Ipotesi su Maria

anno 157, 18 novembre 2006 :: La Civiltà Cattolica, di P. Vanzan

Il mistero della Donna di Nazaret è stato per sei anni il tema di un taccuino mariano pubblicato dall’A. sulla rivista Jesus Da quegli appunti scaturiscono le pagine militanti colorate, talvolta sorprendenti» di questo volume, «dove la riflessione sul dogma si accompagna all’aneddoto, l’indagine storica al fatto storico offerto all’attualità». E dove non manca «qualche stoccata polemica o battuta mordace: sempre, però, motivata e mai al di sopra delle righe» (p. 11). Maria è l’essenza delle ipotesi, e soprattutto della certezze, di Messori, che, da un lato, evita un certo «stile madonnaro” (p. 15), fatto di toni soavi, voci impostate e mazzetti di fiori e, dall’altro, mostra come quanto la Chiesa afferma di María sia, in realtà, a servizio del Cristo e della sua divino-umanità. Come un investigatore, perciò, l’A. si addentra nelle esperienze mariane delle apparizioni riconosciute dalla Chiesa, senza però rinunciare a qualche freccìatina polemica. Come quella diretta alla prestigiosa Cronologia Universale della Utet che, tra gli avvenimenti relativi al 1858, riporta l’attentato di Felice Orsini a Napoleone III il saggio di De Santis intitolato Schopenhauer e Leopardi, e perfino l’invenzione del galvanometro a specchio di W Th. Kelvin, ma non l’apparizione della Madonna nel villaggio di Lourdes. Idem nell’elenco degli avvenimenti registratisi durante il 1917, senza però nominare l’evento di Fatima. In questo l’A. non vede faziosità, ma quella «deformazione che caratterizza ormai da secoli tutta la prospettiva di un mondo intellettuale per il quale solo politica, economia, cultura (intesa in senso laicamente restrittivo) hanno rilevanza» (p. 19). Per contrastare tale deformazione il suo taccuino «è guidato da una convinzione insensata per quella che il NT chiama “la sapienza del mondo”, e ritiene che, malgrado ogni apparenza, la storia, e proprio quella “che conta” sul serio, batta strade e si incarni in personaggi irrilevanti per coloro che non mettono in conto la prospettiva di fede». Noi invece, continua, «siamo tra quelli che si ostinano a ‘sospettare che le sorti del inondo si decidano, misteriosamente, ben più dove si prega che dove si governa, si comanda (…), e che la storia la “facciano” le proverbiali vecchiette anonime che sgranano il rosario, ben più che i grandi della politica, dell’economia, della cultura l…l. Se non fosse così, quale sarebbe mai il paradosso cristiano?» (p. 20). Fatte queste premesse, l’A. comincia il viaggio attraverso i diversi luoghi, fatti e veggenti, per sondare quanto sia compatibile coti la ragione e non contrario alla fede. La prima tappa è naturalmente Lourdes con la giovane Bernadette, i miracoli, l’atteggiamento della gerarchia ecclesiastica, i credenti accorsi da ogni luogo, ma anche gli oppositori come Jean de Bonnefon i cui saggi volevano dimostrare la falsità delle apparizioni, oppure Emile Zola, che avrebbe voluto smascherare le imposture della grotta. Eppure sono provvidenziali questi oppositori, poiché impediscono «che la Chiesa diventi, da un lato, una comunità anarchica di visionari, di esaltati, di carismatici veri o, dall’altro, una sorta di internazionale, di azienda di servizi liturgici, retta solo dalla secchezza del diritto canonico e della Real-Politik di funzionari clericali» (p. 32). Il viaggio di Messori prosegue a Parigi in rue du Bac, dove la Madonne apparve a Catherine Labomé ne 1830, commissionandole quelle «medagliette miracolose» – con 1. sua immagine davanti e le 12 stelle dietro – oggi diffuse nel mondo dei fedeli e ispiratrici del bozzetto dell’attuale bandiera dell’Unione Europea. Ci si sposta quindi a La Salette, diventato luogo di preghiera e contestazione in seguito a quanto disse la Vergine il 19 settembre 1846 a due bambini, Massimino e Melania. Venivano infatti annunciate gravi calamità, volte a punire le colpe del popolo e, soprattutto il clero (cfr. Civ. Catt 2005 III 469-482), tanto che Léon Bloy scrisse: «La Salette è l’aspetto serio del cristianesimo. E il dramma della scelta tra salvezza e perdizione eterna» (p, 285), Si va poi a Fatima, ricordando come gli islamici rispettino quel luogo scelto da Maria e recante il nome della figlia di Maometto; quindi a Banneux in Belgio, dove la Madonna apparve nel 1933 a una povera bambina, Mariette, presentandosi come Madre del Salvatore e di tutte le nazioni; poi a Roma, nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, luogo della conversione del giovane ebreo Alphonse Ratisbonne e ancora nella Westfalia di Anna Catharina Emmerick, i cui «viaggi estatici» (p. 458) permisero di ritrovare a Efeso la casa in cui Maria passò gli ultimi anni di vita con l’apostolo Giovanni. In breve, un suggestivo excursus delle apparizioni mariane, frutto di ricerche storiche ma, insieme, anche di analisi riguardanti la fede, i rapporti con la Chiesa d’Oriente, che vede Maria soprattutto come Madre di Dio, le contestazioni del dogma dell’Immacolata concezione e quelle del protestantesimo, che definisce la mariologia «tumore del cattolicesimo» (p. 13) e la ritiene un ostacolo sulla via dell’ecumenismo. I cattolici, invece, vedono nella tnariologia «lo sviluppo logico e organico dei postulati evangelici» (ivi): una conferma e un baluardo della cristologia. In breve, tra confutazioni e ipotesi, resta vero che Maria, come scrive René Laurentin, «è nella Scrittura. È nei Padri. È nell’ecclesiologia, semplicemente perché è nella Chiesa, di cui è modello e icona. Piaccia o no, il fatto vero e constatabile da chiunque è che, nella storia della Salvezza, la Vergine occupa un posto chiave» (p. 2-45). Perciò è necessario che i fedeli abbiano una devozione «convinta e virile, profonda e insicure allergica a ogni retorica» (p. 76).

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