E la fede non va in vacanza

14 luglio 1985 :: Avvenire, di Ersilio Tonini

Che libro consigliare per l’estate ’85? Naturalmente, questo che mi son letto e riletto e rimpinzato di segni che sembravano graffiti. Parlo del “Rapporto sulla fede”, che è poi tutto un lungo confidarsi del cardinale Ratzinger con Vittorio Messori. Si, lo consiglio con tranquilla coscienza, nel desiderio che tanti altri ne traggano quel gran guadagno che n’è venuto a me.

Beninteso, si dà per presupposto che i lettori, se pure in vacanza, abbiano portato con sé un residuo d’anima, o se si vuole, pensieri un pó più consistenti che quei signor radunati a congresso in questi giorni a Gabicce Mare, i quali si van chiedendo se Lucia Mondella fosse una tonta o non piuttosto un’astuta seduttrice. Lasciandoli, quei signori, a sì gran rovello, veniamo piuttosto a quei tanti uomini e donne che, invece che del mondo “rosa”, si fan problema di questo vasto mondo tragico, al quale avvertono un gran bisogno di portare aiuto.

Che se poi sono cattolici, non possono non volere con sé la Chiesa, che quel bisogno gli ha inoculato come passione dominante. Senonché, proprio ora che nuove attese, pure dagli atei, le si volgono, eccoti in vista un altro guaio: la confusione delle idee e con essa un gran malinteso all’interno del mondo cristiano: malaugurata iattura! Il “colloquio” parte di qui. Proprio perché collocato in quel punto d’osservazione mondiale, Ratzinger è in grado di avvertire come pochi altri quali possibilità si offrono oggi alla Chiesa di realizzare la missione per cui fu voluta da Cristo. Ed è questo assillo che appassiona, infervorandolo, tutto il libro. Il quale risulta per intero incentrato sul rapporto Chiesa-mondo.

Orbene, quel che colpisce in questa visuale di lui, è che il prefetto della Sacra congregazione della fede, ex Sant’Uffizio, guarda il tutto dal punto di vista degli ultimi: “Dalla mia sedia così scomoda… ho capito che certa ‘contestazione’ di certi teologi è segnata da mentalità tipiche della borghesia opulenta dell’Occidente. La realtà della Chiesa concreta, nell’umile popolo di Dio, è ben diversa da come se la raffigurano in certi laboratori dove si distilla l’utopia”.

E qui siamo al tema del libro che proprio in quella tensione interna alla Chiesa rivela il suo realismo e il suo fascino. Tensione, ho detto. La stessa che -parrebbe incredibile- Pier Paolo Pasolini avvertiva esistente tra Chiesa e mondo all’epoca del del suo abbozzo di film su San Paolo, nel 1977.

Posto di fronte a problemi umani di una violenza e di un’evidenza assolute, la Chiesa, come San Paolo, doveva scegliere tra “attualità” e “santità”. Al che il San Paolo di Pasolini, come la Chiesa Cattolica, risponde scegliendo di offrire al mondo la “risposta santa”, convinto che dinanzi al “mondo della potenza, della ricchezza immensa dei monopoli, da una parte, e dall’altra dell’angoscia, della lotta disperata dei negri”… quanto più santa è la risposta, tanto più essa sconvolge, contraddice e modifica la realtà attuale. Naturalmente Paolo finirà in carcere, subendo il martirio a New York.

Il libro di Ratzinger risente della stessa tensione, ad alimentare la quale non è la paura della fine o il rimpianto del passato, ma un empito di sicura speranza.

Il discorso, a questo punto, pur non avendone l’aria. si fa messaggio alle Chiese, proteso come è a chiarire verità di segreto dell’effieacia ecclesiale sta nella prospettiva religiosa, giacché “il cristianesimo non è roba nostra, ma rivelazione di Dio”, dal che deriva che condizione della promozione umana è la sanità della dottrina, è “stimare la fede come il bene più alto e prezioso, proprio perché la verità è l’elemento fondante della vita dell’uomo”. E’ questa convinzione che ci deve far gelosi della genuinità del nostro credo; da essa vene la capacità “di aprirci con fiducia a quanto c’è di positivo nel mondo”.

Certo, tutto questo richiede coraggio: ciò perché, in un contesto scettico fa scandalo credere in una qualche verità, così come fa scandalo “chiamare il peccato e la grazia con il loro nome”.

Ma è pur tempo “di ritrovare il coraggio dell’anticonformismo… Occorre una nuova fierezza dell’essere cattolici”. E con la fierezza. occorre possedere il senso di realismo e infine un grande equilibrio. Questo, dell’equilibrio, è tema che ritorna di continuo: ed è qui che si leggono pagine di una serenità raggiante.

Naturalmente, qui non è detto tutto: c’è nel libro un intero catechismo, ricco di risposte vivide ai punti più controversi dell’attuale pubblicistica. Chi lo leggerà con animo sgombro finirà col benedirne l’autore.

© Avvenire

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