Ecco un libro speciale. E’ il pensiero di Giovanni Paolo II

7 novembre 1994 :: Gente, di Carlo Bo

Ecco arrivare in milioni di case il tanto atteso e tanto annunciato libro del Papa: Varcare la soglia della speranza. Lo ha pubblicato l’editore Mondadori, consta di 250 pagine, il prezzo è di 25.000 lire e i proventi andranno in opere di bene. Penso che tutti conoscano l’origine dell’opera, la sua storia e infine la sua costruzione. L’idea è stata di un notissimo scrittore, Vittorio Messori, e in partenza si sarebbe dovuta realizzare per mezzo della televisione. La proposta non fu accettata, ma con il passare del tempo il Papa, di fronte alla bontà delle domande, corresse in tre tempi il suo primo giudizio. Non più con la televisione ma un’intervista e possiamo aggiungere un modo singolare di intervista, senza la presenza dell’inviato, ma soltanto legata alle sue domande e alle risposte del Papa. Risposte non immediate, ma maturate lentamente e fissate nei ritagli di tempo, alla fine delle sue giornate così piene di impegni e di studio.

Il Papa parla, dunque, con Messori a distanza ma lo fa in modo familiare e potremmo dire con umiltà, cercando di mettersi sullo stesso piano di un uomo che si intrattiene con un altro uomo. Entra nelle nostre case e da questo momento la parola passa ai destinatari, ai milioni di uomini comuni che di solito non affrontano temi così ardui, ma sono sempre inseguiti nella loro parte più segreta del cuore dalle grandi domande: c’è Dio? Ci sarà un’altra vita? Siamo dannati o c’è l’arma risolutrice della speranza? Infatti il grande tema che guida tutte le domande e soprattutto tutte le possibili risposte vere sull’idea di “speranza” e prima ancora sulla raccomandazione: “non abbiate paura”. E questo perché, anche senza mai confessarcelo, siamo tutti vittime di questo sentimento. Ma c’è una paura superiore e ultima che ci aspetta e ci coglie nel momento della morte, una paura assoluta che soltanto la speranza riesce a placare e a dissolvere.

Il discorso del Papa è un discorso colloquiale e direi che il pregio maggiore del libro consista proprio in questo mettersi a disposizione del lettore, senza per questo rinunciare a quelle che sono le regole della dottrina e alla memoria della tradizione. Indirettamente è una risposta a quanti pensano di dover accusare il Papa di guardare soltanto al passato, rinunciando all’idea del possibile futuro: un futuro che rientra per lui nella sfera della speranza.

Di qui i riferimenti ai testi sacri, ma anche i suoi rimandi a scrittori recenti. Un discorso che non si chiude mai nel recinto dei divieti e delle proibizioni ma che, al contrario, è tutto aperto alle domande più insidiose e disperate del nostro cuore. Da un certo punto il discorso si riallaccia a tutti i documenti ufficiali che, in questi sedici anni di Pontificato. Giovanni Paolo II ha pubblicato. Anche qui con l’aiuto di un’immagine possiamo dire che nel libro il Papa spiega i suoi testi, li umanizza. mettendo sempre il suo interlocutore a suo agio. Inutile aggiungere che a questa scelta e a questo risultato il Papa è arrivato per una delle sue più alte virtù, il rispetto per l’altro e per una spiccata disposizione al dialogo e alla comunicazione grande porta d’ingresso allo spirito di comunione. Il rifarsi continuamente all’idea di persona non è soltanto il frutto della sua adesione giovanile alla scuola del personalismo e alla voce e alla lezione di un cristiano oggi troppo dimenticato, il Mounier.

Alla fine tutto ci induce alla convinzione che nella sua vocazione, nell’educazione e infine nel suo magistero, tutto è stato esaminato, discusso e accettato prima nel tempo della formazione e poi nell’insegnamento.

Un insegnamento che senza mai derogare ai principi della dottrina non dimentica mai la condizione dell’uomo moderno con tutte le sue cadute e i suoi smarrimenti. Direi che questa presenza dell’uomo gli ha consentito di essere un nostro contemporaneo, non più un semplice testimone e custode della Verità. Un dato che ha saputo trasformare con il duro capitale delle sue esperienze, con la conoscenza diretta del dolore, sottomettendosi alle prove più drammatiche nell’ambito della preghiera e nel rimettersi nelle mani della Madonna.

Naturalmente nel libro vengono affrontati temi e questioni che attengono alla storia più viva e recente delle nostre passioni terrene e, ripetendo la confessione di Pietro: sono un peccatore, ha ridato speranza al grande popolo dei cristiani che hanno vissuto e vivono gli stessi pericoli e gli stessi abbandoni.

Non dimenticare gli uomini, le loro sofferenze, le loro attese e infondere coraggio insieme al monito e al rispetto della Legge. Come si vede. è un messaggio, forse il più semplice e diretto, fra i mille che il Papa ha continuato a rivolgere ai cristiani in questi sedici anni.

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