La “controstoria” di Messori

8 giugno 2001 :: Avvenire, di Francesco Ognibene

Che i suoi articoli su Avvenire invecchiassero come certo buon vino, lo sospettava chi ogni tanto consulta le tre massicce raccolte pubblicate da San Paolo tra il 1992 e il ’96. Ma adesso che Rizzoli ha scremato le pagine migliori del Vivaio per farne una raccolta piena di ritmo, il Vittorio Messori della celeberrima rubrica rivela l’inossidabilità di quel suo particolare metodo d’inchiesta apologetica che l’ha portato a vendere libri a milioni. In Uomini, storia e fede (380 pagine, 18.900 lire), da oggi nelle librerie, c’è tutto il clima polemico nel quale «Vivaio» si mosse dal maggio 1987 fino al 1992. E molto di più.

C’è il Messori che incrocia la sciabola con l’armamentario anticristiano di ideologie post-illuministe in decomposizione. E c’è il giornalista che per documentare le buone ragioni della fede non sceglie la scorciatoia dell’anatema rancoroso ma affronta i luoghi comuni sgranando un impressionante rosario di fatti. Il risultato è – ancora oggi sbalorditivo: la storia dei manuali scolastici rovesciata, dalla Bastiglia a Porta Pia, le agiografie laiche dei Galileo e dei Garibaldi potate di molte e tenaci truffe smascherate le campagne contro gli “antisemiti” Mastai Ferretti a Pacelli, riaperti a suon di prove i dossier razionalisti su Sindone. miracoli, apparizioni mariane, ridicolizzati i tranquillizzanti miti di un mondo nel quale non c’è più verità né religione ma solo un’indistinta nutella relativista- Perché la fissa di Messori, ancor più consolidatasi negli anni successivi al «Vivaio» di Avvenire, è la guerriglia aratro tutto ciò che puzza di «politicamente corretto» : una meritoria lotta senza quartiere.

Dai cassetti del «Vivaio» messoriano spuntano impertinenti come il primo giorno documenti e dichiarazioni che ancora incastrano Freud o riabilitano il Medioevo, mettono in guardia dal dialogo a ogni costo con l’islam («il termine “dialogo” nella Bibbia non si trova mai», scandisce, ruvidissimo) o smascherano l’antilingua (lei grandi intellettuali. Fino a fargli preconizzare il tramonto di «un Occidente che di desacralizzazione, di demitizzazione, di profanità, di razionalismo, di libertinismo, di illuminismo, di socialità è stanco e ne muore, cercando, a tentoni, Sacro, Simbolo, Mistero, Disciplina, Religione, Miracolo, Mistica. Prodigio, Scandalo e Follia».

Il bello è che più si avanza in questa nuova antologia meno ci si annoia, tale è la mole di semplici fatti che il cristiano dovrebbe conoscere per ricordare che ad aver perso la testa non è lui che si ostina a credere, ma il mondo che si adopera per farlo smettere. « È infatti più volte successo – argomenta Messori che la Chiesa sia stata giudicata attardata, non al passo con i tempi. Ma il prosieguo della storia ha finito col dimostrare che, se sembrava anacronistica, è perché aveva avuto ragione troppo presto». Su, allora: un po’ di «fierezza», come scrive nella prefazione il cardinale Biffi. Che aggiunge: «Il guaio più radicale conseguente alla scristianizzazione non è la perdita della fede, è la perdita della ragione».

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