzioni e di voglia di chiarire tutto, che spesso ci si sente portati lontano dal tema principe per addentrarci nei meandri di altre regioni della fede cristiana e quindi del problema del vivere umano.

Le prime due parti indugiano nell’analizzare la fuga dell’uomo dalla sua morte, e gli effetti che tale fuga porta nel convivere umano, nella civiltà che invece di essere tesa verso la vita, di fatto è sempre più vicina e legata alla morte. La terza parte invece comincia la ricerca nelle religioni per cogliere nella prospettiva del rapporto con Dio una qualche soluzione: ma troppe risposte sono talmente fabbricate sul modello terrestre e mortale da non dare nessuna garanzia e non offrire nessuna apertura accettabile. Si approda perciò alla rivelazione cristiana dove la morte viene rivelata nella sua vera realtà e dove il destino dell’uomo travalica il tempo e lo spazio e si apre all’eterno di Dio partecipato nella beatitudine. Anche se «l’antico galeone della Chiesa tende sempre – ad assumere l’aspetto di una disadorna scialuppa di salvataggio» niente di male; anzi tutto benissimo: la prospettiva, del Vangelo è precisamente in questo senso e nella povertà dell’uomo offre la ricchezza consolante di Gesù Cristo che « ha aperto una breccia nell’orizzonte’degli uomini, proclamando che tutti i limiti umani sono stati vinti compreso il limite supremo, la morte».

Messori apre nell’ultima parte la fede cristiana nel. suo più completo panorama che sconfina nell’eterno, nel Paradiso o nell’Inferno, nella vita beata per, sempre o nel tormento definitivo. É la sua testimonianza è sostenuta da valide ragioni teologiche, a cui non manca quasi come contrappunto una nutrita serie di citazioni contemporanee o .passate che positivamente ó negativamente appoggiano é fanno meglio splendere la luce della rivelazione cristiana. E forse qui è il merito di questo suo nuovo libro: è un coro con dissonanze e consonanze, con accordi e assoli che conduce il lettore a rendersi conto ché la scommessa sulla morte trova soltanto nella rivelazione cristiana e nella vita della Chiesa la sua garanzia e la certezza di una vittoria. Nella foga del suo ragionare si lascia spesso andare ad appassionate difese delle verità più forti e fondamentali, così che tutto il libro diventa una scommessa ‘non solo sulla morte sconfitta dal Cristo risorto e offerta all’uomo come un passaggio verso l’eterno; ma anche su una fede cristiana ben concreta e radicata nella Chiesa, al di là di facili e comode contestazioni che alla lunga finiscono per ridurre e svuotare il messaggio della salvezza.

Si rivede il valore dell’Unzione degli infermi come sacramento del dolore e della consolazione, é anche quella Confessione oggi così snobbata eppure così utili per l’uomo peccatore che cerca di rimettersi in cammino: la Messa domenicale riacquista il suo significato di comunione del Cristo morto e risorto, seme d’eternità per gli uomini mortali.

Non si può in queste poche righe dire tutto il contenuto di queste pagine così cariche di passione e di indicazioni chiare ed esplicite: è certo che leggendo questo libro nessuno potrà sentirsi stanco o deluso, ma troverà via via dei filoni preziosi su cui trattenere là propria riflessione e sentirsi aprire davanti un orizzonte di luce e di amore. Per questo siamo grati all’autore e alla sua fatica e ci auguriamo che molti lettori vi trovino finalmente la consolazione della fede.

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