Faà di Bruno: l’uomo, il cristiano, il beato

agosto 1990 :: Jesus, di Franco Molinari

Nessun giardino è così poco monotono e conta tanta varietà come la galleria dei santi. Ogni santo infatti realizza tiri dettaglio della fisionomia di Cristo, che essendo Dio ha dimensioni infittite. Questo uni pare il fìlo conduttore del recente libro di Vittorio Messori, lo scrittore celebre in tutto il inondo per il best-seller Ipotesi su Gesù (10 traduzioni, oltre un milione di copie vendute solo in Italia).

La nuova fatica si intitola Un italiano serio e vuol essere la biografia di un illustre ignoto, il nobile Francesco Faà di Bruno, nato nel 1815 in quel di Alessandria, morto a Torino nel 1888. Ha ricevuto l’aureola di beato solo dite anni fa, dalle mani di Giovanni Paolo II.

Perché è rimasto così anonimo questo Carneade della santità? L’autore suggerisce delle suggestive risposte nel pruno capitolo. E un santo sociale alla doti Bosco e ha in comune coti lui anche l’anno di morte. oltre la zona di operazione. Ma quanto diversi: ecco la varietà divina del giardino agiografico. Il fondatore dei salesiani obbediva a questo motto: far del bene e farlo sapere (così si spiega l’uraganica crescita delle sue opere e il numero alto dei suoi benefattori).

Invece Faà di Bruno diceva: far del bene e tacere. Il titolo del libro merita una spiegazione. La qualifica italiano serio si spiega coti varie motivazioni. Vissuto nella Torino di Cavour, combatte coti eroismo nella prima guerra di indipendenza, ricevendo una ferita e una menzione d’onore, ma poi si dimette da ufficiale di Stato Maggiore. perché è contrario per principi morali al duello. Patriota sincero, avrebbe voluto costruire l’Italia senza /irrori anticlericali e rispettando le sue /ore religiose. Fatta l’Italia per strade diverse da quelle a lui congeniali, /ice gli italiani attraverso le vie della /attiva solidarietà (il suo capolavoro è l’opera delle serve). Assente dalla vita dello Stato a motivo del non expedit, fu presente alla società con una raffica di iniziative umanitarie.

La biografia événementielle (la cronaca) è racchiusa nel capitolo II dal titolo “Le tappe di un’avventura”, in cui è sbozzato con schematica vivacità il canovaccio dei fatti. Gli altri capitoli sono riflessioni autobiografiche, in cui l’autore spiega come è nata la sua amicizia con questo “santo di quartiere”, il San Donato. dove è trascorsa la sua giovinezza (c. I). Oppure puntualizza “il segreto del cristiano “, ossia la radicalità della scommessa evangelica (c. III). Mette in luce nel c. IV il matrimonio d’amore tra scienza e fede: Fati di Bruno aveva conseguito i suoi titoli di fisico e di astronomo alla Sorbona e insegnò sempre all’Università di Torino conte semplice incaricato senza mai ottettere la cattedra a motivo della dominante casta anticlericale (la sua vendetta è stata un atto d’amore: morendo nel 1888 ha lasciato all’università subalpina la stia enorme biblioteca scientifica). La filantropia sociale dell’ex ufficiale torinese ha svolto un’ampia gamma di imprese assistenziali: i fornelli economici per i lavoratori, la pia opera di Sartia Zita a favore delle domestiche sfruttate, angariate, talora sedotte dai ricchi padroni e poi abbandonate; l’infermeria San Giuseppe per le donne convalescenti, il pensionato per donne anziane e invalide, un ricovero per sacerdoti in difficoltà. Ma accanto a questo samaritanesirno temporale, egli non ha dimenticato i proletari dell’al di là e ha istituito le Minime di Nostra Signora del Suffragio a servizio dei morti dimenticati: il compito di queste religiose è di pregare per i defunti, soprattutto per i caduti in tutte le guerre sotto qualunque bandiera.

Secondo i miscredenti di tutte le stature, e anche per qualche teologo allergico alla dottrina sul purgatorio, la preghiera per i morti sarebbe alienante. Messori replica “benefica alienazione” (c. V). E prosegue con aperta polemica, sottolineando la priorità sociale dei cattolici rispetto alla sinistra: la fondazione del Partito socialista italiano non è che del 1892, a quattro anni cioè dalla morte di don Bosco e dell’abate Faà di Bruno (c. VI). Il cavaliere Francesco Faà di Bruno, sia pure a fatica e con notevole opposizione del vescovo Gastaldi, diventa sacerdote a 52 anni. anche per gestire le Minime della Madonna del Suffragio e dirigere la chiesa del Suffragio da lui costruita nel quartiere torinese di San Donato. Non di solo pane vitae l’uomo, ci avverte il c. VII, che focalizza la prospettiva totale del protagonista aperto a un umanesimo totale, e non solo ai morsi dello stomaco.

L’ultimo capitolo del libro, quello che provocherà un prezzo infarto a certi storici, si intitola ‘Il cattolico e il cittadino” e sviluppa una suggestiva tesi guelfa: il cancro d’Italia è stato l’anticlericalismo, che ha imposto al Risorgimento la via delle inutili guerre di indipendenza e il conflitto ’15-‘l8 coi suoi 700.000 cadaveri (il fascismo cori tutte le sue delizie è Prato qui). Si potrà dissentire set un’impostazione piuttosto rigida e discutibile, ma non se ne può negare l’anima di verità (del resto don Milani, il profeta di Barbiana ha ridicolizzato tutte le guerre italiane come inutili e ingiuste). L’anticlericalismo sia esso antecedente o conseguente rappresenta una costante del Risorgimento “scomunicato”. Ma Dio fà luce con le lampadine bruciate e scrive diritto sulle righe storte: il governo italiano, nato dopo l’unità, ha liquidato e soppresso tutte le congregazioni religiose. Datale violenta dissoluzione è scoppiato un paradosso, che ha il sapore del miracolo: in Italia dalle ceneri delle strutture strangolate sono sbocciate 193 nuove congregazioni religiose femminili votate alla carità e alla preghiera. Le Minime della Madonna del Suffragio sono un fiore di questa imponente primavera contrastata dagli uomini e voluta da Dio.

Da parte sua il papato, dopo avere il 20 settembre 1870 perduto l’ultimo brandello di potere temporale, ha espletato con vigore nuovo la sua missione di annunzio evangelico: da Pio IX a Giovanni Paolo II il pontificato romano va in salita, fino al papa polacco, che non è più padrone di uno Stato-francobollo, ma è il grande leader morale di una intera umanità.

Un’ultima qualità di questa biografa: l’attualità. Merito di Messori, che sa rendere il personaggio un nostro contemporaneo. Ma soprattutto forza della santità. Ha dichiarato giustamente Giovanni Paolo Il: “I santi non cadono mai in prescrizione. Restano sempre i testimoni della giovinezza del Vangelo”.

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