Il vivere quotidiano in una dimensione di eternità

9 gennaio 1994 :: La Vita Cattolica, di Angelo Rescaglio

Il giornalista Vittorio Messori è già entrato nella nostra coscienza e, spesso, ci aiuta a capire un tempo che conosce le più alte vittorie come pure le più paurose sconfitte. I suoi volumi, tutti con una loro storia particolare di interessi e di attenzioni, ci hanno chiamato, spesso, in causa, anche per quel coraggio di “parlare” che è una virtù indiscutibile dell’Autore, oggi anfora sulla cresta dell’onda, per questo suo nuovo “La sfida del la fede” (Fuori e dentro la Chip sa: la cronaca in una prospet t i :va cristiana, nel sottotitolo per le Edizioni “San Paolo”).

Ieri, “Scommessa sulla morte”, “Inchiesta sul cristianesimo”, “Patì sotto Ponzio Pilato”, “Ipotesi su Gesù”, sempre documenti di un cristianesimo di frontiera, attento a misurarsi con le logiche epocali, non per ragioni di compromesso, bensì per motivi di speranza; oggi, con tempi forse più duri e più amari, la “fede” che si configura come una “sfida”, proprio nell’immagine di quell'”italiano serio” che fu il “beato Faà di Bruno” (come suonava il titolo di un’altra provocatoria pubblicazione di Messori…).

Nell’idea di Messori, dopo la crisi delle ideologie, la Chiesa avverte un compito sempre più ricco di storia, di provocazioni i reali: non finisce un’epoca con la caduta di certi ideali che dovevano caratterizzare l’impegno dei cattolici, non si identifica una Chiesa con gli errori di certi inutili “eroi”, bensì emerge, ancora di più, la sua consapevolezza di continuare a “sfidare” un tempo che si riduce a considerare, solo, le politiche e le economie, mentre, da più parti, si invoca una giustizia che superi la divisione tra ricchi e poveri, tra forti ed emarginati, tra risorse di speranza e fallimenti di sconfitte. Qui, la Chiesa vede aprirsi il suo campo di battaglia, e Messovi scrive il nuovo vangelo, sulla realtà di quello conosciuto, il vangelo della continuità e della autenticità, per dare risposte sicure ad un “uomo, figlio del nostro tempo, che non ha molte risorse per non rinunciare a “credere”. Tormenta, però, Messori un problema, che evidenzia con la massima convinzione: “…vedo una grande crisi di identità, cioè di fede, nei fedeli sia laici che con sacrati. Da troppo tempo e troppo spesso i cattolici si limitano ad andare a rimorchio delle mode culturali e ideologiche altrui, col risultato che la prospettiva cattolica della vita pare essersi dissolta. Tutto l’affanno che accompagna il sincretismo oggi dilagante conferma che solo nel Vangelo troviamo quella risposta globale ai problemi di fondo dell’esistenza umana… Dal giorno della mia conversione ho inteso saggiare la credibilità della fede sul piano razionale e non ho potuto far a meno di toccare con mano che ‘il Vangelo aveva ragione’. Nel mio intento di divulgare e valorizzare la fede cattolica mi sono sempre messo-secondo due traiettorie da un lato un paziente e accurato lavoro di critica biblica, dall’altro un’opera culturale di rilettura dell’avventura umana in chiave cattolica, sul piano storico, letterario, filosofico e antropologico” (da un’intervista rilasciata a “il giorno”…).

Lèo Moulin, nella “Prefazione” dell’ampio volume, sottolinea un’idea utile, per comprendere le numerose idee riportate. “La fede è il legame tenace di questa miriade di osservazioni e di riflessioni. Una fede viva, ardente, combattiva, che anima impetuosamente l’autore. Cosa che, com’è logico, non manca di attirargli, spesso, i fulmini dei benpensanti; o di coloro che credono di esserlo”.

Un filo conduttore unisce queste pagine a “Pensare la storia” (tutto era già noto, attraverso la pubblicazione giornalistica “Vivaio”…): dalla vicenda umana che nella storia appunto si vive, alla dimensione della “lede”, in un progetto (il salvezza di questo povero mondo, di questa inquieta società, che va alla ricerca di apparenze e non sembra più capace di riscoprire “maestri” di vita. Il tutto nasce da una trionfale speranza, che Messori mette alla fine di una sua telegrafica “introduzione”: “In realtà non siamo che nani sulle spalle dei giganti. E solo la consapevolezza di venire da uno straordinario passato, dove abbondò sia il peccato ma sovrabbondò anche la Grazia, può aprirci le vie del futuro”.

In tutto, 216 Capitoli di una ideale `Bibbia della vita’, che si misura con la fede, prendendo in esame i fatti, le contingenze di questi anni, anche una vicenda di poco conto che pure . infuocò il nostro destino generazionale. Una idea mi ha profondamente coinvolto, nella costruzione generale, “Un Dio nobile”, in una pagina su cui sarà bene ritornare: “È dunque qui che risiede la rivelazione fondamentale del cristianesimo, la sua novità sconvolgente e unica. Dio non è un poltrone nè un sadico. Non esige dagli altri che sopportino ciò che non è disposto a sopportare egli stesso. In effetti, si è incarnato proprio per fare in quanto uomo ciò che non poteva fare in quanto Dio: soffrire il soffribile… Noi creature abbiamo il nostro fardello di disgrazie e di sofferenze, ma sappiamo che il Dio creatore questi fardelli li ha tutti portati” (il discorso del convertito inglese Bryan Houhton…).

Così, ho trovato di sicura efficacia spirituale quel concetto, riportato da una in lotteria di un Pastore: “Non è meraviglioso constatare che Dio demolisce i miti che ci affanniamo a erigere per separarci da lui?” (una meditazione conclusiva sulla vicenda di Tortora…)

Vittorio Messori è tutto qui, un indagatore di coscienze, un interprete appassionato di una storia che è nostra e di Dio, condotta tra lacerazioni e aperture alla speranza infinita.

© La Vita Cattolica