Ipotesi su Maria

29 gennaio 2006 :: Nuovo Dialogo (Diocesi Taranto), di Antonio Cecere

De Maria numquam satis. Di Maria non si dirà mai abbastanza, non si sarà mai sazi. O perlomeno non si potrà mai fare a meno di guardare, sempre con grande entusiasmo, a Maria. La storia della Chiesa e del cattolicesimo ha definito, come noto, quattro dogmi essenziali: la Maternità divina, la Verginità perpetua, l’Assunzione al Cielo e l’Immacolata Concezione di Maria. Come osserva Messori nel capitolo intitolato Privilegi. E altro, permane nella teologia cattolica contemporanea quella polemica che revisiona, in un certo senso, quella precedente al Concilio. E’ la cosiddetta mariologia dei privilegi. La mariologia dei privilegi è quella cioè che “ sottolinea l’unicità di Maria: la sola Madre di Dio; la sola preservata dal peccato originale; la sola già assunta in cielo in corpo e anima; la sola che abbia diritto a un culto speciale ”. Ma tale prospettiva per molti è un errore. Maria, nel testo messoriano, diviene la protagonista di una grande storia. Una storia della salvezza, con una Madre, Maria, che ama il Figlio: come qualunque Madre lo aiuta, lo difende, lo ama. Maria è il ponte verso il Figlio. Il culto per Lei non è mai disgiunto dall’essere proiettato verso il Figlio. Lo stesso Rosario, come ha sottolineato nella Rosarium Virginis Mariae Giovanni Paolo II, è una preghiera cristocentrica. Messori comunque non si sofferma solo sulle dimensioni teologiche, ma da buon giornalista, quasi da investigatore, va alla ricerca delle esperienza mariane che segnano di più la nostra fede. Ma prima di tutto è necessario ricordare la posizione della teologia protestante. Secondo le definizioni di Karl Barth la mariologia è l’escrescenza tumorale del cattolicesimo. La stessa grotta di Lourdes, dove Maria apparve a Bernadette Soubirous, per il teologo svizzero è un bubbone della cristologia autentica. Come si vede dalle affermazioni forti barthiane, il protestantesimo non ha mai considerato, fin dai tempi di Lutero, nella sua giusta dimensione, Maria. Come sottolinea nelle sue pagine l’autore, il protestantesimo sta riuscendo in un intento: quello di portare, in maniera sempre più forte, la polemica anti – mariana anche nel dialogo ecumenico. E molti teologi cattolici politically correct tendono ad accettare l’esclusione nel cammino ecumenico di Maria. Ma non così i fratelli delle Chiese Ortodosse, dove il culto per Maria è straordinariamente ricco. Dicevo prima che Messori è un po’ investigatore, nelle pieghe del grande disegno divino che unisce comunque Oriente e Occidente. La Chiesa ortodossa vede Maria soprattutto come Madre di Dio. La Chiesa cattolica la individua soprattutto come la Madre degli uomini. Due accentuazioni diverse, scrive Messori, che si riflettono nell’arte. Nelle icone Maria diviene “ abitatrice dell’empireo celeste ”. In Occidente invece vi sono “ quadri e statue segnati talvolta da un eccessivo realismo; da una umanità magari sospetta”. La Cristianità, come diceva Giovanni Paolo II deve tornare a respirare con i due polmoni, Oriente e Occidente. Sarà così preservata quella legge dell’et-et che presiede alla fede autentica, anche in ambito mariano. Ma andiamo avanti. A parte gli excursus nella teologia, Messori dedica moltissime pagine alle apparizioni mariane più famose e a quei fili sottilissimi che appaiono gli anni della storia. Si potrà scoprire che c’era un motivo, diremmo quasi scientifico, per cui la Vergine apparve a Lourdes. Nel 1062 ci fu la donazione alla Madonna di Le Puy del castello, della città e dell’intera contea di Bigorre (la regione dove è situata Lourdes), fatta dal conte Bernardo I. Ogni anno, fino a quando durò la contea francese di Bigorre, fu versato un tributo a cui dovette sottostare anche Filippo il Bello, il famoso re di Francia. Chiunque entrava in possesso di quel territorio diveniva, fin dal Medioevo, vassallo, sottomesso alla Madonna di Le Puy. Con la Rivoluzione francese la diocesi di Le Puy fu abolita, col rogo anche dell’immagine veneratissima. Fu Carlo X a ristabilire la diocesi di Le Puy, ritornando a pagare il tributo della tradizione. Ma in seguito all’altra rivoluzione che portò al trono di Francia Luigi Filippo, con il 1830, si concludeva il riconoscimento dell’autorità mariana su Lourdes e sulla Bigorre. A Le Puy era venerata da tempo la Vergine dell’Annunciazione, Ed è proprio nel giorno della festa dell’Annunciazione, il 25 marzo del 1858, Maria apparve a Bernadette. Ma vediamo anche altre coincidenze, riprese da Messori. Le Puy è un santuario che nel tempo è stato meta di pellegrinaggi, disponendo di una sorgente d’acqua riconosciuta come miracolosa. Il castello di Le Puy, che ancora oggi fronteggia la facciata dei tre santuari di Lourdes, ebbe una bandiera mariana che garrì per tantissimo tempo sulla torre più alta. Ma altre sono le coincidenze della storia a Lourdes. Come osservò un uomo di legge, citato da Messori, gli obblighi di un feudatario si estinguevano sul territorio in trent’anni, senza il versamento dei tributi. L’ultimo tributo, come detto, fu del 1829. Trent’anni sarebbero scaduti nel 1859. La corona di contessa della Bigorre non aggiungeva nulla a Maria. Ma all’ultima ora, nel 1858, “ ella è apparsa nella Bigorre, per chiedervi, con l’omaggio dei suoi cari e antichi vassalli, quello di tutto il mondo”. A Le Puy Maria era chiamata come Madre di tutti. Messori tiene a sottolineare per bocca di un giurista francese che a Lourdes oggi si utilizza il titolo, dal vecchio privilegio feudale, Nostra Madre! Pura coincidenza? O non invece un grande progetto, che ebbe, in quel 1858, il suo punto di arrivo? Messori scova negli archivi. Lavora di fioretto con chi non vede in maniera corretta la mariologia. Va alla ricerca dei tratti salienti della presenza mariana nella storia: oltre Lourdes, Messori si sofferma sulle straordinarie dimensioni teologiche della storia nelle vicende di La Salette, nelle apparizioni a S. Caterina Labouré (interessante in questo caso la storia delle 12 stelle della bandiera della Cee, richiamo forte dell’autore del bozzetto, Arsène Heitz, alla medaglietta miracolosa famosa in tutto il mondo), a Fatima (l’analisi è legata anche al rispetto del mondo islamico per quel luogo, Fatima, il nome della figlia di Maometto), nella storia di San Giovanni Bosco e in tanti altri luoghi mariani, come Banneux, in Belgio. Il libro Ipotesi su Maria non vaglia solo ipotesi. Ma anche, e soprattutto, certezze storiche e di fede. Sempre di più dovremo dire che di Maria non si sarà mai detto abbastanza. La storia divina, sempre, con discrezione, continuerà il suo lavoro nascosto e certosino. Per noi resterà sempre un grande quadro, dove ogni cosa troverà il suo posto. La devozione mariana è fede viva, attenta. Questo non sarà mai poco.

© Nuovo Dialogo

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