I buoni segreti dell’Opus Dei

Corriere della Sera, di Michele Brambilla

Non mancherà certo di suscitare polemiche, questo Opus Dei, un’indagine che Vittorio Messori ha scritto per Mondadori, e che sarà in libreria dall’8 marzo (pagine 287, lire 29.000). L’autore, del resto, ne è ben consapevole e lo scrive già nelle prime pagine, non nascondendo d’intuire persino da che parte gli giungeranno gli attacchi più feroci: “Prevedo con chiarezza certe reazioni. Le vivaci non verranno, probabilmente, dai “cattivi mangiapreti”. Verranno, magari, da certi “buoni cattolici””. Il fatto è che Messori, dopo un “viaggio” di mesi e mesi “dentro” l’Opera fondata dal beato Josè Maria Escrivà de Balaguer e dopo aver avuto accesso . per primo . agli archivi della sede centrale, smonta pezzo per pezzo quelle che chiama le tante “leggende nere” sull’Opus Dei: massoneria bianca, spiritualità per ricchi, centro di potere, mezzo efficace per far carriera. Ogni cosa è documentata, tanto che Messori avverte che le smentite le attende, semmai, sui fatti. Alcuni esempi. L’Opus Dei è cosa per ricchi? Ecc o i dati che testimoniano come la stragrande maggioranza degli 80 mila membri dell’Obra sia di ceto basso o medio; ed ecco i dati sugli iscritti alla “mitica” università di Navarra (un “gioiello” dell’Opus Dei), dove il 44 per cento degli studenti proviene da famiglie di basso reddito, il 40 di reddito medio, e solo il 16 di reddito alto. L’Opus Dei è “di destra”? Ecco la lettera, inedita, di un uomo di chiesa celebratissimo dalla sinistra: quel cardinale Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, che fu ucciso dai terroristi di destra. Scriveva Romero a Papa Paolo VI il 12 luglio del 1975, pochi giorni dopo la morte di Escrivà de Balaguer, che “in nome della maggior gloria di Dio e del bene delle anime” bisogna aprire prontamente la causa di beatificazione. Romero diceva al Papa di “dovere gratitudine profonda ai sacerdoti dell’Opus Dei, ai quali ho confidato con molto frutto e soddisfazione la direzione spirituale della mia vita”. Sono solo esempi. Ma il punto centrale è un altro. “Se ci pensate un momento . scrive Messori . vi accorgerete che a una realtà religiosa come l’Opus Dei si finisce sempre, o quasi solo, per guardare (per poi giudicare) secondo categorie politiche, economiche, sociologiche”. Chi insiste nell’applicare agli altri il proprio modo di pensare non accetta che ci sia gente che impegna la propria vita per qualcosa che non dia un immediato tornaconto, di denaro o di potere. E non afferra il significato della “santificazione del lavoro” con cui Escrivà ha voluto far capire che la Chiesa del Duemila è affidata soprattutto ai laici.

© Corriere della Sera