La ragionevolezza della fede

marzo 1996 :: Tracce, di Michele Brambilla

È in libreria Le cose della vita, il volume con cui si conclude la raccolta degli articoli che Vittorio Messori ha pubblicato su Avvenire. nella rubrica «Vivaio». I volumi precedenti sono Pensare la storia, uscito nel’92 e già arrivato alla nona edizione, e La sfida della Fede (’93, tre edizioni).

Non si pensi a una semplice raccolta di “pezzi” giornalistici. Ciò che appare sui quotidiani è, per definizione. qualcosa di effimero, che difficilmente regge all’usura del tempo: e che, una volta raccolto in volume, perde efficacia e,quindi, interesse. Non è così per i pezzi di «Vivaio». Sono articoli che commentano la cronaca tenendo lo sguardo rivolto all’eterno: che cercano di “leggere” gli avvenimenti. insomma. in un’ottica di fede. li lettore prenda l’indice degli argomenti: peccato originale, islam, santi, salvezza, comunismo, fascismo e nazionalsocialismo. Vandea, protestantesimo… Gli sembrerà di entrare in una sorta di “emporio cattolico”. dove potrà trovare “prodotti” d’ ogni genere, confezionati senza l’avvertenza «da consumarsi preferibilmente entro…».

E troverà, il lettore. anche un beneficio spirituale. Sì, perché Messori non si vergogna di autodefinirsi un «apologeta»: un termine che oggi, purtroppo anche fra tanti cattolici, sembra quasi dispregiativo. «Apologeta», difende la ragionevolezza della fede e in un mondo che non ha certo smarrito il suo senso religioso, ma che non sa più indirizzarlo verso quella «via, verità e vita» annunciata dal Vangelo. Messori parla di Cristo all’uomo di oggi con la cultura del professore ma con lo stile chiaro, semplice e immediato del cronista. Portando fatti, non teorie. E il cristianesimo è, appunto, «un fatto».

© Tracce

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.