Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori

25 dicembre 1976 :: Cittànuova, di Gianfranco Ravasi

“Queste pagine sono proposte da chi si è inoltrato da bracconiere nella riserva di caccia degli specialisti […]. Gli eruditi infatti non leggeranno questo libro che pure deve tutto alle loro ricerche preziose. Molti lo sdegneranno come l’incursione d’un dilettante, un intruso che ha tentato di mettere in piazza una disputa troppo profonda per il volgo” (pp. 20 e 25). Pur appartenendo a questa «riserva» o sérail (per continuare l’immagine dell’autore), abbiamo letto con simpatia e interesse questo “scritto-pirata”, frutto degli studi di un ancor giovane giornalista di La Stampa, V. Messori, già noto per le sue attente recensioni di saggistica su Tuttobri.

Finora incursioni nel recinto delle ricerche su Gesù e sul Cristianesimo erano state tante, dilettantesche, estemporanee e, talora, persino pittoresche. In realtà erano tutte verniciate di continue dichiarazioni di scientificità, di adogmatismo, di volontà demitizzante, ma i vari pamphlets di Gentile, di Craveri, di Ricciardetto-Guerriero, di Cordero, di Augstein, di Donini e altri, inesorabilmente si rivelavano ai veri specialisti (liberi da preoccupazioni apologetiche) “libri di paglia” per usare un’immagine brutale di Lutero. D’altronde gli specialisti, spinti da gelosia professionale e abbandonati al loro lessico complicato ed esoterico, avevano reso ben solidi i confini del loro dominio così da chiudere ogni valico a piede profano. Con l’avvento di questo e di altri clandestini e, nonostante la dichiarazione minimalista di Messori stesso, anche loro -gli specialisti- devono imparare qualcosa: limpidità di stile, chiarezza di linguaggio, lucidità nel saper condurre il discorso, resa piana e lineare, volontà di dialogare, attualizzazioni secondo le contemporanee componenti culturali e sociali sono doti che queste pagine presentano e che insegnano ai pur «preziosi» abitanti della torre d’avorio dell’esegesi scientifica e tecnica.

Naturalmente, trattandosi di un’«ipotesi», non tutto è perfetto e il volume può essere reso più accurato, aggiornato e arricchito. Vorremmo solo citare qualche tema di indole generale, dati i limiti di questa presentazione, accogliendo l’invito dell’autore stesso (p. 25). La proposta “apologetica” del c. 2 potrebbe essere approfondita secondo le impostazioni recenti di questo settore teologico che è attualmente uno dei più carichi di fermento (da poco in Italia è in distribuzione una rivista, Teologia, interamente dedicata al problema metodologico ed epistemologico della teologia). Così, una maggior attenzione alle nuove istanze dell’ermeneutica avrebbe reso più aperto il capitolo sulle profezie che ci è parso piuttosto scolastico. Lo sviluppo più sistematico e d’applicazione dei criteri di storicità (è appena apparso in libreria il sussidio sintetico di F. Lambiasi, L’autenticità storica dei Vangeli, Bologna, 1976) nella costruzione dei cc. 5, 6, 7, avrebbe reso ancor più interessante e avvincente la verifica storiografica su Gesù di Nazaret. È anche da colmare una lacuna attraverso un uso più intenso della Redaktionsgeschichte che illuminerebbe più ampiamente la pluralità evangelica.

Si potrebbe avanzare anche qualche appunto marginale: la necessità di, più di una sfrondatura in alcuni paragrafi, il riferimento a una versione migliore della Concordata, un’esitazione maggiore nel dichiararsi «fideisti» (anche perché giustamente il procedimento globale dell’opera non è strettamente parlando di tale qualità), un rispettoso ridimensionamento del primato trionfale riconosciuto al pur grande Pascal citato almeno una cinquantina di volte (anche se il pensatore francese è alla base della genesi «esistenziale» del volume) e dal non sempre felice e pertinente Guitton. (Segnaliamo infine, perché venga rimosso, il fastidioso errore tipografico di p. 183).

Ma queste annotazioni non incrinano la simpatia con cui accogliamo questa Ipotesi su Gesù. Il suo valore non è necessariamente da collocare nei risultati positivi raggiunti sul Gesù storico e sulla proposta cristiana che potrebbero essere accolti forse con “parziale” facilità da un credente, ma è piuttosto da ravvisare nella serietà del metodo e dell’inquisizione. Perciò questo libro non sfigurerà in mano ai credenti che s’interrogano con sincerità sulla loro scelta, in mano alle persone desiderose di penetrare il mondo sempre affascinante dello spirito in cui Gesù è indiscutibilmente un punto d’incontro e di scontro. Ma non sfigurerà anche in mano agli atei che, come il predatore L. Lombardo radice, pur “scommettendo sul no”, studiano e ascoltano con passione e onestà intellettuale l’uomo e le sue ansie.

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