Ipotesi su Maria

24 dicembre 2005 :: Il Nostro Tempo, di Beppe Del Colle

Sabato 17 dicembre, sei all’ultimo capitolo del libro di Vittorio Messori «Ipotesi su Maria». Ti interrompi un attimo, non hai ancora aperto «La Stampa» del giorno, la prendi, giri i fogli, salti Bancopoli, elezioni, il Tav, e di colpo ti sembra di essere colto dalle vertigini, non puoi credere al titolo che campeggia a pagina 15: «”Io, rinata a Lourdes” con il “catenaccio “La guarigione di una donna ultimo miracolo accertato”». Pensi subito: è un’allucinazione, Messori ti ha stregato. Lui nel libro è chiaro, Lourdes è il tema d’inizio, dura diversi capitoli, dovresti sapere tutto, chi è stata Bernadette, come è vissuta, “dopo”. Sai che le guarigioni miracolose di persone colpite da mali incurabili, accertate e accettate ufficialmente dalla Chiesa su migliaia e migliaia di casi segnalati e severamente indagati sono 65, non una di più; l’ultima «riguardava un fatto del 1976 che aveva avuto come protagonista una ragazza, Delizia Cirelli (di Catania n.d.r) affetta da tumore alle ossa». Ed ecco saltar fuori un’altra italiana, Anna Santaniello, di Salerno, affetta da una rarissima malattia cardiaca (la sindrome di Bouillard) che venne portata a Lourdes nel 1952 praticamente in punto di morte, fu immersa nella piscina contro l’opinione dei medici curanti e degli stessi barellieri, e all’improvviso avvertì «un dolore lancinante», ma subito dopo «il calore salirmi in petto e mi sentii bene, come rinata, al punto da potermi alzare senza aiuto e reggermi sulle gambe». Ora la signora Anna ha 95 anni e la sua storia viene resa ufficialmente nota dopo il riconoscimento finale, da parte del vescovo di Salerno a nome della Chiesa, della sua guarigione inspiegabile secondo la scienza (che l’ha indagata con estremo scrupolo per mezzo secolo) e dunque dovuta all’intercessione della Vergine. Con la signora Anna fanno 67: il sessantaseiesimo “miracolato”, che manca al computo di Messori, è il belga Jean-Pierre Bély, proclamato tale nel 1999, dodici anni dopo la sua altrettanto “inspiegabile” guarigione. Messori sarà contento. Il suo libro (544 pagine, 18 euro, pubblicato dall’editrice Ares) riunisce le 50 puntate del «Taccuino mariano» da lui compilato in cinque anni, dal 1995 al 2000, sul mensile paolino «Jesus» ed è composto, come dice il sottotitolo della splendida copertina in cui è riprodotta «L’Annunciazione» di Lorenzo Lotto, da «fatti, indizi, enigmi» riguardanti tutto quanto è possibile e giusto sapere sulla sterminata, complessa, tormentata vicenda delle apparizioni della Vergine. Ma è anche qualcosa di più: è l’appassionata difesa del culto di Maria Santissima lungo tutta la storia del cristianesimo, dagli inizi a oggi, e in particolare del cattolicesimo. Difesa contro l’incredulità come contro i fanatismi, contro la menzogna che nega e diffama e la superficialità che inganna. Contro i nemici miscredenti e contro i credenti, soprattutto colti, che si proclamano «cattolici adulti» e fanno della Fede una cosa astratta e disumana. Chi conosce i libri di Messori sa con quanta passione egli tratti i suoi argomenti, dal primo volume «Ipotesi su Gesù», uscito nel lontano 1976; e soprattutto con quanta vis polemica egli coniughi il lavoro certosino di raccolta dei dati bibliografici, archivistici, dottrinari, teologici da qualsiasi fonte gli sia possibile attingere, anche le più remote, e lo stile del cronista, sintetico, chiaro e veloce, con cui espone quei dati. Il risultato è una rapida connessione di episodi, molti dei quali pressoché sconosciuti, di curiosità, di coincidenze sorprendenti, di confronti fra opinioni contrastanti, in costante coerenza con un argomento fondamentale: non si può parlare di Gesù senza parlare di sua Madre e della sua Immacolata Concezione. La mariologia non è una scienza minore, ma è il tessuto connettivo fra l’umanità e la trascendenza del Dio incarnato; e lo è tanto più quanto più si connette a sua volta con lo stato della Fede in Europa e nel mondo, nelle diverse fasi storiche. Non per nulla, annota Messori, l’apparizione della Madonna alla novizia vincenziana Catherine Labouré, nella parigina Rue du Bac, avvenuta nel 1830, coincide con la “riscossa”, se così possiamo chiamarla, della religiosità popolare dopo la tempesta rivoluzionaria e in coincidenza con l’intensificarsi della diffusione del verbo massonico anticlericale; mentre a La Salette, nel 1846, l’obiettivo sembra essere il materialismo storico nascente, con Feuerbach e poi Marx, e il futuro comunismo “realizzato” e persecutore della Fede, a cui la «strategia della Vergine», come l’autore la chiama, risponderà a Fatima, nel 1917, in contemporanea con la Rivoluzione d’ottobre. E nel ’33, a Banneux, mentre si profila il diabolico Hitler. E poi i tanti nomi di santi che, devoti alla Madonna, ne hanno fatto il cardine della loro esperienza religiosa: uno per tutti, don Bosco, con Maria Ausiliatrice. Un libro intensissimo, imprescindibile.

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